‘Sta-sera

Tutte le mie poesie, o quasi, iniziano con l’espressione di un desiderio, di una voglia.

Forse, effettivamente, desiderio e voglia sono due cose diverse, due intensità differenti. Desiderio è qualcosa per cui si aspetta un intervento esterno per vederlo realizzato, la voglia ti consuma, lo dice pure il “gl”, messo lì perché deve stonare, non è musicale, è un pugno in faccia, la lingua che sbatte sul palato mentre lo dici.

Fuori un gruppo di amici canta Wonderwall degli Oasis, i vicoli stretti e semi-bui di questa zona di Palermo aiutano il suono a espandersi, a percepire il gruppo spostarsi e raggiungere una meta, mentre la canzone sfuma e restano solo le prese in giro per chi ha stonato di più.

È proprio di questo, che vorrei parlare nei versi. Della voglia, del desiderio, di momenti così, passati con te. Dalla finestra si espande anche una sgradevole puzza di pesce –l’inconveniente di vivere nella via del mercato– e sono sicura che tu mi avresti convinta a chiuderla, lamentandotene. Ed io avrei riso, avendo voglia solo di baciarti forte.

Vorrei che tutto questo si trasformasse nei versi più belli che una persona innamorata possa partorire, ma in questi giorni le mie parole non sono d’aiuto. Mi manchi così tanto che vorrei che ogni verso potesse essere un metro di asfalto, un’autostrada diretta che mi porti da te ogni volta che voglio, ogni volta che ho voglia di fare una nuova esperienza con noi come protagoniste.

Ho voglia di versi che accorcino le distanze, o che semplicemente mi paghino il biglietto ogni volta che voglio dormire con te. Ma per quello dovrei avere un contratto che non ho. Lo desidero? No. Te? Sì.

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