Le nuove leve per crescere in azienda e per far crescere l’azienda. Alternanza scuola-lavoro in CM Cerliani


PAVIA, «L’impegno e il sacrificio, sono nostri quanto loro, così come lo è però anche l’opportunità che si crea per entrambi. Perché è investendo sui giovani studenti di oggi che prepariamo il futuro delle imprese e delle nuove generazioni Giovani che saranno la linfa vitale e innovativa per l’azienda di domani». Daniele Cerliani, vice presidente della CM Cerliani, è nel suo ufficio quando spiega l’esperienza di Alternanza scuola-lavoro che la sua azienda sta portando avanti ormai da un anno e più in generale di stretta collaborazione con le scuole in vigore da almeno un ventennio. «Verrei con voi a incontrare i ragazzi. Purtroppo però ho un appuntamento con dei clienti, però credo sia meglio così, in quanto i ragazzi si sentiranno più liberi di aprirsi». La CM Cerliani è una specie di istituzione per la meccanica di precisione pavese. Fondata nel 1932 da Maurizio Cerliani, oggi il suo staff conta oltre 70 dipendenti. Dallo stabilimento escono crochet e capsule. «Il cuore della macchina da cucire», dice il responsabile della produzione, Roberto Trabatti.

Nel progetto di stage con studenti delle superiori, la Cerliani ha iniziato con ragazzi di ragioneria dell’Istituto Bordoni di Pavia, poi ha ampliato la rosa ai meccanici e agli elettrotecnici del Cardano (Itis) e del Luigi Cremona (Ipsia), del Centro Studi Formazione e della Clerici. Attualmente sono dieci i ragazzi che studiano come si lavora. Il progetto “Alternanza scuola-lavoro” è un’iniziativa, rientrante nella legge “La buona scuola” e promossa dal Miur per unire sapere e saper fare e per orientare le aspirazioni degli studenti, aprendo la didattica al confronto e all’apprendimento da parte del mondo esterno. Alle quattro settimane di stage, la Cerliani ha aggiunto delle lezioni in aula, sulla propria storia, sul prodotto, ma soprattutto sui processi produttivi (tempi delle macchine, metodi di lavorazione, tecniche di disegno). «Agli studenti dell’Alternanza, vanno aggiunti due ragazzi segnalati dal Centro Studi Formazione, i quali hanno abbandonato il formale percorso scolastico e che ora stanno recuperando qui in azienda». Commenta ancora Cerliani. «Ci piace pensare che si tratti di un impegno sociale. Siamo riusciti a dare una seconda opportunità a chi era inciampato, ma aveva la volontà di rialzarsi. In generale, stiamo assistendo a un proficuo rapporto di reciproco scambio. Le nostre aziende hanno bisogno di mostrarsi ai più giovani, ricevendone un contributo di freschezza e creatività. Il nostro è un impegno sociale. Trasmettiamo il valore della fabbrica come bene comune per un intero territorio e in cui la persona, con la possibilità di intraprendere una completa carriera professionale, è al centro del sistema produttivo».

Motivazione, curiosità, ma anche scetticismo. C’è stato chi, all’inizio, ha sollevato dei dubbi sull’iniziativa. L’ingresso dei ragazzi in affiancamento ai senior poteva significare rallentamenti, raddoppio del lavoro e delle responsabilità. «Siamo partiti da zero entrambi — racconta Trabatti — loro come studenti tuffati in una fabbrica, noi come lavoratori che ci siamo dovuti ingegnare insegnanti». Ma la diffidenza è stata superata dalla buona volontà dei più giovani. Ad ascoltare, mettere in pratica quanto si è appreso e poi contribuire con una propria idea. Simone e Marco, per esempio, rispettivamente 20 e 19 anni, affiancano i responsabili dell’affilatura degli utensili e della manutenzione. Entrambi hanno preso parte alla realizzazione di un prodotto del tutto nuovo per la Cerliani. Un piedino ammortizzato per cucire le cerniere. Un pezzo richiesto da un cliente e sul quale l’intera azienda è partita da zero. «Abbiamo deciso di coinvolgerli nel suo sviluppo perché ben si sposava con la loro buona volontà e il loro spirito di lavorare in squadra». Fugata ogni perplessità inziale quindi? «Assolutamente sì. Quando ti trovi davanti dei ragazzi che hanno voglia di imparare e di mettersi in gioco!»

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