I pregiudizi sugli psicologi? Si superano con l’innovazione

di Luca Bernardelli

Fonte: https://www.opl.it/public/files/2445-Cartoline_Pregiudizio_2016.pdf

Entrando nella sede di Milano dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia (OPL), tra le varie cartoline presenti nella sala d’attesa, ce n’è una particolarmente efficace dal titolo: “10 pregiudizi sullo psicologo”.

Tra i vari passaggi, troviamo “Lo psicologo è per i matti”, “Lo psicologo è per deboli”, “Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente”, “La psicoterapia dura e costa troppo”, solo per citarne alcuni.

Oltre a questo elenco particolarmente centrato, gli psicologi sono altresì abituati ad ascoltare da non-psicologi espressioni ingenue quali “Anch’io sono un po’ psicologo” (dall’idea che in fondo tutta questa professionalità non sia poi così necessaria), frasi ironiche quali “Non mi psicanalizzare!” (dal timore che lo psicologo sia un mentalista che decripta i pensieri altrui), o richieste allusive quali “Io avrei tanto bisogno dello psicologo” (dalla probabile domanda latente di uno sfogo passeggero o di un vero e proprio supporto) e potremmo aggiungerne diverse altre…

Insomma, il senso comune tende ancora oggi ad attribuire alla figura dello psicologo una singolare molteplicità di pregiudizi e stereotipi.

NUOVO MILLENNIO, VECCHI PREGIUDIZI

Ma come mai molte professioni si sono gradualmente emancipate dalle rispettive false credenze, mentre lo psicologo ritrova nel nuovo millennio vecchi preconcetti?

Il tema è complesso e multifattoriale, ma lo spunto di riflessione vuole focalizzarsi sulla parola chiave “innovazione” e sulla sua principale arma bianca contemporanea: i nuovi media tecnologici.

Infatti, il progressivo processo di sviluppo di strumenti tecnologici innovativi –concepiti a fronte di una costante focalizzazione sulla ricerca e veicolati tramite adeguati protocolli– è risultato fondamentale per accelerare le tappe evolutive di molte discipline.

Storicamente, però, la psicologia vive complicazioni che ne frenano l’evoluzione: una pluralità di approcci non sempre in sintonia fra loro, un dialogo scostante tra le neuroscienze e la pratica professionale, una limitata contaminazione con altre discipline, una scarsa integrazione proprio con la tecnologia, spesso considerata disumanizzante e fonte di stress o dipendenze, più che un potenziale concreto supporto alla relazione d’aiuto.

Tutte tematiche note, che alcune figure -accademiche, cliniche, istituzionali– particolarmente illuminate stanno cercando di indirizzare verso un nuovo rinascimento. Tanto che, negli ultimi anni, una nuova linfa contraddistingue le ricerche in campo psicologico, sempre più fertile è il terreno degli approcci di terza generazione che integrano epistemologie complementari (es.: MBSR, ACT, CFT, ecc.) e la contaminazione tra la psicologia e altre discipline – comunicazione, design, tecnologia, cinematografia– consente di avviare, seppur timidamente, dialoghi inediti e fecondi.

LE TECNOLOGIE COME STRUMENTI PSICOLOGICI

Il sempreverde mantra psicologico “Se cambi tu, cambia il mondo intorno a te” non è valido solo per gli individui, ma anche per i gruppi e le professioni.

E quando la comunità degli psicologi –più di 100.000 solo in Italia– avvierà stabilmente processi di innovazione delle proprie pratiche attraverso strumenti tecnologici contemporanei, probabilmente solo allora i pregiudizi collettivi attorno a questa figura intraprenderanno definitivamente il loro percorso di trasformazione.

Infatti, l’adozione organica, strutturale e diffusa di tool di nuova generazione da parte degli psicologi, non solo potrebbe favorire una nuova fase evolutiva e professionalizzante, ma addirittura innescare uno slancio culturale nel sempre più ampio dominio della salute mentale.

Ma quali sono le tecnologie –hardware e software– candidate a trasformare la salute mentale?

I dispositivi di monitoraggio fisiologico, per esempio, permetterebbero agli psicologi di comprendere più oggettivamente gli stati emotivi vissuti dai pazienti. Esistono numerosi devicevalidati e dall’uso consolidato, e il mercato continua a produrne di nuovi sempre più ergonomici e facili da impiegare.

Altri esempi di nuovi media molto interessanti per le professioni psicologiche sono la realtà virtuale (VR) e la realtà aumentata (AR), capaci di arricchire il livello di esperienzialità delle persone –in setting appropriati e sotto la costante supervisione di professionisti– attraverso contenuti multimediali immersivi concepiti ad hoc per favorire il benessere psicologico e il cambiamento positivo.

GLI PSICOLOGI E IL FUTURO

È dunque importante che le giovani generazioni di psicologi abbiano la forza di orientarsi sia verso una continua integrazione tra approcci e discipline differenti, al fine di generare uno scambio fruttuoso tra professionalità e lessici eterogenei, sia verso l’adozione di nuovi media tecnologici dai contenuti innovativi sospinti dalla ricerca neuroscientifica, allo scopo di agevolare le persone bisognose verso una richiesta di consulto, dato che è stato dimostrato che l’uso nel setting psicologico di tecnologie quali la realtà virtuale, riduce le resistenze di affidarsi a un professionista.

Insomma, per superare i pregiudizi sedimentati nel corso dei decenni, è fondamentale che gli psicologi siano pronti ad accogliere le opportunità offerte da questa fase storica, innovando le proprie pratiche con tecnologie in grado di aiutare platee sempre più ampie ad avvicinarsi alle relazioni d’aiuto senza remore, stimolando l’intera comunità professionale a proporsi come fulcro propulsore dei movimenti trasformativi delle società del futuro.

BECOME. Research And Psychology Hub

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