Vento Freddo #20

Storia di una discesa nell’underground

“ONI=IO”, Costanza Piccini

Una tazza vuota, una sigaretta appena spenta e un sapore amaro in bocca.

La penombra e una strada poco distante in cui un flusso incessante di vite si riversa, come un fiume meccanico di luce intermittenti, ricorda come “Panta rei” e io siedo, aspetto, mi lascio ubriacare da una fuliggine di pensieri, che si posa tra le pieghe della mente e mi fa girare la testa.

Ho ancora un calore, un profumo, degli occhi lunghi in cui ho visto il riflesso sfocato della mia anima.

Eppure ho le mani fredde, i piedi gelati e un’angoscia che mastica lenta le interiora.

“Cosa stai cercando?”

“Di nuovo tu?”

“Sempre al tuo fianco, amore”

“Per favore, lasciami”.

Vaga, lascio cadere lo sguardo con la coda dell’occhio sulla mia spalla: le unghiette ingiallite dal tempo si arrampicano lente verso il mio viso.

Cerco di guardare altrove e far finta di niente. Un graffio leggero, mentre si arrampica. Intravedo le pieghe avvizzite del suo braccio e poi il suo naso leonino, il suo sguardo che punge l’inconscio.

Continuo ad ignorarlo.

Si tira su e si assesta, accomodandosi nella piega del collo, vicino all’orecchio, appoggiando una zampa sulla clavicola per non perdere l’equilibrio.

Scuote la testa, scarruffando i suoi capelli scomposti.

Mi mordicchia il lobo dell’orecchio.

“Allora, vuoi scappare ancora? Cosa vuoi?”

“Non voglio niente, voglio stare sola”, cambio posizione, rigirandomi sulla poltrona.

“Guarda le fronde degli alberi. Fluttuano come il tuo spirito, come la tua mente inquieta. Sei un mare in tempesta. Dov’è la tua ancora?”

“Non c’è. Lo sai, non riesco…” mi interrompe sogghignando e termina la mia frase “A trovarla?”

Mi volto verso di lui: “Sì, a trovarla”.

Lo scruto socchiudendo le palpebre. Lo odio.

“Mi dici perché non mi lasci sola? Posso stare sola per un attimo?”

Alza la testa verso il mio mento e facendo leva sul labbro si arrampica; si sofferma sulla guancia e mi accarezza, poi spicca un balzo, appoggiandosi al piercing che penzola dal naso e si sistema tra le pieghe dell’orecchio.

“Sei confusa? Cosa stai cercando? Cosa ti appaga?”

Mi si appesantisce il cuore, prendo un’altra sigaretta dal pacchetto morbido, tastandolo per vedere quante ne rimangono: 5.

Non ho fatto colazione, non ho pranzato, mi sono saziata preparandomi del caffè greco.

Non ho fame.

“Chi? È sempre una questione di scelte. La vedi questa strada? Lo sai dove finisce?”

“Certo, la percorro ogni giorno”

“E sai sempre in quale direzione prenderla?”

“Sempre avanti”

“Ma puoi andare a destra o a sinistra o il tuo avanzare è un retrocedere visto da qualcuno che viene dalla parte opposta. È solo una questione di prospettiva”.

Sventolo la mano accanto al mio padiglione, per scacciarlo, ma lui mi ferma un dito e ci appoggia il naso umidiccio. I baffi, mi solleticano i polpastrelli.

“Ho il cuore arido. Ho la mente affogata. Ho voglia di piangere, di abbandonarmi a quel sapore, che non è quello giusto. È un momento, è un’infatuazione, è una magia oscura”.

“Sai che l’altra via è quella giusta?”

“È un viaggio verso una sicurezza”

“E qual è la tua sicurezza?”

Mi soffermo, rifletto un’istante. Il bollitore richiama la mia attenzione: l’acqua si è riscaldata.

Mi gira la testa. Ho i piedi informicoliti.

“La libertà”

“La fuga? Io sono sempre con te, qualunque sia la tua scelta”

“Qual è la cura per le increspature dell’animo? Quale il calmante per lo spirito? L’armonia della mente?”

Il mio demone con un saltello raggiunge l’altro braccio e scivola sull’incavo dell’avambraccio, fa qualche passo si siede a cavalcioni, mi guarda fisso e mi indica il tatuaggio “Quando vorrai trovarla, la getterai”.

Un’ancora invisibile ai miei occhi. Irrigidisco le labbra.

“Non è invisibile. Devi solo decidere di vederla. Basta solo decidere. È un momento e tutto cambia”.

Si avvicina di nuovo, puntando gli artigli sulla mia pelle e di nuovo si posiziona sulla mia spalla.

“Altre macchie scure… Sono la manifestazione di gioia. Quando le guardi, sorridi ogni volta. Mi diverto sempre a fartele”.

Osservo: sempre in punti strani.

Ho perso sensibilità alle dita dei piedi, con le mie posizioni incrociate.

Abbasso lo sguardo.

“Come si decide?”

Oni mi fissa nel profondo dell’iride.

“Tu lo sai. Devi solo scegliere se il cuore o la mente”.

Si scuote, facendo gonfiare tutti i capelli, come un cane che si libera del fastidio dell’acqua. Saltella e avvicinandosi al viso, sospinge il suo naso contro la punta del mio e muove la testa a destra e sinistra, strofinandolo in segno d’affetto. Emette un grugnito e torna nuovamente sulla spalla.

“Io sono qui”, lentamente si cala sul braccio ed è nuovamente me.

Guardo fuori dalla finestra: il vento è cessato.

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