Ma ai lettori sull’online interessa davvero la pulizia di un testo?

Illustrazione di @fraiznic

Da quando ho cominciato questo lavoro (il 2008) mi sono quasi sempre occupato di giornalismo online. E ho sempre cercato di comprendere il comportamento del lettore online. Ciò che di fatto determina il successo o meno (di pubblico) di un prodotto editoriale.

C’è una domanda su tutte che mi sono sempre fatto. E che continuo a farmi spesso.

La pulizia di un testo online serve? È apprezzata?. Ho sempre trovato due correnti di pensiero opposte sulla necessità o meno che un testo online sia “pulito” o meno. Non parlo di errori grammaticali, ma refusi, virgole spostate, parole attaccate. Design, cura della pagina.

Ma la pulizia della pagina interessa davvero chi legge online?

Tesi 1. Chi dice che curare in modo maniacale un testo serva a poco, sostiene che la velocità della fruizione e l’attenzione di un lettore online non necessiti un’eccessiva cura. Non se ne accorgerebbe nemmeno. E comunque se dovesse accorgersene non gli importerebbe più di tanto.

Tesi 2. Chi invece sostiene la cura, anche maniacale e dispendiosa di tempo e energie, ritiene che comunque un testo curato, ben editato, pulito, oggi faccia la differenza. Che il lettore apprezza. E sulle tue pagine ci torna più volentieri. Unico processo di fidelizzazione possibile (insieme alla qualità del testo) nel caos randomico dei lettori (utenti) online.

Piccola digressione personale. Mi è capitato di attraversare negli ultimi anni, da editor, entrambe le fasi.

  1. Quando editavo i testi di Chefuturo! avevamo una maniacale cura dei contenuti. Foto. Illustrazioni. Testo centrato, blockquote e H2 in ogni pagina. Costava almeno un’ora, a volte due, a volte di più (un esempio su tutti? Questo! Lo ricordo ancora quel pomeriggio). Escluso il titolo. Il titolo era una storia a parte e ci voleva almeno mezzora prima di deciderlo (non era troppo ossessivo ma Chefuturo! pubblicava un pezzo al giorno. E avevi solo un colpo da sparare. Toccava farlo bene). Ma il risultato finale era sempre molto buono. E la sua “bontà” portava lettori. Tanti. In 12 mesi in cui ho lavorato da editor il traffico è raddoppiato. Raggiungemmo i 300mila visitatori (lettori?) unici a marzo 2014.
  2. Quando ho coordinato Startupitalia! invece bisognava dare notizie. E in un settore piccolo come quello dell’economia digitale, con tanti piccoli competitor, aveva un senso dare le notizie prime degli altri. Vincevi la partita sul tempo e la cura dell’editing doveva essere fatta bene nel minor tempo possibile. Ma il risultato, almeno ai miei occhi, era anni luce lontano da CheFuturo!. Ma ci si poteva fare poco. Servivano pezzi, tanti, per vincere la sfida del “traffico”. Eppure anche Startupitalia! è cresciuta. E di più. da 100mila visitatori (maggio 2014) a oltre un milione (maggio 2016). Nonostante molti pezzi erano molto meno curati di quelli di Chefuturo!

Di queste due fasi la prima è stata quella che mi ha appassionato di più. Ricordo i commenti dei lettori. Capivano qualcosa. 
L’editing aiutava loro ad orientarsi in questioni complesse. Gli H2, i link, i quote, erano ancore visive ad un tipo di lettura rizomatica (non lineare) tipica dell’online. E vincere quella battaglia all’attenzione effimera del lettore online era una grande soddisfazione per un editor. Contenuti di qualità, spiegoni da 24mila battute, messi in maniera tale che non risultino inaccessibili. O repellenti.

Quella di un prodotto come Chefuturo! mi ha sempre dato l’impressione di essere una crescita organica. Come quando irrobustisci un corpo un po’ fragile. Con l’esercizio quotidiano. Con la cura quotidiana e maniacale dei contenuti. Dei singoli contenuti. Dava grandi soddisfazioni. E mi sembrava che la testata si stesse costruendo un nome. Una reputazione. Un brand riconoscibile Una cosa importante in un mondo il 92% delle persone che leggono online un contenuto non sanno dove lo hanno letto. Non lo ricordano.

E voi che idee vi siete fatti?