Fottuto Ragazzino

Mentre vado a prendermi il pranzo alla Despar, in Via D’Aronco mi imbatto in due ragazzini delle medie che percorrono il mio stesso marciapiede in sella alle loro mountain bike giganti, sproporzionate come sempre a quell’età.
 Il primo ragazzino mi urta, mi passa oltre, nemmeno mi vede. Il secondo è meno fortunato, perchè mi piazzo agilmente davanti a lui e lo costringo con il mio proverbiale carisma a scendere dal sellino.
 “Ohu!”
 “Sì, lo so, mi scusi”
 Il ragazzo è imbarazzato, preoccupato, disorentato.
 Ne approfitto immediatamente per rifilargli un bel pippone sulla disciplina urbana della bicicletta, sulle responsabilità del mezzo, sull’importanza del ruolo di noi ciclisti sulla strada e più in generale sulla pace sociale di cui, sempre noi ciclisti, siamo necessariamente strumenti attivi.
 Mi rendo conto di essere severo, imperturbabile, ma allo stesso tempo regionevole, misurato, didattico.
 Il ragazzo è sempre a disagio, impacciato, ma scorgo dietro a quegli occhi cisposi una fiammella che un giorno avvamperà nel fuoco della consapevolezza. Grazie a me, naturalmente. Grazie a questo incontro.
 Il ragazzo mormora un “Mi scusi” davvero coscienzioso e scende prontamente dal marciapiede. Bravo figliolo.
 Lo guardo mentre va via, mentre raggiunge il suo amico che nel frattempo lo stava aspettando in fondo alla strada, e lo sento distintamente mentre gli urla: 
 “Oh, scusami Andre, ma c’era un signore così grosso che non riusciva a passare”.
 Fottuto ragazzino.