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I libri del 2017, in dati.

Bibliostatistiche del 2017: 33 libri finiti, per 9302 pagine totali. In tutto sarebbero 44, ma vari li ho abbandonati durante il percorso. Un paio penso di finirli nell’anno che viene, e precisamente FRBR di Karen Coyle (scaricabile gratis qui), Thinking Fast and Slow di Daniel Kanheman, Capire l’economia in sette passi di Leonardo Becchetti: non a caso, sono tutti ebook (mi si è rotto l’ereader in primavera, e ci ho messo mesi prima di prenderne un altro. Mi si è rotto anche il computer, e ho dovuto ritrasferire tutto… Per cui mi sono perso dei pezzi per strada. Ma i libri sono tutti belli e hanno bisogno del loro tempo).

Rossi finiti, viola abbandonati, verdi da finire.

Gli editori vincenti sono Adelphi e Einaudi: anche qui, nessuna sorpresa. Qualche piccolo editore in più, certamente, nuovo dato possibile dal fatto che quest’anno, appunto, non ho comprato solo libri usati, ma anche nuovi a metà prezzo. Di fatto, quindi, 22 editori totali, su 44 libri, non male.

A sinistra, lo spessore della linea è dato dal numero di pagine. A destra, dal numero di libri.

Sembra quasi una legge di potenza, in cui i primi, pochi editori si equivalgono in numero a quegli altri.

Adelphi e Einaudi da soli sono quasi la metà degli altri editori.

Come l’anno scorso (tre), solo poche autrici (cinque): inizio a vedere che è una cosa sistemica. Non lo faccio consciamente, ma è evidente che cerco libri scritti prevalentemente da maschi. Ci sono sempre eccezioni, ma c’è anche la regola: non so bene cosa farci al momento.

Il verde è Autori vari.
Dimensioni per numero di pagine.

Anche le nazionalità, duole dirlo, sono sempre le stesse (Giappone e Belgio sono nuovi, per me):

Dimensione è sempre numero di pagine.

Qui si vede meglio:

Area per numero di libri.

Il rapporto fra fiction e non fiction mi pare sempre lo stesso, anche se negli ultimi anni la domanda inizia ad acquistare sempre meno senso: come catalogare Carrère, O’Hagan, Wallace, Vasta, White? Senza entrare in un discorso a questo punto fine a sè stesso, è ovvio che non sono saggi accademici, non sono opere di pura invenzione, ma sono disseminati in punti diversi dello spettro continuo fra questi due estremi. Forse ci starebbe una nuova categoria, ibrida.

Blu nonfiction, rosso fiction. Dimensioni per numero di pagine.

A pensarci bene, un’altra dimensione importante (sempre a spettro continuo, e abbastanza soggettiva) ci starebbe per complessità/difficoltà di lettura. A volte un romanzo (vedi Infinite Jest) è una bestia molto più difficile da digerire di un libro di articoli (vedi I demoni della pasta sfoglia). E quasi a parità di numero di pagine. It me lo sono mangiato in pochi giorni… Questa difficoltà è spesso correlata con quanto tempo ci metto a finire un libro. Per cui un’analisi più accurata (che non riesco davvero a fare perché mi mancano i dati, aNobii non li lascia esportare) prevederebbe guardare anche al numero di pagine totali, rapportate al numero di giorni di lettura.


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