L’impronta dell’editore

La forma numerica di Adelphi.

Andrea Zanni
Sep 28, 2018 · 19 min read

Chi mi conosce, virtualmente o di persona, sa che io coltivo una particolare ossessione per Adelphi. Coltivo è un verbo esatto: ci spendo tempo, volontà e risorse, e col tempo ho sviluppato un certo mestiere e una certa competenza. Negli ultimi dieci anni ne ho letti circa 112, di Adelphi, e ne possiedo circa 280. Colleziono le prime edizioni dei primi numeri della Biblioteca Adelphi, e in generale amo avere pezzi particolari o non comuni. I demoni vanno nutriti per bene, e il mio è in gran forma.

Non vi saprei neanche spiegare bene il perché: è così e basta, è così da quando mi ricordo che compravo libri sulle bancarelle al mercato del lunedì mattina, nel parco che dovevo attraversare per entrare a scuola. Se c’era una Piccola Biblioteca Adelphi la compravo immediatamente; sarà stato perché erano brevi, eleganti, e con quarte di copertina affascinanti e misteriose. Piano piano, e credo che sia qualcosa di lungo e lentissimo e uno delle cose più belle del mondo, ho iniziato a conoscere non tanto i libri singoli, ma i libri nel loro complesso: cioè a conoscere la casa editrice, discernendo prima i diversi libri, poi gli autori, le collane, le tematiche. Percepire la forma, anticipare le scelte, sapere i legami, espliciti o meno. Leggere le quarte di copertina scritte da Calasso (ne ha scritte più di mille, e per i primi vent’anni quasi tutte lui) è diventata una caccia al tesoro, cercando di pescare tutti i riferimenti e i rimandi. Calasso stesso ne ha scritto bene tanti anni fa in un saggio bellissimo, L’editoria come genere letterario, poi ripubblicato recentemente ne L’impronta dell’editore.

Adelphi è un (grande) gioco che amo molto e che come poche cose al mondo mi rilassa, mi porta dall’altra parte, crea silenzio, mi fa sentire di appartenere a qualcosa. Per cui le bibliostatistiche su Adelphi erano un atto dovuto, che inseguivo da tempo. Non credo imparerò nulla di quanto già non sappia, ma i giochi futili sono quelli che preferisco.


Qualche nota metodologica e introduttiva:

  • Ho preso tutti i dati dal sito ufficiale, adelphi.it. Credo sia la migliore fonte possibile, e la più aggiornata, ma non si possono escludere eventuali errori o mancanze, sia da parte del mio scraping che da parte loro. Per esempio — cosa per me abbastanza incomprensibile — non ci sono i numeri di collana (es. L’altra parte, n°1 della Biblioteca Adelphi).
  • Il sito (come anche il catalogo cronologico), non contiene proprio tutto. Anni fa avevo annotato alcuni appunti su alcuni libri particolari che in teoria non dovrebbero esistere, ma che invece possiedo o ho visto su alcune bancarelle. Si tratta però di incongruenze minime, che non pregiudicano la ricerca.
  • Ho cercato di dividere le analisi fatte sui libri da quelle fatte sulle persone. Sembra una divisione banale ma non lo è: se uno vuole contare per esempio le nazionalità o il sesso degli autori, lo deve contare una volta per autore o tutte le volte che pubblica un libro? Non è facile gestire i dati e contare sempre tutto due volte, ho fatto del mio meglio.
  • In modo simile, come vanno contati i libri? Se uno stesso titolo viene pubblicato in 3–4 collane diverse, lo conto una sola volta o tutte? Per esempio, un titolo può nascere nella Biblioteca Adelphi, e dopo qualche tempo essere ripubblicato nella collana economica Gli Adelphi. Può anche esistere negli ebook (Adelphi ebook), e addirittura finire in una collana personalizzata (penso a Simenon). Contarle tutte ha il vantaggio di essere molto più semplice, e ha una sua coerenza: se un libro viene ristampato in collane diverse vuol dire che questa è l’esplicita strategia editoriale, e dato che a noi interessa la forma di Adelphi, contiamo tutto.
  • Sono arrivato a contare libri fino a febbraio 2018 (sono i primi 23 dell’anno, non fatemeli togliere, dovrei rifare tutti i calcoli).

Infine, le due cose più importanti. La prima: come ho detto più volte nell’altro post, un dubbio atroce che rimane quando si fanno analisi del genere: qual è il benchmark? Come si legge il dato che ho di fronte, se non ho il riferimento di altri editori? Molti dei numeri che ho tirato fuori non spiegano molto, se isolati, e bisognerebbe fare lo stesso tipo di lavoro su altre case editrici per capirci qualcosa di sensato. Questo è un invito a fare bibliostatistiche di tutto quanto (tutti i lettori, tutti gli autori, tutte le case editrici), in modo da capire qualcosa di più sul mondo dei libri e della lettura in Italia. La seconda: queste sono le domande che ho fatto io, a cui riuscivo a rispondere. Se ne avete altre interessanti, suggerite pure nei commenti.


Overview

Adelphi, dal 1963 al febbraio 2018 — cioè 55 anni — ha pubblicato 3818 libri, in 37 collane, da 882 autori diversi. Di questi libri, 871 nascono probabilmente in lingua italiana, mentre gli altri sono tradotti: circa il 78%. Mi pare un dato molto alto, a sottolineare la natura decisamente poco provinciale della casa editrice. In totale, i libri unici pubblicati da Adelphi (cioè, al netto di ristampe dello stesso titolo su varie collane) sono circa 2500.

Tutti i libri, colorati per collane. Il diametro è il numero di pagine. Immagine ad alta risoluzione qui.

Collane

Introduzione

Ogni casa editrice, solitamente, si declina in singole collane editoriali, ognuna dedicata a un certo tipo di testo, come un grande fiume si disperde in un delta dai canali più o meno importanti.

La “missione” di una singola collana a volte è dettata da un’esigenza di forma (saggi o narrativa), a volte dal prezzo o dal formato (tascabili, ebook, libri brevi). È il caso per esempio di Fabula, composta da narrativa e romanzi; Gli Adelphi, il luogo delle ristampe economiche (i cosiddetti paperback o tascabili); Piccola Biblioteca e Biblioteca minima, composte da testi brevi e testi brevissimi.

Come la perla attorno al granello di polvere, l’argomento invece è il grumo attorno al quale si coagulano collane di saggistica quali Il ramo d’oro (testi di antropologia, storia delle religioni), Saggi. Nuova serie, Biblioteca Scientifica, Biblioteca Filosofica, L’oceano delle storie (storiografia), Ethologica, Imago (iconologia).

La collana ammiraglia — la corrente principale del fiume — è sempre stata e sempre rimane Biblioteca Adelphi, che credo si possa definire una “collana senza tema”, nel duplice senso di “senza forma precisa” e “senza paura, indomita”. Nata sotto il segno del saturnino Bobi Bazlen, la collana doveva ospitare solo “libri unici”

scelti secondo un unico criterio: la profondità dell’esperienza da cui nascono e di cui sono viva testimonianza. Libri di oggi e di ieri -romanzi, saggi, autobiografie, opere teatrali — esperienze della realtà o dell’immaginazione, del mondo degli affetti o del pensiero.

La definizione di libro unico è avvolta nella leggenda del genio di Bobi Bazlen, e rimane ambigua quel tanto che basta per renderla misteriosa ma al contempo utile: un libro unico, secondo Calasso, è un libro “dove subito si riconosce che all’autore è accaduto qualcosa e quel qualcosa ha finito per depositarsi in uno scritto.” La traccia di un avvenimento, il cadavere ancora caldo di una vittima sacrificale, un resto. L’obiettivo, altissimo, è sempre quello di “spostare più in alto la soglia del pubblicabile”.

Come variazione sul tema del libro unico si sviluppa anche La collana dei casi:

Una serie di libri dedicati ciascuno ad una singolarità: la vita di una persona, di un gruppo, di un ambiente, la storia di un fatto, di un luogo

La collana è fondata su quella pietra di scandalo fra Freud e Jung che fu l’incredibile “Memorie di un malato di nervi” di Daniel Paul Schreber. Nel 1974 fu proprio questo potentissimo delirio a offrire ad un giovane Calasso l’ispirazione per il suo primo libro, L’impuro folle: il primo di una lunga serie, un’unica opera in più parti, ancora in corso.

L’idea della “singolarità” è il senso profondo, e se possibile ancora in maniera ancora più pura e radicale, della collana I peradam, che in 26 anni ha pubblicato solo 11 libri. Il nome viene da un altro “libro unico” fondamentale per la casa editrice: il numero 19 della Biblioteca Adelphi, Il Monte Analogo di René Daumal.

Si trova qui, molto raramente nelle zone più basse, una pietra limpida e di un’estrema durezza, sferica e di grossezza variabile — un vero cristallo, ma, caso straordinario e sconosciuto nel resto del pianeta, un cristallo curvo! È chiamato, nella lingua di Porto-delle-scimmie, «peradam».

Numeri

In termini puramente quantitativi, notiamo nel nostro grafico che nominalmente vince Adelphi ebook, che però non è una vera collana, quanto semplicemente un diverso formato digitale che ripubblica libri da altre collane. Quindi, in sostanza, la collana più popolosa è la Piccola Biblioteca Adelphi (710), seguita a ruota dalla Biblioteca Adelphi (658), dalle edizioni economiche de Gli Adelphi (439), dalla narrativa di Fabula (328). Vediamo via via collane meno famose ma ancora attive come La collana dei casi (124), Saggi. Nuova serie (78), Biblioteca minima (72 testi brevissimi), Il ramo d’oro (67 libroni di antropologia e storia delle religioni), Biblioteca scientifica (58).

Dato che qui stiamo osservando il catalogo storico, spostandoci verso destra possiamo in realtà vedere alcune collane ormai “morte”, retaggio dell’Adelphi dei primi decenni, come ad esempio le edizioni dell’opera omnia di Nietzsche, i Classici, i Numeri Rossi (che altro non erano che la ristampa sotto marchio Adephi dell’omonima collana di Frassinelli), o invece alcuni “capricci” — non saprei chiamarli altrimenti — cioè collane con 2–3 titoli, magari dedicate ad autori adelphianissimi come Bobi Bazlen, René Daumal, Carlo Michaelstadter. Fun fact: lo sapevate che Adelphi ha ancora anche una minuscola collana di libri per bambini?

Collane distribuite per anni di ”attività”.

Togliendo momentaneamente dall’equazione le collane di “ristampe” (cioè ebook e tascabili), notiamo che Biblioteca e Piccola Biblioteca fanno da soli oltre la metà dell’intero catalogo (precisamente il 54, 3%).

È giusto pensare forse a Biblioteca e Piccola Biblioteca come due facce della stessa medaglia, diverse soltanto in termini di lunghezza del testo: sono loro la corrente principale del fiume.

Temi, generi, argomenti

Non è assolutamente facile distinguere la narrativa dalla nonfiction, nel caso di Adelphi. Fondamentalmente, è una divisione che non esiste, che non ha senso: basta prendere due libri della Biblioteca Adelphi a caso per rendersi conto che si alternano romanzi a trattati, resoconti, reportage, sogni e deliri, diari, poemi, racconti, antologie, epistolari e carteggi, traduzioni bibliche, classici di tutte le letterature. All’interno del sito, Adelphi offre comunque un “argomento” per ogni libro, da cui si evince come siano le grandi letterature il vero centro del catalogo.

In questo caso, i dati non dicono molto, forse proprio perché la natura inclassificabile di molti libri rende superflua la categorizzazione.

Anni

Numero di libri pubblicati da Adelphi, per anno.

Adelphi nasce nel ‘63, anno in cui pubblica solo 4 libri. Ne pubblicherà meno di venti all’anno fino all’inizio degli anni ’70, crescendo in maniera abbastanza lineare, come si evince dal grafico: il balzo netto è nel 2011, per arrivare al picco nel 2014, falsato però dal fatto che quello è stato il momento in cui hanno iniziato a pubblicare ebook.

Infatti il grafico diventa più leggibile se appunto togliamo dall’equazione le ristampe, cioè Gli Adelphi e gli stessi ebook: si nota una crescita costante e più omogenea. I libri unici (non nel senso bazleniano: nel senso di “senza ristampe”) pubblicati sono poco più di 2500: il traguardo è stato raggiunto nel 2017.

Un’impressione che ho sempre avuto riguardo al catalogo Adelphi è stata quella che fosse un catalogo anomalo, dal punto di vista temporale: ho sempre notato molta poca attenzione al contemporaneo, e invece moltissima cura nell’andare a riscoprire autori e titoli dimenticati. La mia impressione trova riscontro nei dati o è solo un mio personale bias?

A questa domanda si può rispondere in modi diversi, anche se non definitivamente. Uno dei modi che ho trovato è stato guardare direttamente alle date di nascita e di morte degli autori. Se infatti prendiamo l’intero catalogo Adelphi, facendo la media degli anni di nascita degli autori otteniamo 1892, mentre la mediana è 1908: questo significa che metà degli autori dei libri sono nati prima del 1908, e morti prima del 1977. Allo stesso modo, 3009 libri sono di autori già deceduti: poco più di un quinto dei libri ha dunque un autore ancora vivente (a marzo 2018).

Se lo guardiamo anno per anno, il grafico sotto mostra che la media dell’anno di nascita è piuttosto bassa, e anche se cresce naturalmente con il passare degli anni, la metà dei libri pubblicati, ogni anno, ha l’autore nato nella primo quarto di Novecento, o anche prima.

Redazione

Una cosa che non so fare è giocare con i grafi, e per questo l’aiuto dell’amico Marco Goldin è stato preziosissimo (oltre che davvero paziente). Marco ha inserito in Gephi (e altri programmi di cui non so neanche scrivere il nome) alcuni dei dataset relativi alla redazione, cioè le colonne relative a traduttori e curatori, ovviamente relativamente ai vari titoli.

Non è ben chiara, in questo contesto, la differenza fra “mera” traduzione e curatela: prendo per buono quello che mi ha detto Ilide Carmignani (che per Adelphi traduce Borges e Bolaño) quando l’avevo intervistata qualche mese fa: la curatela è un surplus di lavoro che comprende non solo la traduzione ma anche un’introduzione o prefazione, le note a piè di pagina, magari un saggio finale. La curatela ha (o quantomeno aveva in passato) un valore a livello accademico, per cui veniva fatta solitamente da professori o ricercatori. Non so molto di più, e accetto volentieri correzioni o aggiunte a riguardo.

Sulla redazioni abbiamo dunque fatto qualche esperimento di network analysis, ma sono appunto esperimenti. Il grafico sotto mette in relazione autori tradotti/curati dagli stessi traduttori/curatori.

Per ragioni di spazio non abbiamo messo i nomi dei traduttori. L’immagine ad altissima definizione la trovate qui.

La mappa qui sotto è ancora più sperimentale: ci siamo chiesti se fosse possibile definire una sorta di centralità per i collaboratori Adelphi, tenendo conto del numero totale di libri curati o tradotti da una stessa persona. Una sorta di indice di “adelphianità”.

Curatori.

Nel grafico sotto, ad esempio, è facile vedere come ci sia una componente centrale e connessa e un “anello” di autori da 1 o 2 titoli curati da traduttori con 1 o 2 traduzioni. Una riproposizione della legge di potenza (o legge di Pareto) di cui parleremo a breve.

Autori

Senza sorprese, e come mai ci aspettiamo, anche il grafico degli autori sembra una legge di potenza (ne parlo meglio in fondo al pezzo):

Ricordo che sto contando tutti i libri pubblicati da Adelphi , quindi anche i doppioni dei tascabili economici e degli ebook: un autore prolifico potrebbe vendere il libro nella collana principale, e poi vederselo ristampato nei tascabili e in versione digitale.

Pur contando tutto questo, i numeri sono impressionanti: l’autore più pubblicato in assoluto è Georges Simenon (con 142 libri!), poi Nietzsche (84), Leonardo Sciascia (73), Joseph Roth (54), Giorgio Manganelli (53), Vladimir Nabokov (51), Irène Némirovsky (47), Jorge Luis Borges (46), Sándor Márai (40), Oliver Sacks (38).

Qui stiamo parlando comunque di autori straordinari, per qualità e prolificità: la metà del catalogo Adelphi è formata da autori che hanno pubblicato al massimo due libri.

Donne

Ho già brevemente discusso la questione di genere in questo pezzo, qualche mese fa, per cui vi invito a leggere quello. Non conosco il modo in cui Adelphi sceglie editori, curatori e traduttori, ma mi pare evidente che esiste un discorso di glass ceiling (voluto o meno, consapevole o meno) riguardo al fatto che ci sono molte poche donne fra gli scrittori dei libri, più donne ma comunque minoranza fra i curatori, e sostanziale parità di genere fra i traduttori.

Se concordiamo che da traduttore ad scrittori ci sia una scala crescente di prestigio, allora quello che abbiamo di fronte è una fotografia che sarebbe molto utile confrontare con altre case editrici.

Ilide Carmignani, storica traduttrice per Adelphi di Borges e Bolaño (ditemi se c’è qualcosa di più cool al mondo, non so) ha una lettura particolare di questo fenomeno. Riprendo dall’altro pezzo:

Secondo lei, il glass ceiling è stato interiorizzato e quindi c’è proprio un approccio diverso alla traduzione, fra maschi e femmine. Tra i suoi studenti, il giovane traduttore maschio in realtà di solito vuol fare lo scrittore e vede nella traduzione un’attività collaterale minore, da sbrigare un po’ con la mano sinistra, solo perché gli potrebbe pagare le bollette, che poi è quello che accade davvero con molti scrittori maschi non più giovani, anche parecchio famosi (molto difficile ormai campare dei propri romanzi). Insomma per i maschi la traduzione è spesso una seconda scelta o un ripiego. La giovane traduttrice femmina, invece, mira solo a tradurre, e spesso ha perfino paura di non essere abbastanza brava da poterlo fare. Può essere un discorso di ambizione, di sicurezza del proprio lavoro, di sindrome dell’impostore, di obiettivi differenti.

Comunque sia, sarebbe importante guardare anche ad altri editori: come dice Ilide, nelle case editrici «le donne sono il corpo, gli uomini la testa».

Nazionalità

Andando a guardare le singole nazionalità degli autori, viene fuori questo:

Notare che queste sono le nazioni di appartenenza degli autori, prese da Wikidata: significa che sono rappresentati anche nazioni non più esistenti, dato che gli autori sono nati in secoli diversi.

Difficile trarre conclusioni, senza avere un confronto con altre case editrici: classico caso in cui i dati sono certamente interessanti ma non abbiamo un riferimento per dire in che modo. Mi pare comunque importante notare come quasi tutto il mondo sia presente, con almeno uno, due libri da varie culture e lingue. Italia, Regno Unito, Stati Uniti sono ovviamente molto rappresentati.

Pagine

Finalmente sul discorso pagine troviamo una distribuzione quasi “normale” (in senso statistico), anche se spostata verso destra. Questo non mi stupisce, e anzi mi pare sia un indizio in più che questo tipo di curva sia quella che dovremmo aspettarci: l’idea è che la maggior parte dei libri hanno dalle 100 alle 300 pagine, e libri più brevi o più lunghi sono via via più rari (alcuni brevi libri per bambini hanno solo 28 pagine, mentre l’epistolario completo di Manzoni, in tre tomi, ne ha 3384!). La metà del catalogo Adelphi sta infatti sotto le 228 pagine.

Quando ho fatto le mie bibliostatistiche personali, avevo proprio ritrovato questo tipo di distribuzione “a campana” riguarda il numero di pagine dei libri, sia per quanto riguarda i libri letti da me, sia riguardo i libri prestati dalle biblioteche romane.

Libri, per numero di pagine, dati in prestito dalle biblioteche romane a giugno 2017. Il picco di libri molto corti (20–30 pagine) sono libri per bambini.

Libri venduti

Premessa sui dati di vendita: li ho ottenuti da un portale editoriale per addetti ai lavori, ma dato che è a pagamento e che sono dati “sensibili” preferisco non approfondire più di tanto e non dare numeri assoluti. Anche perché ho studiato il portale solo 5 minuti e non sono neanche sicuro di avere tutti i dati disponibili. I libri di cui si parla sono poi solo 1470.

Ad ogni modo, come ormai sappiamo, anche il grafico delle vendite è una legge di potenza, questa volta pulitissima: d’altronde, lo sanno tutti gli addetti ai lavori che pochi best sellers fanno il fatturato, e pagano per la stampa di tutti gli altri libri.

Curva da manuale.

Questa tremenda legge di natura è parte della ragione per cui l’editoria è subissata di nuovi libri che tentano sempre il colpaccio: l’editore classico prova sempre a puntare su quei pochi libri che gli faranno chiudere in attivo l’anno, consapevole di pubblicare i restanti spesso in passivo.

Ovviamente, non tutti gli editori sono uguali, e il diavolo sta nei dettagli. Bisognerebbe confrontare i numeri precisi con altre case editrici, per vedere se si vede una differenza fra strategie editoriali: da quel che mi hanno detto, ed è certamente una peculiarità, quasi tutti i libri di Adelphi sono ancora in catalogo, e vengono venduti nel tempo. La strategia dunque è meno di puntare sui best sellers ma su un catalogo sempre attivo, con tanti libri che vendono poco ma per anni (la strategia della coda lunga tanto cara ad Amazon). Questo non esclude che ogni tanto capitano i colpacci anche ad Adelphi, e negli ultimi anni questi colpacci hanno un nome e un cognome: Carlo Rovelli.

La classifica dei dieci libri Adelphi più venduti è la seguente:

  1. Sette brevi lezioni di fisica (PB, 2014)di Carlo Rovelli
  2. Siddharta (PB, 1985) di Hermann Hesse
  3. La versione di Barney (GA, 2005) di Mordecai Richler
  4. L’ insostenibile leggerezza dell’essere (GA, 1989) di Milan Kundera
  5. Il giorno della civetta (GA, 2002) di Leonardo Sciascia
  6. L’ uomo che scambiò sua moglie per un cappello (GA, 2001) di Oliver Sacks
  7. Un giorno questo dolore ti sarà utile (GA, 2010) di Peter Cameron
  8. L’ordine del tempo (PB, 2017) di Carlo Rovelli
  9. Il più grande uomo scimmia del Pleistocene (GA, 2001) di Roy Lewis
  10. Le braci (GA, 2008) di Sándor Márai

Varie note su questa top 10: qui contiamo le edizioni specifiche, non quanto un titolo ha venduto magari in diverse collane: per cui qui non vedete per esempio le copie vendute nelle edizioni in brossura dei vari bestseller. Inoltre, soprattutto i libri più vecchi (Siddharta e L’insostenibile leggerezza dell’essere, per dirne due) i numeri di copie vendute sono ampiamente sottostimati: non mi stupirei fatto se i veri numeri di Siddharta fossero fino a dieci volte più grandi.

La collana più venduta, sia in generale che in questa Top 10 è quella dei tascabili Gli Adelphi, che conta ben sette dei dieci libri più venduti, mentre i due libri di Rovelli e Siddharta sono Piccola Biblioteca. Si conferma che il libro economico (e piccolo) vende decisamente di più: il primo libro in brossura (Follia di Patrick McGrath, caso letterario del 1998, è al 33° posto).

In generale Gli Adelphi e Piccola Biblioteca, insieme, hanno venduto più del doppio delle copie di tutte le altre collane messe insieme. Nella serie temporale si vede l’andamento delle collane nel tempo.

Temi, generi, argomenti

La cosa bella del database delle vendite è che hanno anche un metadato loro relativo agli argomenti dei libri: questa è la distribuzione risultante.

Generi dei libri venduti.

Bonus: la coda lunga dell’editoria

Qui ci sta un lungo discorso finale.

Le leggi di potenza in editoria, come accennato durante tutto il post, sono molto importanti: sono curve/distribuzioni che si trovano molto spesso, anche in posti dove uno non si aspetterebbe di trovarle. Per capire meglio, vi invito a leggere due articoli a riguardo (meglio se in ordine):

  • un pezzo di Micheal Tauberg sulle leggi di potenza presente nei film, nella musica, nei libri
  • un articolo di Marco Goldin sui dati delle biblioteche italiane

Ma vorrei prima di tutto prendere questa lunga citazione da Il segnale e il rumore, di Nate Silver che parla di terremoti, e della legge Gutenberg–Richter. Grassetti miei.

The theory, developed by Charles Richter and his Caltech colleague Beno Gutenberg in 1944, is derived from empirical statistics about earthquakes. It posits that there is a relatively simple relationship between the magnitude of an earthquake and how often one occurs.
If you compare the frequencies of earthquakes with their magnitudes, you’ll find that the number drops off exponentially as the magnitude increases. While there are very few catastrophic earthquakes, there are literally millions of smaller ones — about 1.3 million earthquakes measuring between magnitude 2.0 and magnitude 2.9 around the world every year. Most of these earthquakes go undetected — certainly by human beings and often by seismometers. However, almost all earthquakes of magnitude 4.5 or greater are recorded today, however remote their location. Figure 5–3a shows the exponential decline in their frequencies, based on actual records of earthquakes from January 196429 through March 2012.

It turns out that these earthquakes display a stunning regularity when you graph them in a slightly different way. In figure 5–3b, I’ve changed the vertical axis — which shows the frequency of earthquakes of different magnitudes — into a logarithmic scale.* Now the earthquakes form what is almost exactly a straight line on the graph. This pattern is characteristic of what is known as a power-law distribution, and it is the relationship that Richter and Gutenberg uncovered.

Something that obeys this distribution has a highly useful property: you can forecast the number of large-scale events from the number of small-scale ones, or vice versa. In the case of earthquakes, it turns out that for every increase of one point in magnitude, an earthquake becomes about ten times less frequent. So, for example, magnitude 6 earthquakes occur ten times more frequently than magnitude 7’s, and one hundred times more often than magnitude 8’s.


Silver parla di terremoti, ma in realtà questo tipo di relazione si trova dappertutto, come non stancherò mai di ripetere. Un analogo editorale credo possa essere la relazione fra magnitudine del bestseller (quante copie ha venduto) e la sua frequenza/probabilità (quante volte accade in un certo periodo di tempo). Facendo un esempio con numeri a caso, si potrebbe dire che un libro che venda centomila copie sia dieci volte più frequente/probabile di un libro che ne venda un milione; e cento volte più frequente di un libro che ne venda dieci milioni. Ma se questa legge è vera, possiamo prevedere con una certa sicurezza che, in una certa quantità di tempo (anni, decenni, secoli?), apparirà un libro che venda anche cento milioni di copie. E, se il mondo non finisce bollito o nuclearizzato nei prossimi secoli, potremmo anche prevedere che arriverà, prima o poi, in tempi lontanissimi, un bestseller totale da un miliardo di copie (che, se ci pensate, c’è già stato: la Bibbia, o il Corano).

Ovviamente, queste sono probabilità: è come avere un teorema matematico che ci dice semplicemente “che la soluzione esiste”, da qualche parte, ma non ci aiuta in nessun modo a trovarla. Questo ai matematici può certamente bastare, ma non certo agli editori, che di fatto di stagione in stagione “investono” (leggi: scommettono, letteralmente) in alcuni titoli sperando che i loro libri migliori diventino, per motivi oscuri a tutti, il nuovo Harry Potter (o il nuovo Rovelli, nel nostro caso). I bestseller dunque esistono, ma nessuno sa quali saranno, nessuno sa perché quei libri e non altri: c’è una certa dose di caos/caso, in questo, e tonnellate e tonnellate di “senno di poi”, a riempiere tutte le fosse del mondo. Il punto è che si può essere certi che un libro sarà un bestseller solo dopo che lo è diventato, a prescindere dai meriti e dalle qualità intrinseche.

Ma, bestseller a parte, la relazione fra un “vincitore che prende tutto” e la legione di concorrenti che fanno uno, due punti è interessante e misteriosa. L’abbiamo vista anche nella prolificità degli autori (Simenon su tutti), sulla prolificità di traduttori/curatori, sugli argomenti, sulle collane. Quando questo accade, fondamentalmente, è perché da qualche parte esiste un meccanismo di vantaggio competitivo, per cui uno scrittore riesce a scrivere e pubblicare più facilmente degli altri, un traduttore lavora meglio e gode della fiducia dell’editore, una collana è più conosciuta e apprezzata o semplicemente più adatta ad un certo tipo di pubblico. È il vantaggio competitivo a generare le distribuzioni paretiane.

Andrea Zanni

Written by

Digital librarian, former president of Wikimedia Italia. I work with books and metadata.

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