Gli Acrobati sui ponti di van der Waals #7

Un racconto work in progress…

Frame #7 — Nuvole

Ho fatto un sogno questa notte.
Da tempo le immagini dei miei sogni non rimanevano così lucide davanti agli occhi. Forse perché era da tempo che non mi addormentavo sul divano. Tanto era domenica. Non lo so. Comunque ero fra le nuvole, come sempre.

Guardavo il progressivo modo in cui le loro forme mutavano continuamente plasmando immagini fantastiche. Ogni movimento scorreva lento, ogni variazione era miscelata alla successiva con estrema attenzione. Le continue variazioni di colore sembravano pescate da un catalogo sconfinato di possibilità, a volte tinte lievi e sfumate in accordo cromatico con il cielo, altre volte i toni si facevano più marcati di chiaro scuro, tanto da farle sembrare delle sculture solide e lucide.

Ci sono giorni impregnati di scirocco, anche in inverno qui accade e si porta dietro sempre una strana sensazione, in cui le nuvole sembrano sassi levigati dal vento. Piccole o grandi, come tante pietre lisce ed aerodinamiche, pronte per essere afferrate e scagliate contro l’orizzonte infinito con tutta la forza che possiedi in corpo, per rimbalzare lontano, più lontano che puoi.

Rimango per un po’ a contemplarle ma poi, proprio all’orizzonte, sbuca una nuvola che attrae la mia attenzione più delle altre. E’ una curiosa striscia di vapore rettilineo bagnata dai primi raggi del tramonto e naviga pacifica, solcando parallelamente la linea disegnata dalle case in lontananza. E’ lunghissima, sfilacciata, forse in procinto di scomparire da un momento all’altro, non capisco, eppure sembra ostinata a proseguire il suo cammino.

Ad un tratto la rivedo molto più vicina. Cammina lentamente proprio sulla mia testa, passa oltre e per un attimo la sua ombra oscura tutto quello che mi circonda, poi si allontana per dirigersi, questa volta in senso perpendicolare, verso l’altro orizzonte.

Noto qualcosa di anomalo.

In quella nuvola sgangherata c’è qualcosa che naviga nascosta.
Si,… sembra uno strano veicolo, tubolare, a moduli, con tanti piccoli elementi che fuoriescono lungo le fiancate. Un’astronave? … ma è possibile? Eppure non sembra un aereo. No, un momento, …non riesco a crederci, lo sto proprio vedendo!
Ho il cuore in gola in un attimo. Come se avessi inghiottito troppo in fretta tutti i pensieri convogliati in quella frazione di secondo. Tutte le fantasie, i libri letti e divorati, i film …Asimov, Philip K. Dick, … Capitan Harlock, ai Confini della Realtà.
Ero in strada ad osservare il cielo, in un paese a cui sono affezionato, a volte lo faccio di viaggiare fra le nuvole ma questa volta sembrava troppo. Non c’era nessun altro in quel momento con me, nessuno.
Stavo assistendo a quello spettacolo, il più eccitante della mia esistenza, completamente da solo.
Completamente da solo…

La nuvola fa inversione di marcia.

Sta tornando indietro?
Che diavolo sta succedendo? …possibile si sia accorta delle mie emozioni.
E adesso che faccio?

Questo non l’avevo previsto.
Ho paura.

Faccio passi indietro fino a rietrare dentro casa. Abitavo in quel paese. Chiudo la porta serrandola con tutte le mandate ma continuo ad osservare fuori dallo spioncino. La curiosità è troppa. Quella specie di veicolo si sta fermando proprio davanti, …sopra alla mia casa… e sta scendendo qualcuno. Sembrano persone normali, … ma come persone normali? niente pelle verde, antenne, tute argentate o occhi sproporzionati senza iride. Niente altezze smisurate, facce da serpente o scheletri ambulanti alla Carpenter, niente mostriciattoli impacciati alla E.T o sbavosi e assetati Alien. Niente fiamme incandescenti o bolle di luce fluttuanti che disegnano geometrie sull’asfalto. Nulla che corrispondesse a tutto l’immaginario archiviato nella mia coscienza. Solo due normalissime persone: un uomo ed una donna.
Quasi quasi ci rimango male.
No, un momento, forse è solo il più classico dei travestimenti per non spaventare gli umani fifoni, come in Starman o in Cocoon.
Si sarà sicuramente così.

Si dirigono proprio verso la mia casa.
Ma che diavolo possono volere da me?
Suonano alla mia porta
… e se sono veramente di quelli cattivi?
Che diavolo faccio adesso.
Che FACCIO?

Mi sveglio.
era solo un sogno

Ho lasciato il cellulare acceso accanto a me anche questa volta, devo ricordarmi di spegnerlo una buona volta. Il led lampeggia ancora, forse qualche altro messaggio da parte di Alberto che non sa mai se riesce a venire o no per la lezione di letteratura.
No, …è la solita promozione telefonica. Non mi interessa.
Il computer è sulla scrivania, dove lo avevo lasciato la sera prima.
Chiuso.
Il mio racconto aspetta ancora altre parole. Forse è meglio che mi metta un po’ a scrivere.

©angelamariabenivegna-2015\17
All photo by ©angelamariabenivegna

Angela Maria Benivegna

Written by

Parole e immagini https://angelamariabenivegna.wordpress.com/

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