Chi farà la differenza?
Mimma Rapicano
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Cosa hanno da dire i grandi della comunicazione del secolo scorso oggi, all’alba della rivoluzione digitale? Concordo con te: tutto.

Lui mise un copy e un art a lavorare. Oggi abbiamo il web che è fatto senza nè copy ne art, ci sono solo ingegneri informatici che ti dicono cosa fare e non fare. Su questo ho scritto pochi giorni fa un post, invocando un nuovo nome per l’arte di “quella cosa che chiamiamo post”. Io la chiamo Digraphy. ma è solo per dire che è un’arte anch’essa, in cui copy e art sono distinti, anche se possono convivere nella stessa persona.

Guarda la foto che pubblichi, guarda cosa sta sul fondo: spazi di carta con immagini e copy: storie.

Guardo la pagina di Medium e vedo la stessa cosa di una paginata sul Corsera di venti anni fa. Tutti si fissano col fatto che sia interattiva, che c’è l’ipertesto. Che ci puoi mettere anche i video. Verissimo. Ma se quello spazio è occupato da una scemenza al primo sguardo, io perchè dovrei cliccarci sopra?

Nel web non ci sono nè art nè copy, ci sono solo 4 consigli per sfondare il tetto e robe simili. Siamo allo stadio della promozione dell’elisir buono per tutto nei giornali del Far West, quelli in cui il padrone ti diceva che ci devi scrivere 40 righi e far vedere la bottiglia grande.

Ho paura che l’arte del post e della comunicazione sul web, la digraphy, debba ancora essere scoperta. Ovviamente sarà qualcuno che si sarà imbattuto in Bernbach e dirà: ragazzi, da domani i post li scrivono un Pinterester e un Digitatore (art e copy per ingegneri) INSIEME, e tutti a dire “OOOhhh, che grande scoperta, adesso si che possiamo avere un pubblico!”

E vogliamo fare comunicazione, raccontare storie, dimenticando Bernbach, Ogilvy, Testa etc etc. E’ come raccontare di un certo Amleto senza sapere chi sia Shakespeare. Come si fa? Io proprio non lo so, ma lo fanno.

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