“Visualizza altri commenti”: l’ipnotico viaggio nella vacuità dell’essere utente.

La mia riflessione sull’istinto di scrivere, e leggere, commenti ai post, in una lettera.
Caro Direttore,
ma lei non si stanca di leggere tutti questi commenti ai suoi post, così insulsi, boriosi, mossi dall’odio e dalla bile della rivalsa?
Io si…
Eppure sono così ipnotici.
Quando clicco su “visualizza altri commenti” mi si squaderna avanti tutta la vacuità intellettuale, morale e spirituale della nostra comunità: gli utenti. Una rappresentazione goffa, disturbante e mediocre dell’affannosa scalata dell’ “Io” sulle macerie della vita, la propria e quella degli altri.
Funziona sempre allo stesso modo: mi concedo una rapida occhiata. Dall’effetto random l’analisi è già chiara: anche questa volta il suo post ha aperto le gabbie. Le opinioni impazzano furiose, si aggrediscono l’una con l’altra, corrono in tutte le direzioni, scalpitano, si agitano, ammiccano, ma sono mute.
819 commenti. Ne leggo uno. Me ne pento subito. Non faccio in tempo a capire l’oziosità del mio gesto, quando realizzo che non riuscirò a smettere; continuo. Leggo le risposte, a qualcuna rido, qualche altra è proprio sensata e destinata ad evaporare un attimo dopo. Mi sfiora l’idea di inserirmi nel bailamme; mi ravvedo. Proseguo.
Quell’andirivieni di opinioni sono come singhiozzi, mi stordiscono, mi confondono e vorrei solo smettere di leggere. Eppure, sono così ipnotici. Ormai l’errore è fatto, mi lascio investire. Di quello che leggo mi resta poco, quasi nulla. Alla fine chi non ha urlato dissenzo si è solo affannato ad argomentare, nell’autocompiacimento, qualcosa; quasi sempre senza aggiungere nulla alla conversazione.
Tuttavia, caro Direttore, lei risponde sempre. Alimenta la conversazione, lascia che il suo pensiero venga trasportato alla deriva dall’ondivago dilagare dei commenti; non mette il punto, ma si nutre di quell’ottuso proliferare di idee.
La immagino lì, intento a muovere migliaia di utenti con un’opinione, nel tentativo di dare una spiegazione, chiarire un concetto, mettere ordine. E penso: questo è quello che dovrebbe fare oggi un intellettuale.
Dopotutto quei commenti sono la metrica della pervasività del suo pensiero. Della pervasività senza dubbio; i numeri sono numeri. Ma dell’efficacia? E del senso?
Poi mi fermo.
Dovrei forse aggiungere un punto di domanda: è questo quello che dovrebbe fare oggi un intellettuale?
Le vele gonfie del populismo in nome della condivisione, e anche un po’ delle vanity metrics, ci hanno portato lontano dal porto della ragione. Hanno solcato i mari dell’ignoranza alla conquista barbarica del sapere a buon mercato; destituito le autorità costituite del mondo della conoscenza, ormai trincerate in cattedre dal discutibile e misconosciuto valore accademico.
Abbiamo disimparato ad ascoltare, a credere e a capire, perchè abbiamo rinunciato a dire la verità fino in fondo, a lottare, a spiegare il senso delle cose come un intellettuale dovrebbe fare.
Abbiamo perso la sintesi, ci siamo noi stessi persi tra le antitesi alle tesi di chiunque. Commenti.
