Un’idea per risollevare l’economia italiana: demolire tutto
Martino Pietropoli
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era tutto scritto nella demografia, e chi aveva orecchie per intendere ha inteso per tempo, nel bene e nel male, come sempre. E’ verissimo, l’universo scorre sinusoide, denso di distruzioni e ricostruzioni. la nostra epoca è quella dell’illusione della crescita lineare, come dici, che impone di vedere solo “il più”. Una baggianata grossa quanto una montagna, ma non c’è niente da fare, è tanto propagandata che pochi riescono a intravedere altro. E quando, come fai tu, racconti altro, un nuovo punto di vista, allora ti prendono per matto, se ti va bene. Ci vorrà tempo, un sacco di tempo, almeno un altro paio di generazioni, altri cinquant’anni. In fin dei conti anche Marco immagina il probabile, tra terremoti, inondazioni e abbandoni, tra cinquant’anni quel che non serve sarà inghiottito, alla rinfusa, senza un piano, senza un’idea.

Io lo vedo già. Quand’ero bambino passavamo in auto davanti agli scheletri delle industrie di Termini Imerese, nuove e mai finite, diventate presto simulacri del malaffare. Poi i parcheggi divennero piste per ultraleggeri e adesso degli scheletri rimane sempre meno, fagocitati dall’edera, demoliti dalla pioggia, bruniti dal sole, scheggiati dalla salsedine.

Vuoi distruggere? Non temere, sta già accadendo, su un timbro temporale diverso. Pensa anche che fra cinquant’anni gli “italiani” saranno forse qualche migliaio, numerosi come gli orsi polari. Che avesse ragione quel tizio che disse che l’Italia era solo un’espressione geografica?

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