Ieri sera una donna mi ha visto il pene

Ieri sera una donna mi ha visto il pene.
Una signora mora over 60, probabilmente coetanea delle vostre madri.
Io sono nel bagno pubblico di un noto ristorante del centro città che smaltisco le birre dell’aperitivo.
Lei, da fuori, gira la maniglia. Ma la porta fa resistenza.
Ci prova ancora con quella maniglia, questa volta più forte. La porta tiene duro, il chiavistello cigola.
Un paio di secondi di silenzio e io penso che deve aver rinunciato. Poi un tonfo sordo, forse una borsa che cade.
La maniglia gira ancora, ma più lentamente. Arriva a metà corsa e si sente un nuovo tonfo: è lei che sta accompagnando il gesto con una spallata.
Niente da fare, il chiavistello vibra, ma la porta è ancora chiusa.
La maniglia continua a girare, finché un nuovo colpo, questa volta assestato nel punto giusto, fa saltare il chiavistello e la porta si spalanca.
Mi giro di scatto, la donna è dentro il bagno.
Ha il capo chino, si è appena accorta che davanti al water ci sono io, che ha quasi scardinato la porta e ora non sa che fare.
Prova ad alzare appena lo sguardo ed è lì che incontra il mio pene.
Si blocca, mormora qualcosa e, senza guardarmi in viso, esce dal bagno.
Tornato al mio posto, provo a cercarla, a incontrare per caso il suo sguardo fra i tavoli del ristorante, ma sembra sia scomparsa, dissolta nel crepuscolo di questo strano luglio 2016.
Sono turbato.
La sua cieca perseveranza, la straripante forza d’animo e la violenza fisica sprigionata dalla donna nel desiderio incontenibile di entrare in bagno mi ha emozionato.
Quando poi, quasi per caso, ha incontrato il mio pene, si è realizzato un momento di intimità intenso, benché fugace, che mi ha reso improvvisamente volubile, confuso, irrisolto.
Il turbamento è fortissimo, ancora oggi.
Cari amici udinesi, se grazie a questo racconto avete riconosciuto l’identità della donna, vi prego di mandarmi un messaggio privato. Ho bisogno di parlarle, di chiarire la situazione e ritrovare la pace che regnava nel mio animo prima di incontrarla.
Vi abbraccio.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.