[short experiences of space] >>> ABSTRACT LINK
Non esisteva niente, nel mio cuore, che assomigliasse a ciò che ho visto muovendomi da Trento verso EST. Mi permetto di segnarVi la traiettoria: a Trento si va per la strada statale n° 47 della Valsugana proseguendo fino ai confini di Pergine (km 11), un bel centro abitato che colonizza con equilibrio la valle, il verde cangiante della campagna domina lo spazio insieme al magnifico castello. Da Pergine non ci vuole molto ad arrivare nella disarmante Valle dei Mocheni. A 2 km dal centro urbano, c'è l’insediamento preistorico di Montesei di Serso che accudisce i ruderi di tre case retiche (V-I sec. a.C.). Da Borgo Valsugana, si imbocca la Valle di Sella ed è qui che, giunti ormai a sera tarda, si è scelto di restare per la notte. Un entusiasmante fazzoletto di pianeta multicolore che la prolungata esposizione ai raggi intensi del turismo non ha affatto stinto. Brevi borghi ci passano intorno ed io, ospite mezzo stanco e mezzo affascinato, respirando un'aria da museo, completamente a mio agio, passo dopo passo, cedo le mie radici ad una terra calma ed energica, e cedo la mia veglia per i piaceri del sonno. La mattina arriva con una trasparenza senza eguali e dopo una colazione immensa si decide per una camminata facile che permetta di godere dei panorami, del vento pulito, della felicità di girare, come barche nel mare, attorno e dentro quest'isola felice, fortezza di profumi e gente che dietro l'apparente alterigia, nasconde una cordialità davvero squisita. Avanziamo verso Malga Costa con gli occhi massaggiati da una verde celestiale: e ora, basta macchina! si va a piedi... Qui è tutto un pullulare di empori naturali pieni d'ogni bellezza, la potenza degli impulsi che ricevo è tale da farmi percepire l'ubriacante sensazione di vivere un viaggio virtuale, un susseguirsi di immagini convincenti quanto la realtà stessa, ma con un surplus di passione e humus emotivo. Qualsiasi cosa sta succedendo ora, più che mai, più di prima! qui, a Malga Costa sempre nella valle di Sella, dove si susseguono in un habitat inaspettato e suggestivo, mostre, eventi che pare si siano impressi nel luogo, divenuto vero e proprio spazio espositivo. Decine di intere famiglie bionde, centinaia di comitive colorate sfidano il sole in questa gigantesca spiaggia verde incorniciata da boschi benevoli, una terra spalancata in cui lasciar giocar la mente. Ed è stato proprio in uno di questi abbracci pianeggianti che mi si è aperto innanzi il primo media building che abbia mai visitato, la prima architettura interconnessa come mai avrei potuto immaginarla. Tre navate formate da ottanta colonne di rami intrecciati, alte dodici metri e di un metro di diametro; all' interno di ciascuna è stato messo a dimora un giovane carpino. Le piante crescono di circa 50 centimetri all'anno. Un'area coperta di 1230 metri quadrati, larghezza 12 metri, profondità 82 e altezza 12. Nel corso degli anni le strutture che accompagnano la crescita delle piante marciranno e lasceranno completamente il posto ai carpini. Nel 2001 l’artista Giuliano Mauri ha realizzato questa cattedrale, quattro anni dopo il Guggenheim di Bilbao; si tratta in un'opera monumentale di Land Art, in cui da decine e decine di mesi, d'estate come d'inverno, in autunno come in primavera, di notte come di giorno, si cammina, ci si incontra, si conosce gente, si ascoltano messe cantate, si eseguono concerti... si mette in scena la vita. Giuliano Mauri, wrightiano sanguigno, aaltiano fin nelle ossa, ha dichiarato: "Costruisco artifici per accompagnare le piante nei vent'anni che servono loro per diventare adulte. Dopo questo tempo le strutture sono destinate a marcire, a diventare terra. Al loro posto, stante una potatura annuale, ci saranno ottanta piante a forma quasi di colonna che ricorderanno comunque il mio lavoro. Quattro filari di alberi per la cattedrale che ho sempre sognato. Tra vent'anni la gente si accorgerà che c'è stata la creazione della natura che ha dialogato con l'uomo. Che è poi quello che l'uomo ha sempre fatto. La dimenticanza è solo la nostra di non sapere, di non riconoscere più".
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