Occhi di dèi

Giovedì sono andato a trovare Marcella Mannino nel suo atelier in Piazza Aragona.
Stava conversando con alcuni amici e ne ho approfittato per fare qualche scatto qui e là sui pennelli. Poi però mi ha colpito uno dei suoi ultimi quadri, uno di quelli che ho visto svilupparsi negli ultimi mesi.
Lo stavo guardando quando improvvisamente mi ha folgorato. E’ scoppiato un corto circuito nel mio cervello: stavo vedendo esattamente quello di cui andavo a caccia da qualche settimana, la descrizione più pura e concreta di quello che Gianluca Lisi definisce “Egoismo satanico” e che trovate a pagina 181 di “Create!”, il libro di Mirko Pallera sul potere dello storytelling.
Il quadro (lo vedete) raffigura quattro enormi occhi che affiorano tra le pagine di giornali strapazzate e ritagliate, proprio sul ciglio di una scogliera formata da un fiume, limpido e sicuro. Dietro gli occhi ci sono le città dell’Uomo, travagliate, affrante, affastellate, incasinate e buie. Dall’altra parte del fiume, intoccabile dagli occhi, la Natura, con le sue gioie e dolori, pacifica e popolata da uomini, veri uomini, assenti nelle città. Poi stasera ho chiesto a Marcella il titolo del quadro. “Occhi di Dèi”. Mai titolo fu più appropriato.
Gli occhi che dipinge Marcella sono famosi tra noi che frequentiamo il suo atelier. Sono nati come occhi di pesci, le sue tele ne sono piene. Non gli ho mai chiesto il perchè, non volevo sfatare la mia illusione. Perchè per me i pesci sono tra gli esseri del creato quelli quasi privi di “mente”. Tuttavia l’occhio del pesce è grande, liquido, onnivoro nell’ampiezza della sua visione, e c’è solo un tipo umano che ha occhi di pesce: l’assatanato di potere. E guarda un pò l’assatanato di potere è proprio quello, tra gli uomini, ad essere privo di “mente”, perchè se ne avesse un briciolo, allora amerebbe gli uomini invece di renderli schiavi.
Ecco che forse abbiamo gli elementi per carpire il dramma insito nella visione del quadro: gli assatanati di potere, facendosi Dèi, si affidano al potere del verbo per tenere l’umanità schiava delle assurde città. Come pesci senza mente si nascondono dietro le parole che fanno creare, facendo balenare solo i loro occhi, enormi, che tutto vedono per possedere. Usano le storie archetipiche, quelle che si attanagliano nella profondità del nostro spirito, per convincerci che non esiste mondo migliore di questo (ah! le famose parole tornano sempre!) e di avere il potere del fare e del disfare. Si fanno maghi della comunicazione archetipica per diventare Dèi con gli occhi di pesce. Egoisti satanici, null’altro.
Erano settimane che cercavo un’immagine che evocasse tutto ciò. Pensavo a dita sul cellulare, a sguardi nel sonno della ragione abbufficata di facebook. Niente. Nulla era paragonabile al disastro che vedevo intorno a me. Ora so qual’è l’immagine dell’egoismo satanico: basta guardare il quadro di Marcella.
Grazie Marcella, che il tuo quadro faccia il giro del mondo, se lo merita.
