Costretti ad essere artisti (visto che è vietato fare)

Forse il titolo vi sembra fuori di testa. D’altra parte è un periodo strano, in cui succedono cose fuori dal comune senso della realtà. Vi faccio alcuni esempi.

Su Facebook una giovane donna, che ha studiato per essere artista, si lamenta che fare l’artista sia un duro mestiere, e che perciò essere artista non sia una cosa così figa come si immagina.

Ieri ho incontrato un’altra giovane donna che diceva di essere architetto perchè laureata ma faceva la fotografa tanto da insegnare questo mestiere. E che si dilettava, anche per lavoro, nel graphic design. Le ho detto che forse lei è, di fatto, una visual designer. Mi ha guardato sorpresa, come se avessi scostato d’improvviso la tenda sul finestrino del treno scoprendo la costa agitata della Bretagna.

Il giovane elettricista che parla di come fare l’impianto e la disposizione dei faretti si scopre essere tecnico di camera oscura, laureato all’Accademia. Quando parla di fili elettrici ha uno sguardo concentrato ma quando parla di camera oscura e ingranditori si eccita come se avesse bevuto.

Hermann Melville, riconosciuto come uno dei più grandi scrittori americani, dovette accettare un impiego di ispettore doganale per quasi vent’anni. Un periodo lungo, lunghissimo, dai suoi 48 e fino ai 67 anni, per morire sei anni dopo. Immaginate tutti quelli che lo conoscevano, le centinaia di persone che incontrava nei Docks di New York. Immaginate di dire a questa gente, senza mezzi termini, che quell’uomo secondario era in effetti uno dei più grandi scrittori della storia dell’umanità. E a che ci siete, immaginate di dirlo anche al suocero, noto giudice del Massachusetts, che ha evitato l’oblio più totale sol perchè finanziò Hermann nel suo dovere di mantenere la famiglia mentre finiva nella schiera degli scrittori dimenticati e dei doganieri di secondo piano. E c’è anche da scommettere che tentò di opporsi al matrimonio della figlia con quel poco di buono che andava a fare il mozzo pur di stare per mare.

A proposito, Hermann era un baleniere o uno scrittore? Perchè non riusciamo a dire che “faceva lo scrittore per essere baleniere” mentre il contrario, ovvero “fare il baleniere per essere scrittore” ci viene del tutto naturale?

Vorrei fugare l’impressione che tutte queste siano mere speculazioni. C’è una ragione di fondo molto stringente. Nel bel mezzo di un’era post industriale in cui le macchine svolgono la maggior parte del “fare” e i computer la maggior parte del “controllare e informare”, che resta da fare all’uomo? In un’epoca in cui decine di mestieri e lavori spariscono per evidente inutilità, “fare” non si può perchè produci cose che nessuno vuole e quindi nessuno compra.

Com’è noto la faccenda diventa più grave quando si pensi che la maggior parte del fare umano viene delocalizzato dalle grandi aziende a proprio piacimento, ora qui ora là, inseguendo il costo più basso della manodopera. Inutile combattere la tendenza, sta alla base della concorrenza, libera o meno che sia. La domanda seria è se dobbiamo, una volta per tutte, finirla di “essere perchè so e dovrei fare questo” per essere semplicemnete ciò che si è, facendo di conseguenza. Non è una questione di lana caprina: se la risposta è la seconda, allora dobbiamo correre ad approvare una qualsiasi forma di reddito di “occupato ad essere” fornito dal governo locale insieme alle grandi aziende. Utopia, direte. Forse. D’altra parte tutte queste aziende con i loro macchinari a chi venderanno i milioni di prodotti che sfornano senza respiro? Chi “fa perchè è” oggi è povero perchè il fare umano è fuori moda, anzi vietato per il beneficio del sistema. E’ ciò che tutti chiamano crisi economica ma è soltanto l’ovvia conseguenza di gente che non guadagna nulla dalla costrizione ad essere, visto che il fare è vietato. Basterebbe fornire questa gente di mezzi di sussistenza per “essere” visto che il loro “fare produttivo”, qualunque prodotto sia, non interessa più.

Che resta da “fare”?

Arte, ovviamente, l’unica cosa che i computer e le macchine non potranno mai realizzare. Potranno copiarla, una volta immaginata. Potranno stamparla in miliardi di esemplari, ma non possono realizzare opere originali. E’ una facolta umana, fatta da uomini per gli uomini.

Siamo costretti a diventare artisti perchè il fare produttivo “industriale” ci è vietato nei fatti. A questo punto tanto vale entrare nell’arena con tutte le migliori intenzioni e cominciare a sognare sul serio.

Il mio sogno più sfrenato? Vendere libri d’artista, opere uniche e originali, a Jeff Bezos, CEO di Amazon.