Ho partecipato a una giornata di training Lovable e ho imparato molto. Prima di tutto, che la formazione serve sempre e nella vendita, oggi, fa davvero la differenza

Sono una docente e formatrice; dal 2009 vado nelle università e nelle aziende a diffondere il verbo del digitale; che scritto così, mi rendo conto, suona piuttosto generico, ma era solo per dire che conosco bene le difficoltà e le soddisfazioni che stanno dietro a una “lezione” ben riuscita. Sono una giornalista, per cui amo le storie, amo ascoltarle, amo raccontarle. E ho scritto per anni di tematiche legate al lavoro. Sono…


Viviamo in un paese sessista. Non voglio che lei subisca le stesse cose e faccia la stessa immane fatica per ottenere ciò che a un uomo è dato di diritto

Di Barbara Sgarzi

Foto di Danielle MacInnes, Unsplash

Nove anni fa, quando ho scoperto la mia gravidanza, come sa bene chi mi leggeva ai tempi, ho avuto uno choc. Avevo fatto una scelta, quella di essere consapevolmente childfree; ne ero convinta, ne scrivevo, mi prendevo i doverosi insulti (nove anni fa non era così comune parlarne liberamente, in Italia; non che oggi lo sia, constato amaramente). Una manciata di mesi dopo, con l’amniocentesi, oltre alla notizia più bella (“è sano”) arrivò la conferma: “è femmina”. Gioia del padre, che aspirava segretamente all’harem e voleva pure i gatti femmine. Tristezza e preoccupazione mie.

“Ma come, non…


Simon Biles, ginnasta stellare che, però, è stata definita da People “Michael Jordan della ginnastica” come se, senza un parametro maschile, non riuscissimo a capirne la grandezza (foto dal Guardian)

Non che sia una novità: certi commenti sbavanti sulle atlete — soprattutto della pallavolo o, peggio, del beach volley — li ricordo negli anni come un fulgido esempio di di morbosità.

Ma questa volta, con le Olimpiadi di Rio, si sono tutti superati. Passino le analisi sulla quantità di preservativi dati in dotazione agli atleti, i gossip sulle relazioni più o meno clandestine, i commenti sui look: cose alle quali siamo purtroppo abituati, che affollano i colonnini morbosi (immortale definizione di Luca Sofri, sono passati anni ma non ne trovo una migliore) dei siti dei quotidiani ogni volta che c’è…


Arrivo molto in ritardo su questa storia di Yahoo! che mette fine alla sua lunga agonia con la vendita a Verizon. Tanti ex dipendenti hanno raccontato la loro storia e la loro esperienza; in Italia, anche la mia amica Diana Letizia, che dieci anni dopo di me ci ha lavorato ed è stata responsabile della homepage.

Once Yahoo, Yahoo Forever, si diceva ai miei tempi. Era il 1998, ero una neolaurata nata nel ponente genovese (non ligure, purtroppo: il ponente operaio, non quello rivierasco), avevo avuto l’intuizione di scrivere una tesi di laurea, a metà 1997, sull’inglese del giornalismo online…


Di Barbara Sgarzi

Un uomo cammina sul lungomare all’alba, il giorno dopo l’attentato sulla Promenade des Anglais, Nizza, 15 luglio 2016. Eric Gaillard, Reuters

Sta diventando un’abitudine, sì. Charlie Hebdo e poi il Bataclan e poi Bruxelles e poi Istanbul e ora la mattanza di Nizza. E certo, mi limito ai morti “vicini”, quelli che ci colpiscono di più. Mi stupisco del vostro stupore: fate ancora finta di credere che i morti siano tutti uguali?

E l’abitudine è proseguita, come da copione, nel racconto in tempo reale fatto sui social, prima ancora che sui siti.

Cosa non è successo: non è (ancora) successo, come per Bruxelles e Istanbul, che venisse pubblicata una foto sbagliata, una relativa a un altro attentato (cosa…


Di Barbara Sgarzi

Parecchi anni fa ho visto da vicino quello che era, poteva diventare, non sarebbe mai stata l’Europa unita. Parlo del 2000, e parlo di Londra. Per i quasi trentenni di allora come me, quelli della prima generazione Erasmus (che sì, è esploso mediaticamente dieci anni dopo, ma c’era già nel 1996, quando l’ho fatto io) è stato un periodo ricco e pieno. Tutto pareva possibile: l’arrivo e lo sviluppo della rete, nuove opportunità lavorative, le Twin Towers ancora saldamente al loro posto, un mondo che pareva senza confini.

In quel periodo lavoravo a Yahoo! in Italia. Yahoo…


Dunque, io avevo una bisnonna. Ho avuto la fortuna di conoscerla, sì, e di averla fino alla mia età adulta. Famiglie contadine, si facevano i figli presto, a cinquant’anni si era nonne, a settanta bisnonne.

La mia bisnonna era una donnina minuta, con i capelli grigi raccolti a crocchia, seminascosti da un fazzoletto nero. Negli ultimi anni, unica concessione alla modernità, si era tagliata i capelli, una zazzeretta ispida ormai tutta bianca. Sotto a un fazzoletto, nero. Vestiva sempre di nero, tanto che in famiglia la chiamavano così: la nonnina nera. Una volta vidi le sue foto di anni prima…


Ho iniziato a scrivere sui giornali (di carta, ovviamente) nel lontano 1992. Da allora, per lavoro e per interesse personale, credo di aver seguito centinaia di eventi, festival, convegni, manifestazioni. Negli ultimi dieci anni, soprattutto dedicati al digitale e alla tecnologia. E ne ho organizzati alcuni: non aperti al pubblico, ma comunque rivolti a una platea di duecento giornalisti, con ospiti stranieri, livetwitting e tutto il resto.

Per questo credo di avere l’esperienza necessaria a scrivere questa piccola guida per chi si trova a organizzare qualcosa; perché volte si dimenticano dettagli banali. Perché ormai ci sono troppe cose da seguire…


I followed a workshop at Social Media Week London with photographer Olly Lang, @oggsie, and yes, people are still deeply in love with selfies. Here you find his 7 tips to take the perfect one.

1. First you have to think about your audience. Why would they want to see your Selfie? A Selfie isn’t only about you! If you don’t know your audience well then do they deserve a Selfie?

2. Second, you need to learn camera control on your mobile phone. Learn to lock exposure to decrease the exposure of your photos. If you over expose a Selfie it won’t look good, so learn to take a good photo! You can create a more dynamic image if you underexpose when you are in mixed light. …


As many people I know, I feel addicted to social media — which is kind of normal: being online it’s my job — and overwhelmed by of the restless stream of information I’m exposed to every day. That’s why I was very curious and interested when I first read about This. a new social media Andrew Golis is creating that will allow users to share one and one only link per day. Relevance, quality vs. quantity, focused information vs. general stream. What a relief. …

Barbara Sgarzi

Journalist, Adjunct Professor @sissaschool. Digital junkie. Columnist @ Donna Moderna. Sommelier. http://www.donnamoderna.com/opinionisti/barbara-sgarzi

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