Supervuoman

“Giuro ogni volta che sarà l’ultima e poi ci ricasco sempre.

Adesso però sono agli sgoccioli, nun me ne firo proprio più.

Io vulesse sapè chi me lo fa fare a me, alla mia età, di vivere con questa ostinazione.

Svegliati ogni mattina all’alba, con il caldo torrido o con il gelo.

Recupera al buio gli abiti appallottolati sulla sedia -sennò chi lo sente a mio marito, se accendo la luce- e portali di soppiatto in cucina.

Butta giù quel caffè bollentissimo, che ti ustiona puntualmente la lingua.

E poi truccati di tutto punto, ogni santo giorno! Il fondotinta, la matita nera intorno agli occhi, il mascara, l’ombretto, il phard e per finire il rossetto, rosso ovviamente, manco dovessi andare ogni volta alla prima del S. Carlo.

Pure quelle benedettissime quattro pezze che mi devo mettere addosso. E che miseria, come se gli anni non fossero passati nel frattempo. Quando la sarta me le cucì, ero taglia 40. Quaranta, capite?. Roba che per farmele entrare ora, sotto mi devo infilare una guêpière stretta come la morte, che a volte non ce la faccio manco a respirare. Figuratevi un po’ se così combinata posso mai volare, ché quella mutandina piccolina piccolina mi entra pure ogni tanto tra le chiappe e sul più bello, con gesto furtivo e finta noncuranza, me le devo riaggiustare.

E le scarpe? Parliamo pure di quelle. Pozz’ fa una buona fine quello a cui è passato per la mente, dopo avermi costretto ad imbellettarmi e ad agghindarmi così, di attribuirmi un paio di scarpe con il tacco 11.

E poi dice che mi hanno chiamato Supervuòman.

Sfido io: quello il nome è nato per sfottò.

Non è fare quello che faccio io, il fatto straordinario. L’eccezionalità sta nel farlo bardata così come una ….come una….volevo dire prostituta, ma a ragionarci bene, nemmeno le prostitute si vestono così!

Ma adesso basta. Adesso mi sono sfasteriata veramente. Oggi stesso vado dal parrucchiere e mi faccio un bel taglio a maschietto. Poi mi compro un paio di pantaloni della mia misura,ovvero una comoda 50 e “muoia sansonecontuttiifiglisnelli”, per finire m’accatto anche un paio di scarpe comode di quelle che si comprano le vecchie in farmacia.

Ah, dimenticavo, da oggi voglio essere chiamata pure con il mio vero nome: Concetta, e per gli amici, ma solo per gli amici, al limite Chetty.

E se qualcuno non volesse essere più salvato, -come disse quello- problemi loro!