Come rappresentare visivamente il tempo?

Una frase spesso mi rimbalza alla mente, emersa qualche mattina di anni fa:

il tempo non esiste, esiste la percezione che abbiamo di esso e l’uso che ne facciamo

E’ inevitabile ormai. Quando penso alle possibili metafore visive per rendere il concetto del trascorrere del tempo, non posso fare a meno di ricordare una sequenza tratta dall’ Uomo che visse nel futuro:
il protagonista osserva dalla finestra, in sella alla sua macchina del tempo in funzione, un manichino posto in una vetrina di fronte la sua casa e il suo progressivo susseguirsi di cambio di vestiti, giorno dopo giorno, l’alternarsi delle stagioni e poi, in un’ accelerazione sempre più vorticosa, di mode e tendenze, in anni e secoli che sfrecciano veloci.

Abbozzato l’incipit d’introduzione, questo post rimase in stand by per un po’ di giorni sul mio vecchio sito, in attesa di un attimo di serenità per proseguire la scrittura, poi la coincidenza che ne devia il percorso

In realtà mi era chiaro già prima di cominciare che ci sarebbero stati dei periodi di silenzio sul blog. Non mi è sempre facile stabilire una cadenza periodica ferrea. Il tempo sedimenta argomenti ed intreccia curiosità a volte più o meno volontariamente, in simbiosi con gli stati d’animo e gli attimi legati ad altre attività programmate, tal volta schiarisce le idee ricamandole in arabeschi narrativi dove perdersi …altre volte in pastrocchi incompleti ed incomprensibili da far maturare.

Un fine settimana, ritornando al mio paese (cioè Rilievo, piccolo aggregato di case lungo le campagne fra Trapani e Marsala), scopro su uno degli scaffali della libreria a casa dei miei genitori nuovi volumetti, aggiunti da mio fratello, fra cui proprio lui: La Macchina del tempo di Herbert George Wells da cui è tratto il film di George Pal sopra citato. Ammetto che mancava ancora fra le mie letture.

La fantascienza è un tema che ha da sempre solleticato la mia fantasia, sia nella sua forma letteraria che cinematografica, soprattutto un certo genere di fantascienza, diciamo così, “futuribile”: visualizzazioni possibili nelle infinite ipotesi di evoluzioni scientifiche nel tempo o delle conseguenti metamorfosi sociali, legate a gradi progressivi nella conoscenza del macro o del microcosmo.

Due esempi fra i più noti mi calzano alla mente:

  1. la favolosa costruzione della Macchina per viaggi interstellari in Contact, una delle ipotesi più visionarie per me mai incontrate di astronave che, in questo caso, frutta il concetto del wormhole

2) le implicazioni sociali legate a divisioni di classe basate sui punti deboli emersi dall’analisi del DNA di ogni individuo in Gattaga-la porta per l’universo, tali da condizionare fin dal principio la storia e le opportunità nella vita di ogni essere umano.

L’ incontro o scontro con alcune storie raccontate, e non mi riferisco solo a quelle di fantascienza, disegnano a volte nella nostra esistenza strane e casuali coincidenze, sorprendenti ed emozionanti scoperte in quei tasselli mancanti che vengono colmati, casualità cadute semplicemente a fagiolo, tanto da pensare che alcuni libri o film emanino veramente una sorta di aura attrattiva, sintesi di una potenza oscura delle storie che vanno a combaciare perfettamente con gli attimi sospesi nelle varie persone al momento giusto.

Ogni input è concime che nutre pensieri e riflessioni.

Le storie di fantascienza, in particolare, aprono varchi nella mente che non possono lasciare indifferenti. Usando i temi della fantascienza, la realtà contemporanea stessa si illumina ai nostri occhi di una luce più reale.

“- Ebbene, non vi nascondo che per un certo periodo mi sono occupato della geometria delle quattro dimensioni ed ho ottenuto risultati curiosi. Eccovi, per esempio, una serie di ritratti dello stesso individuo a otto, quindici, diciassette, ventitrè anni, e così via. Sono evidentemente le sezioni, cioè le rappresentazioni tridimensionali del suo essere quadrimensionale, che è fisso e inevitabile.”

Come rappresentare visivamente il tempo? … o la memoria?

Herbert George Walls scrive nel 1895 il sopracitato passo!
Da lì a qualche anno il mondo della rappresentazione visiva avrebbe rivoluzionato le sue regole. Prima o poi le regole crollano perché è lo stesso trascorrere del tempo a richiederlo per poter proseguire il suo cammino.
Primi del Novecento, si arriva ad una consapevolezza: la prospettiva è un modo di rappresentare la realtà secondo un punto di vista privilegiato, e questo non è più sufficiente in quell’istante spazio/temporale. Cadono le regole classiche e si sperimentano linguaggi e punti di osservazione mai esplorati.
Il Cubismo è uno di questi. L’essenza della realtà comincia ad essere rappresentata nella compresenza simultanea dei momenti di conoscenza del soggetto: si esplora nel tempo e nei diversi punti di vista, oggettivi e nella memoria, riportandone i frammenti tutti contemplabili in un’unica visione. E’ una rivoluzione. Il tempo viene depositato sulla tela in frammenti. Fantascienza pura!
Concettualizzazione.

Percorrere la linea temporale nella storia dell’umanità presume di effettuare sempre passi in avanti?

La visualizzazione del tempo dell’ esempio esposto da Wells, usando linguaggi e modalità a noi contemporanei, potrebbe apparire così:

video-selfie + 
viralità sul web con i social + 
format + 
icone popolari = 
emotone

questa versione, che utilizza la vita di Homer Simpson condensata in un minuto, deriva dal progetto fotografico di Noah Kalina iniziato nel Gennaio 2000.

Un perfetto esempio di autoritratto quadrimensionale, progetto artistico inizialmente fotografico poi evoluto sotto forma di video. L’idea diventa anche una curiosa App per iPhone: Everyday, in perfetta linea come sintomo del nostro tempo.

Il tempo non è solo lineare ma anche una spirale ciclica che ruota vorticosamente. 
Istantaneità. 
Simultaneità.
Relatività.

Un bel tema da indagare, e molti ne hanno fatto la propria ossessione, come per Darren Almond, sintetizzata in questo alticolo.

Ma il tempo non esiste, è relativo, solo una convenzione… per esempio, tu sei veramente sicuro che giorno sia oggi?

Accadono anche cose che non ti spieghi, apparentemente anacronistiche. Perché, ad esempio, ritornare a fotografare con vecchie fotocamere analogiche? O tornare ad incidere su supporti LP? Si può considerare un passo indietro? 
No, probabilmente no. E’ un passo puramente emozionale.
Penso alla necessità, per alcuni, di non perdere nella memoria il sapore del tempo dell’attesa. Ho avuto anche io questa strana sensazione quando recentemente ho impugnato dopo anni la mia vecchia Yashica 108. Scattare sotto la consapevolezza di non vedere istantaneamente il risultato ti immerge letteralmente in un’altra dimensione!

Tornare indietro è, allo stato attuale, solo una possibile visualizzazione creata dalla fantasia… di chi sa costruirci sopra delle belle storie.
 Ad esempio questa di Mamoru Hosoda, La ragazza che saltava nel tempo

Comunque, anche se non esiste, prendetevi tutto il tempo che volete ma dategli una forma concreta…

La persistenza della memoria è un dipinto olio su tela (24×33 cm) di Salvador Dalí

…purchè sia la vostra personale forma!

Originally published at angelamariabenivegna.wordpress.com on December 12, 2014. (aggiornata il 26/04/2017)