Zollette Agrodolci

Palermo narrata a piccoli sorsi, in storie di un passato immaginario

La camera della morte nel mare

Il vento è ancora tiepido, nonostante la primavera stia ormai lasciando il posto all’estate. Respira forte e insistente la brezza sulla pelle bruciata dal sale di Carmelo, innescando un brivido involontario ma atteso, carico d’adrenalina. Quella scarica di eccitazione lo riportava nostalgicamente sempre con la memoria a quando era picciotto, e mise i piedi per la prima volta su una imbarcazione da pesca. A Carmelo il mare scorreva nelle vene e avrebbe fatto qualunque cosa per sentire la rete tirare ancora tra le mani. Un gesto carico di significato, quotidiano e rispettato, stratificato in calli e cicatrici sulle sue mani, segni che toccava uno dopo l’altro rendendo grazie come con le perle di un rosario. Questa volta l’adrenalina aveva un sapore ancora più forte, dolce ed amara allo stesso tempo, perché per Carmelo sarebbe stata la sua ultima uscita.

Per Vincenzo era diverso, lui invece era ancora picciutteddru. Poco più che un picciriddu suo padre lo aveva trascinato a fare lo stesso mestiere, visto che tanto di carta e pinna non ne voleva sapere e in famiglia erano assai a mangiare. Quel tipo di brivido lo conosceva pure lui ma non gli faceva lo stesso effetto di Carmelo, o di suo padre. No, non era di quelli che gli siddiava u travagghiu, anzi, Vincenzo voleva sempre fare qualche cosa. Però era un tipo tranquillo, il mare lo temeva un po’ più degli altri, e forse ora ancora di più visto che gli aerei di questa Guerra continuavano a lasciare tanti “bei ricondi” mare mare, che se non stavano attenti... Vincenzo in realtà avrebbe preferito trovare qualcosa da fare a terra, a Ballarò, magari a vendere aringhe affumicate o sarde salate ne buatte. Aveva una certa parlantina lui e nel commercio non guastava... insomma, un mestiere meno pericoloso, che già di morte e sangue ne aveva visto abbastanza.

Quell’alito insolitamente fresco di salsedine sembrava preannunciare adesso il loro avvicinamento. Il consueto rituale fra le varie “camere” prendeva inizio, come una lenta via crucis, avrebbe segnato l’acqua del mare da lì a poco tempo. La natura stessa sembrava fosse consapevole di ciò che stava inevitabilmente per accadere. 
I tonni rossi del mediterraneo, sono loro ad avvicinarsi, quelli dalla carne grassa e gustosa, …è il digiuno della migrazione a renderla così pregiata, è un controverso istinto di sopravvivenza a spingerli verso quella migrazione spietata. Provengono dalle acque dell’Atlantico, ma per riprodursi si avventurano verso le coste mediterranee più calde. 
Abitudinari nelle rotte. 
Il viaggio dell’amore che diventa fatale.

Dopo il passaggio dell’ombra di una nuvola il mare si colora d’argento. 
Eccoli.

Il vento, poco prima partecipe nell’attesa, adesso cessa di respirare. Soltanto un audace gabbiano osa squarciare il religioso silenzio. 
Il cuore è in gola. 
L’antico rito avrà inizio tra un attimo e l’argento si tramuterà in rosso rubino. Le mani fendono l’aria e il petto all’unisono con il gesto della croce.
Ci siamo.
Al cenno del Raìs tutti intonano la “cialoma”… e il mare trema nella mattanza!

gridava un pescivendolo al mercato: “Ama il mare! Rispettalo! …il mare ti da il pesce azzurro che ti fa bene!”

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*Le Zollette Agrodolci sono una raccolta di micro racconti, tutti liberamente ispirati alla storia di Palermo e al suo patrimonio culturale, con un occhio di riguardo alla tradizione enogastronomica del territorio e dei dintorni.
Le Zollette Agrodolci si leggono in un sorso, giusto il tempo di una pausa caffè!

Zolletta n°11
©angelamariabenivegna-2017
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