Buona Festa del Lavoro a mio Nonno

Nonno Pietro era un costruttore. Era una mastro operaio. Era diventato orfano da giovanissimo, era il più vecchio di 5 fratelli e alla morte del padre era diventato il capo famiglia.

La mia bisnonna Graziella faceva la sarta.

Nonno Pietro durante il fascismo era emigrato in Albania per cercare lavoro.

Negli anni ’50 emigrò in Venezuela con mamma, zia e nonna Roma. Mamma in Venezuela imparò a parlare spagnolo.

Nonno tornò in Italia e investì i soldi che aveva messo da parte per mettere in piedi una piccola azienda di costruzioni.

Costruì molti palazzi in città. Io vivo in uno di questi, Palazzo Villani, così qualcuno lo chiama in suo onore.

Nonno aveva le mani grosse e robuste perché aveva sempre lavorato. Sapeva impastare il cemento e tirare su un muro di mattoni. Usava il filo a piombo e la livella.

Con la vecchiaia smise di costruire, ma non di lavorare. Passava il tempo a rappezzare quello che aveva costruito. Tutto gratuitamente.

Spesso chiamava qualche operaio per farsi dare una mano. Lui si rimboccava le maniche, si toglieva la giacca e lavorava con loro.

Mamma si arrabbiava sempre. Gli diceva che la gente lo sfruttava, che non era possibile che a 70 anni lui dovesse arrampicarsi su una scala.

Nonno è morto nel 2003.

Buona Festa del Lavoro anche a te, nonno.