Cara M.

È tanto tempo che non ti scrivo una lettera. Una lettera vera, di quelle che si trovano nella casella e ci si stupisce che non sia un estratto conto della banca. Succedeva che ci scrivessimo nei nostri mitici quadernini, uno per una per poi scambiarceli. Leggere il diario della vita dell’altra. Le sciocchezze. Gli innamoramenti epocali. Era dolce e commovente. Era il nostro modo per tenerci in contatto durante l’ultimo anno di liceo. Poi c’è stato G. Poi P. Poi l’università. Il tuo N. La nostra vita che si incrociava lieve e piacevole al bar in via Festa del Perdono. Poi allontanarsi. Arrabbiarsi. Riavvicinarsi. Mai perdersi.

Ma stasera, cara M., stasera mi hai scritto una lettera dolcissima, spremuta del tuo cuore e della tua anima bella. L’hai distillata in un messaggio. Nel cellulare. Ed io ho capito che son cambiati i tempi delle dichiarazioni d’amore. Perché del supporto non mi importava niente. Stavo lì e leggevo le tue parole. E piangevo. E sorridevo. E mi dicevo “che bello, come sono fortunata”. Tutto era vero e perfetto in quel momento. Grazie a te. Grazie alla persona bella che sei. Capace di esprimere quello che con gli anni abbiamo costruito, che io guardo stupefatta e piena di gratitudine.