Elena

Sabato pomeriggio sono andata al supermercato. Stavo facendo la consueta fila alla cassa, quando una minuta signora dai capelli bianchi, con il cappotto color grigio chiaro ed un foulard verde annodato al collo, si avvicinava sempre di più alla coda che si era ormai riempita di gente con i carrelli pieni degli ultimi acquisti prima di Pasqua. Era al telefono con sua figlia: “chiudi, così non spendi, ci sentiamo domani!”, il suo tono era dolce, così come il suo goffo tentativo di chiudere la chiamata premendo più forte il tasto rosso. Mi ha guardata, sorridendomi: “non è giusto che spenda soldi, ci sentiremo in un altro momento!”
Annuisco, le ricambio il sorriso e la faccio passare: io non ho fretta e lei ha comprato solo pochissime cose.

Mi ringrazia, mentre assistiamo ad una congestione della fila dovuta ad un uomo che aveva dimenticato di comprare la verdura e chiedeva alla cassiera cinque minuti per andare a prenderla. Le due signore davanti a me e all’anziana donna hanno iniziato ad intimare all’uomo di sbrigarsi, ché non poteva certo fare i suoi porci comodi; lei rideva. Calma ed intenerita da questo signore, ha esclamato: “gli uomini non sanno fare la spesa, sono spaesati!”. Nella mia mente, tutti i discorsi sulle stronzate uomo/donna si sono frantumati, quando ha continuato parlando con malinconia di suo marito: “lui lavorava tutto il giorno, non è mai andato a fare la spesa… aggiustava tutto, sa? Poi si è ammalato… adesso sono 14 mesi che non c’è più e mi manca tanto. Siamo stati quasi 60 anni insieme…”. Il suo tono, dolce e allo stesso tempo perso nei ricordi di un amore. Deciso, quando ha continuato a parlare dei figli: “abbiamo avuto due figli, sono bravi, sono tutto ciò che avrei mai potuto desiderare”
Si avvicina al nastro, appoggia le sue cose su di esso. Ha già la carta del bancomat pronta, sbircio il suo nome. Elena. Continua a ringraziarmi per la mia gentilezza, le auguro una buona Pasqua mentre sistema le sue cose nella sua piccola busta, per poi uscire dal supermercato.

Ora, forse vi sembrerà stupido, ma questo episodio mi ha ricordato che forse la cosa più importante non è scrivere l’ultima opinione sull’ultimo telefilm visto, sull’ultima moda dell’internet o sull’ennesimo casino social. Non per me, almeno. Non so perché, ma guardando la signora Elena mi sono ricordata di questo, della bellezza di vivere storie di straordinaria semplicità e quanto sia importante raccontarle, trasmettere emozioni, passarle ad un lettore. L’attesa alla cassa mi ha fatto pensare che alla fine la vita è anche nelle cose semplici, e che qui sopra, sui social network, ci prendiamo un po’ troppo sul serio. Basterebbe aprirsi, in modo sincero, come la signora Elena.

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