La Politica del Sesso: un manifesto per la Rivoluzione. Kate Millett

Quando un gruppo governa su un altro la loro relazione è politica. Quando questa condizione si protrae per tanto tempo si sviluppa un’ideologia (feudalesimo, razzismo ecc.) Tutte le civilizzazioni storiche sono state dei patriarcati: l’ideologia su cui si basano è la supremazia maschile.

Ai gruppi oppressi è negata l’istruzione, l’indipendenza economica, il potere d’ufficio, la rappresentanza, un’immagine di dignità e rispetto personale, lo stato di uguaglianza e il riconoscimento come esseri umani. Nel corso della storia patriarcale alle donne è stato sistematicamente negato tutto questo e la negazione di tutto questo, sebbene sia attenuata e parziale ai giorni nostri, rimane lo stesso costante. L’istruzione concessa alle donne è volutamente ideata per essere di qualità inferiore, le donne sono sistematicamente formate per essere escluse dalla sfera della Conoscenza sulla quale si fonda oggi il potere — ad esempio nell’ambito scientifico e tecnologico. Sono confinate a condizioni di dipendenza economica basate sulla loro stessa vendita sessuale all’interno del matrimonio o in altre forme di prostituzione. Il lavoro che permetterebbe loro un’indipendenza economica offre loro in realtà solo un sostentamento minimo — spesso neanche quello. Le donne non governano, non sono rappresentate in nessun luogo di potere, l’autorità è loro negata. L’immagine della donna promossa dai media culturali, importanti e meno importanti, ieri come oggi, è quella di un’esistenza marginale e degradante, una vita al di fuori della condizione umana la quale rimane prerogativa esclusiva dell’uomo, del maschio.

Il governo è un’istituzione di potere, potere che si mantiene attraverso il consenso (opinione pubblica) o viene imposto attraverso la violenza. Il condizionamento ideologico corrisponde al primo metodo. Può esserci però un ricorso al secondo ogni volta che si perde il primo — stupro, aggressione, arresto, pestaggio, assassinio. La politica del sesso ottiene il consenso attraverso la “socializzazione” di entrambi i sessi alle norme patriarcali. Le norme sono le seguenti:

1) La formazione della personalità umana avviene attraverso linee guida stereotipiche per ogni categoria sessuale, linee basate sulle esigenze e valori della classe dominante e dettate da quello che il maschio come classe dominante vorrebbe vedere in se stesso e quello che invece riterrebbe opportuno vedere nella classe subordinata. Ad esempio aggressività, cultura, forza ed efficienza per i maschi; passività, ignoranza, dolcezza, “virtù” ed inefficienza per le femmine.

2) Il concetto del ruolo sessuale, che assegna il servizio domestico e cura dei bambini alle femmine e il resto degli interessi umani, delle conquiste ed ambizioni ai maschi; la carica di leader sempre e comunque ad un uomo e il dovere di seguace, in maniera direttamente proporzionale, a una donna.

3) L’imposizione del dominio maschile all’interno delle istituzioni: la religione patriarcale, la famiglia nucleare, il matrimonio, “La Casa”, la cultura orientata al maschio e una pervasiva dottrina della supremazia maschile.

Una Rivoluzione Sessuale porterebbe alle seguenti condizioni, desiderabili dal punto di vista razionale, morale e umanitario:

1) la fine della repressione sessuale — la libertà di espressione e costumi sessuali (la libertà sessuale è stata parzialmente ottenuta ma è oggi usata in maniera sovvertita attraverso il concetto di libertà per concedere e giustificare lo sfruttamento a fini patriarcali e reazionari)

2) Unisex, o la fine della divisione dei caratteri, indoli e comportamenti così che ogni individuo possa sviluppare una personalità completa e non parziale, non limitata e conformista.

3) Ri-esaminazione dei tratti caratteriali categorizzati come “mascolini” e “femminini” con una completa rivalutazione della loro utilità e idoneità umana per entrambi i sessi. Quindi se la violenza categorizzata come “mascolina” non è benvenuta, non lo è per entrambi i sessi. Lo stesso per la passività etichettata come “femminina’. Se reputiamo un valore l’intelligenza o l’efficienza considerate “mascoline”, le dobbiamo valutare tali per entrambi i sessi; stesso discorso per la tenerezza e la gentilezza ritenute qualità esclusivamente “femminine”.

4) La fine dei ruoli sessuali e dello status sessuale, del patriarcato e dell’etica, attitudine e ideologia della supremazia maschile in tutti gli ambiti dell’impresa, dell’esperienza e del comportamento.

5) La fine dell’antica oppressione di chi è giovane all’interno della struttura della famiglia nucleare patriarcale basata sulla proprietà, la fine del loro status di bene mobile, il conseguimento dei diritti umani che sono a loro tuttora negati, la professionalizzazione e perciò il miglioramento della cura nei loro confronti. La garanzia che il loro venire al mondo è desiderato, programmato e darà loro uguali opportunità.

6) Bisex o la fine della perversa eterosessualità forzata affinché l’atto sessuale cessi di essere polarizzato in maniera arbitraria tra maschio e femmina escludendo così l’espressione sessuale tra le persone dello stesso sesso.

7) La fine della sessualità nelle forme in cui è esistita storicamente — come brutalità, violenza, capitalismo, sfruttamento e guerra — in questa maniera cesserebbe di essere odio per diventare amore.

8) La conquista da parte del sesso femminile della libertà e del pieno status di essere umano dopo millenni di deprivazione e oppressione. E il raggiungimento da parte di entrambi i sessi di un’umanità che possa definirsi tale.

Kate Millett. 1968

Traduzione di Alexandra Adelson e Giorgia Succi.