AQ a Microsoft Inspire 2018, Las Vegas

AQuest
AQuest
Aug 31, 2018 · 7 min read

Ho sempre pensato che Microsoft fosse un’azienda vecchio stile.
Negli ultimi anni mi sono abituato allo stile di Google, i doodle, ai pesci di aprile e altre trovate divertenti. La tecnologia passa in secondo piano, vengono evidenziati i fattori di utilità.
Senza dubbio, Google comunica con un linguaggio semplice e immediato.
Penso che questo approccio sia vincente. È simpatico, scherzoso e — salvo tu non abbia la fortuna di lavorare in un’azienda tecnologica — la grande innovazione dei prodotti Google, è quasi invisibile agli occhi degli utilizzatori dei loro prodotti. Insomma, ci siamo abituati a digitare la domanda e in pochi istanti riceviamo ottime risposte.

Ma in realtà molto di quanto abbiamo oggi (computer, sistemi operativi etc), lo dobbiamo proprio a Microsoft che, a partire dagli anni ’80, ha permesso di avere un computer in ogni famiglia, grazie ad un sistema operativo molto basico (il DOS), e poi ad una interfaccia grafica primordiale di Windows.

Questi anni sono stati anni di rivoluzioni informatiche e tecnologiche ed a più di qualcuno è passato di mente che Windows ha compiuto 32 anni e Word è poco più giovane.
Motivo per il quale, se da una parte Google sembra “aver inventato Internet”, dall’altro capo c’è Microsoft che ha veramente e radicalmente cambiato i nostri uffici e le nostra case.

Per una serie di ragioni, sono stato invitato a partecipare all’annuale convention di Microsoft Inspire 2018 (quest’anno si teneva a Las Vegas, Nevada).
Mi sono quindi trovato a partecipare alla convention Microsoft più importante dell’anno, curioso e fiducioso di vedere quello che i miei colleghi mi avevano descritto come “un’azienda innovativa” che aveva perso (già da qualche anno), quell’ allure “polverosa” di chi sviluppa sistemi operativi per grandi corporation.

Quindi, via a preparare vestiti, blocco notes, alimentatori, cavi, smartphone e Mac.

Ero già a stato a Las Vegas 2 anni fa, durante un coast-to-coast, diretto verso Palo Alto e la Silicon Valley.
Molti dicono che Las Vegas sia la città dell’effimero, un Disneyland per adulti.
Mi ero ripromesso che sarei tornato. Tra le tante città degli Stati Uniti che avevo visitato, mi aveva colpito particolarmente.
È strano, dopo aver viaggiato per 3 ore nella Death Valley, in uno dei deserti più caldi del mondo, vedere apparire dal nulla una città con grattacieli, luci scintillanti, campi da golf e laghi artificiali.

Qui si fa a gara per chi ha il grattacielo più alto, il parco più grande, l’hotel più esclusivo. Il Mirage, Bellagio, The Venetian, the Hard Rock Hotel non sono solo hotel da 3500 stanze, ma autentiche icone, conosciute in tutto il mondo. E tutto questo successo, Las Vegas, lo deve anche e soprattutto ad Hollywood.

Penso che più che un parco dei divertimenti sia la città delle meraviglie e delle scoperte.

E quindi, l’occasione di (ri)-scoprire Microsoft non poteva che avvenire in una città così straordinaria in grado di accogliere, ogni anno, 45 milioni di turisti da tutto il mondo.
Basti pensare che l’Italia, con un patrimonio culturale immenso e cento città, ne ha accolto poco più di 90 milioni nel 2017…

Courtesy of Microsoft

Quest’anno, Microsoft Inspire ha riunito oltre 17.000 persone provenienti da 140 nazioni.
Microsoft è un’azienda “partner-centered”, basata quindi sul lavoro e sulla collaborazione con i partner. A differenza di Apple o altri player, l’attività di consulenza e vendita avviene per la quasi totalità attraverso una rete di partner specializzati.
AQuest è specializzata nelle soluzioni Cloud di Azure (ha ottenuto i più alti gradi di certificazione TIER-1, Gold Partner e SAM). Utilizza i Cognitive Services e i modelli di Machine Learning di Azure.

Durante i 4 giorni della conferenza, oltre ai keynote, si sono tenute anche 700 sessioni di approfondimento. L’obiettivo della convention era quello di fare il punto sulla strategia di Microsoft a supporto dei partner e per annunciare nuove soluzioni Microsoft in grado di guidare le aziende nel percorso di trasformazione digitale.

Courtesy of Microsoft

Satya Nadella, CEO di Microsoft, durante il proprio keynote ha riconfermato l’impegno di Microsoft ad accelerare il cambiamento digitale delle aziende.
The opportunities for us to serve our customers in this new era of the intelligent cloud and the intelligent edge is far greater. I’ve sort of lived through the client-server, the Web, mobile, cloud, but what we’re going to see going forward is going to be even more profound”.

Il futuro di Microsoft si basa su Azure (la piattaforma di cloud che al suo interno dispone di centinaia di applicazioni e tools già pronti), e che nell’anno fiscale 2017–18 ha dato spazio ad oltre 28.000 applicazioni “pre-built”, per migliaia di aziende.

Malgrado questo successo, Nadella ha voluto alzare ulteriormente il livello: “Siamo molto, molto entusiasti di mettere in discussione quelli che sono i data center tradizionali”.
Le esigenze informatiche andranno ben oltre il data center. Essenzialmente, ovunque ci siano dati, il calcolo passerà ai dati. E così stiamo portando Azure in Azure Stack, in Azure IoT Edge, in Azure Sphere. Questo è quel tessuto informatico distribuito onnipresente. Un modello di programmazione guidato dagli eventi (!), senza server, in modo da poter scrivere un’applicazione che funzioni davvero sulla piattaforma al servizio dei clienti.”

Mi ha molto colpito questa ulteriore evoluzione del cloud.
In pratica i data center subiranno una nuova trasformazione, trovandosi a fornire applicazioni già pronte, deliverabili da subito, un ecosistema in grado di adattarsi agli eventi del mondo e senza server locali.
“I progressi dell’intelligenza artificiale (che gira sul cloud Azure), sono stati piuttosto sbalorditivi in termini di come stanno raggiungendo la parità con la percezione umana e le capacità linguistiche. E non si tratta di celebrare Microsoft per il lavoro fatto. Piuttosto è importante che lo sforzo dei prossimi mesi e anni sia per fare in modo che queste scoperte siano ‘democratiche’ e accessibili a tutti”, ha detto Nadella.

Courtesy of Microsoft

Personalmente credo che gli scenari che l’ Intelligenza artificiale (forte o debole), siano la prossima frontiera e il cloud sia lo strumento per attuare il progetto.

L’AI è sicuramente destinata a trasformare il business delle aziende, come forse non succedeva dai tempi della prima rivoluzione Industriale, cambiando come mai è successo, la competizione sul mercato.

AQuest sta lavorando quotidianamente nello sperimentare applicazioni AI in grado di risolvere problemi aziendali quali: Vision, Speech, Language e Knowledge.
Per quanto riguarda la Vision, si tratta in dettaglio di applicazioni di Computer Vision, Face Detection, Video Indexing, Image Recognition e servizi di Speech e Speaker recognition.
Nel Language e Knowledge: Text Analytics, Language Understanding e Content Moderator (interessanti alcune applicazioni rilasciate di BOT per migliorare il customer-care e user-experience dei nostri clienti enterprise).

Crediamo così tanto nell'unione della creatività (design e branded content), e della tecnologia più avanzata, da aver creato internamente un laboratorio di R&D.

Il nostro lab si occupa di prototipare nuovi concetti di comunicazione, attraverso progetti R&D che prevediamo avere un significativo impatto — a breve termine — sulle aziende nostre clienti.
Il nostri esperti di tecnologia collaborano con i leader aziendali (marketing e management), per fornire loro idee e soluzioni innovative e supportarli nell'individuazione di nuove opportunità per il business.

Il cambiamento è così impattante che anche un’azienda “avanti” come AQuest percepisce il momento come un’ulteriore sfida destinata a rivoluzionare nuovamente la propria value proposition.

Il cambiamento va oltre il digitale e incorpora la tecnologia in ogni momento della nostra vita.
Nel mondo della comunicazione e del marketing, ad esempio, il cambiamento sarà “bidirezionale”. Se fino ad adesso le persone hanno ricevuto informazioni dalle aziende con cui hanno interagito o acquistato beni e servizi, ora le persone (gli utenti), ne forniscono alle aziende.
E queste dovranno essere in grado di fornire una “innovazione reale”, per rispondere ai bisogni delle persone.

Mi piace pensare che Azure costituisca per AQuest una grande scatola di mattoncini Lego di tecnologie e tools pronti ad essere usati e “plasmati” sulle esigenze dei nostri clienti.

In tutto questo vi è un grande sforzo di “ri-progettazione”.
Da una parte le aziende, che utilizzeranno l’AI come strumento per migliorare efficienza, la qualità delle interazioni con i clienti, la sostenibilità, il valore generato.
Dall’altra — credo fermamente — che l’AI debba soprattutto creare valore umano, evolvere le professionalità esistenti, rendere migliore il luogo di lavoro, e accorciare la distanza tra Brand e le persone.

E proprio parlando di umanità e persone, Satya Nadella ha concluso il suo keynote dicendo: “Lo dico sempre a tutti gli studenti che entrano a Microsoft o che cercano di entrare in Microsoft… Dico loro: Se vuoi essere cool, cerca un altro posto, ma se vuoi unirti a una società impegnata per rendere gli altri fantastici, unisciti a Microsoft.”

Michele Mormile
Senior Partner, Vice President