Hacker e BBS, centri sociali, reti civiche: chi (prima di Internet) ha diffuso la telematica amatoriale

Arturo Di Corinto
Feb 1, 2017 · 10 min read

Smanettoni, centri sociali e riviste di movimento: quando la comunicazione digitale era autogestita

n un’epoca caratterizzata dalla perdita di memoria e dalla continua riscoperta di cose già note, troverete strano leggere che la comunicazione digitale in Italia non è cominciata con Internet, e neppure con Arpanet, cui ci collegammo nel 1986. E troverete strano anche scoprire che a diffondere la cultura della comunicazione telematica — si chiamava così, per la crasi di telecomunicazioni e informatica -, non siano stati provider commerciali, ma i BBS gestiti dagli hacker e le reti civiche italiane amministrate dai comuni.
Come, non sapete cosa sono i BBS? Colmiamo questa lacuna.

BBS

I BBS — Bulletin Board System, nascono come l’equivalente elettronico delle bacheche affisse sulle pareti dell’università: spazi dove lasciare e scambiarsi materiali, annunci e messaggi gratuiti. Diverranno il terreno di crescita, incontro e confronto di un’intera generazione di giovani e meno giovani utenti telematici. Un BBS o “Bacheca informativa elettronica” in sintesi è un computer che permette ai suoi utenti di collegarvisi col proprio tramite la linea telefonica, leggerne i messaggi e condividere file. L’apparente facilità d’uso farebbe pensare che chiunque poteva mettersi in casa un BBS con costi ridotti e competenze di facile acquisizione: bastavano infatti un computer, un modem (modulator-demodulator), una linea telefonica e un paio di programmi di comunicazione, invece all’epoca era un lavoro da smanettoni. Ed è il motivo per cui a gestirle spesso erano dei programmatori in erba, giovani ingegneri e hacker, virtuosi del software appassionati di comunicazione.

I BBS erano organizzati in reti di BBS che si scambiavano messaggi nottetempo per risparmiare sulla tariffa telefonica e non tenere impegnato il telefono di famiglia (ma c’era qualcuno con la doppia linea). La più famosa rete di BBS è stata Fidonet che in Italia è nata nel 1986 e al momento della sua massima espansione contava circa 300 nodi gestiti da sysop (system operators) singoli o collettivi. Si trattava perlopiù di BBS amatoriali che nessuno pagava e per cui nessuno veniva pagato, ma ce ne furono anche di commerciali oppure gestite da collettivi e istituzioni come i comuni. Gli argomenti oggetto dei messaggi e dello scambio di file erano principalmente relativi al software, alla programmazione e alle reti, ma anche alla democrazia elettronica, alla politica, a temi sociali e alla sperimentazione artistica. E avevano moltissimi utenti, quando invece Internet era ancora chiusa tra le pareti dei centri di ricerca e delle Università.

Ma anche questa storia è cominciata prima grazie ad alcuni pionieri, espressione di quella voglia di futuro che erano le cyberculture californiane figlie della psichedelia e dei movimenti anarchici e ambientalisti (Tozzi 2001, Di Corinto 2002, 2014, Berardi, 2013)

CULTURE PSICHEDELICHE, ANARCHICI, BBS, FIDONET

Nel 1977, quando D. Hayes inizia a produrre modem , W. Christensen, crea il programma MODEM che consente a due computer situati in località diverse di scambiarsi file usando una linea telefonica e lo mette a disposizione di tutti gratuitamente. Nel 1978 Christensen e Randy Suess creano il sistema per bacheche elettroniche CBBS (Computer Bulletin Board System).
Nel 1982 R. Suess realizza uno tra i primi servizi gratuiti di accesso pubblico a internet: “WLCRJS” ma nel 1984 viene ribattezzato CHINET (Chicago Network) e fornisce gratuitamente a tutti i suoi utenti l’accesso libero alla posta elettronica e ai newsgroup (Gubitosa, 1999, pag. 16–17).
Nel dicembre 1983 nasce la Fido BBS N° 1 di T. Jennings, un programmatore non convenzionale, attivista del movimento gay e anarchico. (Rheingold, 1994). Nel giugno del 1984 T. Jennings collega il suo Fido BBS N.1 con Fido2 il BBS di Baltimora di J. Madill e nasce la rete Fidonet. I programmi per fare una BBS Fidonet vengono distribuiti gratuitamente e nel giro di tre mesi la rete ha già 50 nodi e ne raggiungerà 160 all’inizio del 1985 (Gubitosa, 1999).

DAGLI USA IN ITALIA

Nel 1986 nasce il primo nodo italiano della rete Fidonet: Fido Potenza di G. Rutigliano, attivo fino al 1994, anno dell’Italian Crackdown , detto anche Fidobust, operazione di polizia che porta al sequestro e alla perquisizione delle abitazioni dei proprietari di circa 200 BBS con l’accusa di contrabbando di software e associazione criminale: l’accusa non verrà dimostrata.
Nello stesso anno in Italia nasce MC-link S.p.A. operatore di telecomunicazioni, tra i fondatori del NaMeX e del MIX (Milan Internet eXchange), i due principali Internet Exchange Point italiani. MC-link nasce come bulletin board system commerciale abbinata alla rivista MCmicrocomputer (da cui deriva il nome). Registrata come «rivista telematica» dal 1990, due anni dopo offre ai propri abbonati una casella e-mail e diventa uno dei primi ISP italiani. Ha avuto un ruolo enorme nella diffusione della cultura telematica.

Sempre nel 1986 J. Rush realizza Echomail un programma di posta che permette di organizzare i messaggi Fidonet in aree di discussione collettiva.

Nel 1988 un gateway collega per la prima volta Fidonet ad Internet permettendo lo scambio di posta elettronica e l’accesso ai rispettivi servizi di messaggistica. Nel 1990 i vari sistemi di videotext, i provider come America On Line e le reti di BBS amatoriali come Fidonet costituiscono delle comunità telematiche autonome da Internet e di dimensioni comparabili se non addirittura maggiori (Blasi, 1999).

Nel 1991 c’erano oltre diecimila nodi Fidonet, con una valutazione cauta di centomila utenti. All’incirca il numero reale degli utenti di Internet (Sansavini, 1998).

L’ITALIAN CRACKDOWN E I BBS

Il fenomeno, arrivato in Italia vede la nascita di molte reti telematiche no profit fatte con i BBS. Fidonet Italia raggiunse oltre 300 nodi ma dopo il Fidobust viene praticamente smantellata. Fidonet in quanto rete di BBS è un sistema basato sul dial up, nel quale ogni nodo è connesso all’altro tramite linea telefonica. Lo scambio di file avviene secondo un insieme di protocolli di rete.

“È sui BBS e non su internet che hanno inizio i percorsi di riflessione culturale e tecnologica sulle conseguenze della “rivoluzione digitale”. I BBS diventano un laboratorio di sperimentazione collettiva, in cui la società civile, tagliata fuori da un’Internet ancora elitaria, comincia a discutere di privacy, crittografia, editoria elettronica, censura e controllo delle informazioni da parte dei governi, tecnocrazia, diritti telematici, copyright, libertà del software, cultura cyberpunk” (Gubitosa, 1999, pag. 20).

I BBS sono stati la palestra di centinaia di attivisti per i diritti civili, creatori di software libero e insegnanti, che porteranno ciascuno nel proprio ambiente la lezione della “telematica sovversiva”

I CENTRI SOCIALI, LABORATORI SPERIMENTALI

Non è casuale che alla diffusione dei primi circuiti di BBS contribuiscano gruppi e individui dell’antagonismo sociale, degli squot e dei centri sociali occupati e autogestiti: tutti i movimenti sociali hanno avuto sempre una grande quantità di iniziative legate alla comunicazione, intesa come strumento organizzativo e di “lotta”. Ma anche perché erano i luoghi più avanzati della critica alla comunicazione verticale e mainstream di giornali e televisioni, luoghi di sperimentazione e conflitto dove l’autogestione del tempo e del reddito faceva nascere le prime forme di autoproduzione anche tecnologica, dal software all’editoria.

Dalla rete Fidonet nasce un fork, una rete parallela di nome Cybernet

All’epoca sulla frontiera avanzata della riflessione sull’innovazione tecnologica e i suoi effetti sociali e antropologici si situa la rivista Decoder, prodotta da un gruppo di punk che si ritrovano in alcuni centri sociali milanesi come il Cox18 e il Leoncavallo.

Il gruppo di Decoder a un certo punto viene in contatto con la rete FidoNet attraverso Alfredo Persivale (sysop del nodo milanese, terzo nodo italiano), con cui partono le prime ipotesi di un’area “cyberpunk” interna alla rete Fidonet che partirà poi a marzo del 1991 come area messaggi grazie all’artista e attivista Tommaso Tozzi e a Ermanno “Gomma” Guarnieri con l’obiettivo di diffondere il dibattito su antagonismo e informazione, hackeraggio sociale, reti informatiche, comunicazioni, nuove tecnologie e realtà virtuali. Nel 1993 nasce Decoder BBS che sarà uno dei quattro nodi iniziali della rete telematica “Cybernet”.

Nel Dicembre del 1994 un evento, “PsycoSurf & MediaTrips” presenta Avvisi Ai Naviganti BBS nodo cybernet dentro il centro sociale Forte Prenestino di Roma. Gli hacker di Avana subito avviano corsi di alfabetizzazione digitale (internet, videoscrittura, sistemi free, ecc.), prendono parte a iniziative di democrazia elettronica (La Rete civica romana) e realizzano libri, riviste e diverse installazioni multimediali. Da 1994 ad oggi non hanno mai smesso. Nel 2000 presenteranno il progetto CyberSyn, un cablaggio ad alta velocità all’interno del Forte Prenestino che consente di connettere tutti i laboratori presenti nel Forte e offre punti di accesso pubblico alla rete Internet senza autenticazione.

Proprio come reazione all’Italian crackdown, nel 1995, a febbraio, si tiene un importante incontro sul “Diritto alla comunicazione nello scenario di fine millennio”, organizzato da “Strano Network” al Centro per l’Arte Contemporanea “Luigi Pecci” di Prato. In tale convegno per la prima volta si incontrano una ventina di reti telematiche amatoriali come Cybernet, ChronosNet, EuroNet, Europena Counter Network — E.C.N., Fidonet, Itax Council Net, LariaNet, LinuxNet, LogosNet, OneNet Italia, P-Net, Peacelink, RingNet, RpgNet, SatNet, SkyNet, ToscaNet, VirNet, ZyxelNet e molti giornalisti, artisti e intellettuali.

Nell’incontro viene definita una piattaforma comune per reagire ad azioni come l’Italian Crackdown che nella fase di promozione in Italia della rete Internet tendevano a cercare di regolamentare in modo verticistico le esperienze della telematica di base, calpestandone le esigenze e finalità specifiche. (T.Tozzi)

Con la nascita coeva del fenomeno delle “reti civiche” si assisteva infatti a un tentativo di formalizzare due soli referenti possibili nella telematica: il settore commerciale (piccoli e grandi provider) e quello istituzionale (le “reti civiche” che si proponevano come rappresentanti anche del mondo dell’associazionismo).

Da tali ambiti rimanevano escluse o non “protette” le esperienze di telematica amatoriale o di movimento, ma anche lo stesso settore dell’associazionismo e volontariato (di ciò è un esempio lampante il caso di censura della rete civica romana a luglio del 1998 verso il settore dell’associazionismo e della telematica amatoriale da essa ospitato).

Gli atti di tale convegno vengono raccolti e pubblicati nel 1996 nel libro “Nubi all’orizzonte” a cura di “Strano Network”, Castelvecchi editore. Il convegno era stato preceduto da una “conferenza ipermediale” preparatoria svoltasi attraverso l’uso delle reti telematiche nell’autunno del 1994. Il convegno aveva prodotto una “mozione” firmata all’unanimità dai partecipanti che può essere considerata la base comune di intenti di un nuovo soggetto dell’agire politico che emerge attraverso l’uso del mezzo telematico.

LA CENSURA E L’EFFETTO STREISAND

Il clamore suscitato dall’inchiesta sui BBS che si scambiavano software pirata, reato non provato dalle procure di Pesaro e Torino, ottiene l’effetto di tutte le censure: crea interesse intorno a questa forma di comunicazione, ai suoi attori e ne aumenta la visibilità. Da quel momento in poi molti sysop si dedicheranno a formare i propri successori, insegnando come si mette in piedi un BBS amatoriale e tutte le strategie di autodifesa digitale necessarie a sfuggire alle maglie della censura.

È in questo movimento che si gettano le basi della netculture di cui parla Geert Loovink (1999, 2002, 2013) e da quelle discussioni nasceranno sia gli hackmeeting che gli hacklab italiani: all’insegna della sperimentazione multimediale e della critica alla società del lavoro salariato. Una grande messe di pubblicazione sulle tecnologie di rete trova i suoi editori di riferimento in Castelvecchi e Derive Approdi, successivamente in Ombre Corte e Sossella Editore. Le fanzine diventano elettroniche, il videoteatro tracima nella rete e i movimenti di contestazione elaborano il concetto di disobbedienza civile elettronica e di netstrike, precursori di Anonymous.

LE RETI CIVICHE

Nello stesso periodo, nascono le prime esprienze di Rete Civica. Iniziative di comunicazione promosse dalle amministrazioni comunali della maggiori aree metropolitane della penisola, ma talvolta anche da piccoli comuni. Tutti avevano appreso la lezione degli olandesi di De Digitale Stadt di Amsterdam e di Xs4All.

Nell’estate del 1994 nasce (finanziato dall’Unione Europea) il progetto della Rete Civica di Bologna, con il servizio Iperbole. In una prima fase il servizio fornisce la posta elettronica gratuita ai cittadini bolognesi. Successivamente fornirà un servizio Full Internet gratuito al cittadino, mentre nel 1997 (con circa 15.000 utenti registrati) inizierà a diventare un servizio a pagamento con un costo molto concorrenziale sul mercato. La fornitura gratuita dei servizi internet da parte del Comune scatenerà le polemiche degli imprenditori privati (Blasi, 1999, pag. 96).

A settembre il videoartista Tommaso Tozzi a nome del collettivo Strano Network presenta una proposta di Rete Civica al Comune di Firenze in cui si prefigura la fornitura gratuita dell’accesso alle reti telematiche (compresa internet) per le BBS fiorentine e i cittadini da parte del Comune di Firenze. Ad ottobre del 1995 una quindicina di BBS toscane coordinate da Strano Network forma la rete FirNet (di cui Virtual Town TeleVision è hub) e presenta in Palazzo Vecchio la “Consulta della telematica dell’area metropolitana fiorentina” con la richiesta di una Rete Civica di Firenze allargata alla partecipazione delle BBS e la garanzia del rispetto dei principi etici dell’Etica Hacker. La nascente Rete Civica di Firenze trascurerà totalmente le richieste della Consulta.

Nell’ottobre 1995 Strano Network realizza il “Cybercafé Zut”, la prima postazione Internet pubblica e gratuita a Firenze

Lo stesso anno nasce la rete civica di Roma (Roma on line) che raccoglie al suo interno Avana BBS e circa altre trenta BBS e associazioni dell’area romana, in seguito ad una faticosa trattativa condotta proprio da chi scrive e dai suoi compagni di Avana BBS riuniti sotto il nome collettivo di Mr. Tattle. Il gruppo Decoder fa una proposta di collaborazione alla Rete Civica Milanese, che però non viene accettata perché considerata in contrasto con l’indirizzo “civico” della rete e perché alcune argomentazioni sono considerate troppo radicali.

Nel 1995 viene fatta dall’area della telematica di base di Torino una proposta anche nei confronti della Rete civica torinese.

Tra il 1994 e il 1995 decolla anche la rete civica di Milano (con software grafico First Class) e che è stata sempre all’avanguardia sia rispetto alla sperimentazione delle tecnologie che rispetto alla proposta e definizione di meccanismi decisionali basati sulla sovranità dei cittadini.

I sysop delle BBS citate sono oggi tutti ricercatori e docenti universitari che si occupano a vario titolo di comunicazione, reti, informatica e digitale.

Bibliografia Ragionata

  1. Berardi, F. Bifo, Dopo il Futuro. Dal Futurismo al Cyberpunk. L’esurimento della modernità, DeriveApprodi, Roma, 2013
  2. Di Corinto, A., Tozzi, T., Hacktivism, la libertà nelle maglie della rete, Manifestolibri, Roma, 2002
  3. Gubitosa, C., Italian crackdown. BBS amatoriali, volontari telematici, censure e sequestri nell’Italia degli anni ’90, Apogeo, Milano, 1999
  4. Freschi, A., C., Leonardi, L. Una Ragnatela sulla trasformazione, City Lights Italia, Firenze 1998
  5. AA.VV. Nubi all’orizzonte, Castelvecchi, Roma 1996

Arturo Di Corinto

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Teacher, journalist, hacktivist. Privacy advocate, copyright critic, free software fan, cybersecurity curious.

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