L’estasi della Menade

Quanto alla divina follia ne abbiamo distinto quattro forme, a ciascuna delle quali è preposta una divinità: Apollo per la follia profetica, Dioniso per la follia iniziatica, le Muse per la follia poetica, mentre la quarta, la più eccelsa, è sotto l’influsso di Afrodite e di Amore.

Così ci racconta Platone, parlando di quella strana cosa che era la follia (o estasi) divina, piuttosto comune nella Grecia Antica.
L’estasi è uno stato psichico che si è tramandato di religione in religione, spesso come elevazione dello spirito e della mente. In altri casi è invece una caratteristica attribuita soprattutto a uno status che mischia appagamento sensuale e rivelazioni oracoli.
Questo è il caso dei cortei dionisiaci.
Spesso si trattava di riti con componenti anche violente o estreme (uccisione di animali, o perfino di esseri umani).

Nell’antica Grecia erano famose le Menadi (o Baccanti), donne greche che partecipavano a riti non ufficiali. Si trattava di culti misterici e iniziatici che si svolgevano al di fuori delle mura della città ed erano aperti agli emarginati della società, quali appunto le donne, gli schiavi e i meteci. 
I protagonisti di questi culti (detti anche Misteri, connessi sia ai riti dionisiaci che a quelli orfici sorti intorno al VII secolo a.C.), presi in uno stato di trance o estasi ballavano sfrenatamente e uccidevano a mani nude degli animali. Si trattava di elementi legati all’aspetto esoterico della religione greca, che convivevano sotterraneamente con l’exoterismo della religiosità tradizionale.

Il termine Menadi deriva da Menio, re di Orcomeno, città beota vicino a Tebe. Secondo il racconto contenuto ne Le metamorfosi di Antonino Liberale, le tre laboriose figlie di Menio (dette Menadi) erano disinteressate al culto di Dioniso. Quest’ultimo, però, irritatosi, invase le sorelle e le condusse alla pazzia, all’infanticidio e all’omofagia. Il racconto termina con l’intervento di Hermes che tramuta le donne, ormai diventate incontenibili Baccanti, in tre uccelli notturni (pipistrello, civetta e gufo.

Queste sono le basi, anzi, il background mitologico-culturale dietro quali ho scritto il mio racconto Il Baccanale.
Racconto che, pur essendo letto come autoconclusivo, avrà sicuramente un seguito e che ( — — → segue spoiler) vedrà la protagonista femminile, Melanie, scoprire i nuovi e più inquietanti aspetti dell’essere diventata una moderna Menade.

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