Lettera ai bambini mai nati

Cari Bambini,
Vi chiamerei per nome ma non siete mai nati, non siete nell’Essere, perciò un nome non ce l’avete. Forse siete ancora nella mente di Dio, che vi ama da quando ha creato il mondo. Non siete nati perché in Italia di bambini ne nascono pochi in rapporto agli abitanti: meno di due per ogni donna. Per questo motivo il nostro ministro della Salute, una donna che si chiama Beatrice — proprio come quella donna di cui era tanto innamorato Dante — ha deciso di pubblicizzare dei cartelli con su scritte alcune frasi per invogliare i giovani a fare più figli. E la gente non ha reagito bene, sapete perché? Quando si parla di cose tanto delicate bisogna stare attenti a semplificare perché poi la gente rischia di non comprendere ciò che si vuol dire. Come dire, la preoccupazione era più che giusta ma il modo in cui era espresso il messaggio era scorretto, e ha finito per ottenere addirittura l’effetto contrario. E giù, tutti a lamentarsi, a dire che ‘si fa presto a dire: fate i figli’ quando invece c’è la crisi, non c’è il lavoro, mancano le tutele per i genitori.
Tutte cose vere, ma sapete una cosa buffa? Quelli che avrebbero potuto essere i vostri nonni sono nati e cresciuti quando di cose da mangiare ce n’erano molto meno di ora, non parliamo di vestiti o di scarpe o di cappotti, e non esistevano cellulari o videogiochi. Qualcuno, pensate, non aveva nemmeno il televisore in casa e allora la sera si stava tutti insieme a parlare, oppure seduti a leggere o ricamare. Alcuni addirittura sono nati durante la guerra, hanno sentito fischiare le bombe vicino alle proprie orecchie e hanno dormito in case umide e decrepite. Eppure, se io oggi sono qui a scrivervi questa lettera è perché qualcuno di loro non ha avuto paura di far nascere mio padre e mia madre; mio padre e mia madre non hanno avuto paura di far nascere me; e infine io non ho avuto paura di far nascere i miei bimbi. In altre parole, non ci siamo lasciati sopraffare dalla paura di diventare un po’ più poveri di quanto già non fossimo. Sì, perché diventare genitori significa accettare di diventare più poveri, perché non è più ‘tutto-per-te’ ma c’è un altro da sfamare, vestire, coprire, curare. E purtroppo questa sfida l’uomo moderno fa una gran fatica a concepirla.
Più di tutto però significa accogliere nella sfera della propria esistenza l’imprevisto e con esso — volente o nolente — la Provvidenza, quella forza che ci aiuta a risolvere i problemi anche nelle circostanze che ci sembrano più dure. Non rinunciare all’aiuto dell’altro che ci sta accanto: il nostro compagno, il nostro genitore o suocero, il nostro amico… fare in modo cioè che le relazioni sfondino la nostra vita e facciano parte di essa.
Perché vedete, cari Bambini, la paura e insieme la tentazione più grande per gli uomini moderni è quella di essere soli. Chi desidera avere un figlio ha paura, una volta fatto, della solitudine, di essere cioè lasciato in balìa degli eventi, di essere abbandonato nel mezzo della difficoltà, fisica o psichica, che implica diventare genitore. E perciò cosa fa? Sceglie, più o meno consapevolmente, di rimanere solo. Spesso per compensare questo vuoto si circonda magari di un animale, più spesso un cane o un gatto, e in questo non c’è nulla di male per carità! Ma spesso questa compagnia è la scusa per mascherare il problema più grande che è quello della paura della libertà, come dice papa Francesco:
“Ho conosciuto tante famiglie che preferivano — ma per favore, non accusatemi, gli animalisti, perché non voglio offendere nessuno — preferivano avere due o tre gatti, un cane invece di un figlio. Perché fare un figlio non è facile, e poi, portarlo avanti… Ma quello che più diventa una sfida con un figlio è che tu fai una persona che diventerà libera. Il cane, il gatto, ti daranno un affetto, ma un affetto “programmato”, fino a un certo punto, non libero. Tu hai uno, due, tre, quattro figli, e saranno liberi, e dovranno andare nella vita con i rischi della vita. Questa è la sfida che fa paura: la libertà”
Cari Bambini, questo è quello che noi adulti chiamiamo ‘problema culturale’ e non sarà facile risolverlo nel giro di pochi anni. Tutto questo si chiama individualismo, ed è la colonna fondante della nostra società, l’Erode della modernità e voi siete i nuovi Santi Innocenti.
Convincere i coetanei e più giovani che non devono avere paura di essere più poveri o meno liberi perché in quelle apparenti povertà e costrizione in realtà ci sono la vera ricchezza e libertà — questo è impresa ardua perché tutto nel nostro tempo rema contro. Occorrono pazienza e perseveranza per riuscire a testimoniare questo con la propria vita. Ma è l’unica via per fermare questo silenzioso, subdolo e strisciante martirio contemporaneo.
[immagine: Sally Swatland, The Little Sand Crab]