La rassegna settimanale di melamed — Integrazione, studio, citadinanza

Melamed è una sezione specifica della rassegna stampa del portale dell’ebraismo italiano che da più di tre anni è dedicata a questioni relative a educazione e insegnamento. Ogni settimana una selezione della rassegna viene inviata a docenti, ai leader ebraici e a molti altri che hanno responsabilità sul fronte dell’educazione e della scuola. Da alcune settimane la redazione giornalistica dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane aggiunge al lavoro di riordino e selezione settimanale un commento, per fare il punto delle questioni più trattate sui giornali italiani ed esteri. Per visualizzare la newsletter settimanale di melamed cliccare qui.

Integrazione, studio, citadinanza

“Nelle scuole italiane, un bambino su dieci — per la precisione il 9,2% — è straniero. Una situazione sempre più stabile: nell’anno scolastico 2014–2015 il loro numero è cresciuto in maniera ridottissima, essendo solo tremila i nuovi iscritti non italiani. In totale, gli alunni stranieri sono 805.800: i dati sono contenuti nel consueto rapporto del Miur, il ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Addirittura, nella scuola dell’infanzia e nelle medie inferiori il numero dei bambini che arrivano da altri Paesi è diminuito mentre è in crescita nella scuola primaria e alle superiori. Invariata anche la presenza in base alla nazionalità d’origine: in testa, con il numero più alto di iscritti nelle scuole italiane, c’è la Romania, seguita da Albania, Marocco, e Cina. Dietro il banco siedono anche tanti bambini che arrivano da Filippine, Moldavia, India, Ucraina, Perù e Tunisia. Come sempre, la regione che accoglie più alunni con cittadinanza non italiana è la Lombardia.” È Popotus, l’inserto per bambini dell’Avvenire, a fare chiarezza (il 26 novembre) sulla presenza di bambini stranieri nelle scuole italiane. Come aveva scritto due giorni prima la testata che lo ospita, il numero degli alunni di cittadinanza non italiana iscritti a scuola del nostro Paese è complessivamente stabile, con una riduzione in materne e medie e un aumento in elementari e superiori. Sono però nati in Italia il 51,7% del totale dei bambini con nazionalità non italiana, e la nuova legge che per la cittadinanza dei minori prevede lo Isu soli temperato dallo Ius culturae potrebbe cambiare molto i dati del prossimo rilevamento (quello citato si riferisce alll’anno scolastico 2014/2015). L’arma dell’intelligenza. “Camminano senza paura, tutti insieme, come una grande classe con tante nazionalità, unita nel segno di parole come libertà, pace, tolleranza.” Così racconta il Corriere la sedicesima marcia organizzata da Unicef e Arciragazzi nella Giornata dei Diritti dell’Infanzia. Erano mille, ma sono almeno altri mille quelli che hanno disertato l’iniziativa, forse per paura, forse per prudenza. A ritrovarsi in piazza a una settimana dagli attentati di Parigi c’erano solo gli istituti più multietnici della città, e i bambini erano meno spensierati rispetto agli altri anni. (Corriere Milano e il Giornale Milano, 21 novembre) Disegnare la paura. “Una scarpa con la suola staccata per avere paura di essere mangiati. Un armadio si riempie facilmente di mani mozzate, come il buio, ma questo fa parte del gioco. Il mondo non è un posto facile. Ci sono i pagliacci, i para spifferi che di notte mettono i denti, le nonne che volano in cielo.” Sono questi i disegni dei bambini di una scuola elementare di Firenze, che dopo gli attentati di parigi raccontano la guerra, la paura, la sensazione di essere sotto tiro. Non è più il lupo, non ci sono più streghe, sui fogli si materializzano uomini neri con il fucile e il rosso del sangue. Tutti segni di un disagio che per gli psicologi è un campanello d’allarme preoccupante. (QN, 23 novembre) Il bene e il male, spiegati ai bambini. “I più piccoli sono perfettamente in grado di comprendere quanto sta accadendo in questi giorni dopo gli attacchi jihadisti. Perché conoscono le categorie di bene e male e hanno bisogno, come gli adulti, di capire”. Così Tahar Ben Jelloun (Repubblica, 21 novembre) spiega che ai bambii bisogna non solo dire la verità, ma soprattutto non cadere nell’errore di sottovalutare la loro capacità di comprendere anche le cose più orrende. La loro sensibilità può essere messa alla prova senza conseguenze disastrose sullo sviluppo, mentre la menzogna e la negazione rischiano di lasciare sequele e complessi. “Cercare di presentare al bambino un mondo roseo, mentire sulla gravità dei fatti avvolgendoli nell’ovatta o in confezione regalo vuol dire rischiare di isolarlo dalla vita, che è fatta di bellezza ma anche di violenza”. Del resto anche le fiabe di Charles Perrault traboccano di crudeltà, così come anche quelle delle Mille e una notte, che sono forse ancora più terribili, e come la maggior parte delle fiabe tradizionali. Ma è proprio per questo che piacciono, oltre che per la loro universalità e modernità. Sono illustrazioni della lotta del Bene contro il Male e queste cose, i bambini le comprendono bene.

Ada Treves twitter @atrevesmoked

(29 novembre 2015)


Originally published at moked.it on November 29, 2015.