La qualità si paga, ovvero l’odissea con Mediaset Premium dopo l’addio a Sky

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Col passare del tempo, ma soprattutto da quando ho iniziato a lavorare (perché ho iniziato ad interagire col mercato con soldi miei), sto iniziando a constatare la veridicità di una frase che anni fa ritenevo fosse solo un modo per farci sborsare sempre più soldi. La frase in questione è: la qualità si paga.

Mai nulla fu più vero. Ma questo — c’è da fare una premessa — non vuol dire che pagare di più un determinato bene o servizio equivalga ad avere sicuramente maggiore qualità. No. Significa che, a parità di bene o servizio, quello che costa di più molto probabilmente (purtroppo non siamo di fronte ad una scienza esatta) ha la giustificazione del suo prezzo più alto in un’offerta qualitativa maggiore. Tutto ciò per dirvi che, se pensate di paragonare Mediaset Premium a Sky, sappiate che il confronto è improponibile. Il primo perde su tutta la linea e batte il rivale solo sul prezzo: è un gioco che vale la candela?

Fatto un noiosissimo preambolo, posso finalmente entrare nel nocciolo della questione. Riavvolgiamo subito il nastro: alcune settimane fa ho deciso di abbandonare Sky e passare a Mediaset Premium dopo essere stato abbonato al primo dal 2003 (o forse dal 2004). I motivi sono pochi e semplici. Innanzitutto il prezzo: con Sky ero arrivato (mio padre, ma per comodità farò come se fossi io l’abbonato) a pagare 73€ al mese, mentre Mediaset Premium mi ha proposto un contratto da 29€ al mese; il secondo motivo è la Champions League, che come sappiamo è un’esclusiva Mediaset Premium fino al 2018: mio padre è tifoso del Napoli, io dell’Inter; quest’anno ho dato “precedenza” a lui. La tv ormai la utilizziamo quasi per nulla: per lo più guardiamo film e calcio. A conti fatti il risparmio è di circa 500 euro annui: non pochi.

Come sono passato da Sky a Mediaset Premium? Semplice: assecondando una di quelle offerte telefoniche attivabili “solo oggi”. Solitamente quando ricevo una telefonata e dall’altra parte c’è un centralinista pronto ad offrirmi contratti vantaggiosi con quella o quell’altra società, faccio una sola cosa: metto giù il telefono senza neanche farlo parlare. Non per scortesia, sia chiaro: il motivo è che gli farei solo perdere tempo, visto che quando sono interessato cambiare gestore/operatore di qualsivoglia servizio vado a cercare personalmente l’offerta migliore. Non l’avessi mai fatto. Ora ho almeno il doppio dei motivi per mettere giù il telefono in questi casi.

Non l’avessi mai fatto. Era un caldo pomeriggio di fine agosto e, ancora non mi spiego perché, mi faccio convincere da Angelo, centralinista di una non so quale società che cerca nuovi abbonati per conto di Mediaset. La proposta è di quelle allettanti: 29 euro al mese per il pacchetto completo più 69 euro una tantum. Con decoder incluso (tra le righe mi parla di una Smart Cam) e possibilità di pagare con bollettino postale (ma solo in futuro posso cambiare metodo di pagamento). Parlo con mio padre e poche ore dopo sono già all’opera per sottoscrivere il contratto. In questo momento esatto inizia l’odissea.

Angelo si dimostra molto disponibile ma estremamente ansioso di concludere il contratto, tanto da accettare il fatto che a parlare con lui sia io e non mio padre (ma questo non è un grosso problema, visto che lo praticamente fanno tutti); arrivati al metodo di pagamento, mi chiede gli estremi del mio conto corrente: glieli fornisco, non prima di avergli ribadito che il mio conto corrente non è abilitato a pagamenti del genere. A lui importa poco, sta finalmente per concludere un nuovo contratto. Addirittura fa risultare mio padre come intestatario del mio contratto. Arrivati al termine della telefonata, gli chiedo di lasciarmi un recapito telefonico per rintracciarlo in caso di problemi: mi risponde che in caso di problemi si sarebbe rifatto vivo lui. Come puoi mai sapere se io ho problemi? Boh. Ma continua a rifiutare la mia richiesta, quindi non insisto. È questo il momento in cui ho capito che sotto l’intera vicenda c’era puzza di bruciato: non sbagliavo. Ormai la frittata era fatta, però.

Pochi giorni dopo mi arriva a casa il materiale per l’attivazione di Mediaset Premium. C’è un pacco che contiene questa Smart Cam, ovvero un contenitore in cui inserire la tessera per la visione dei canali; questo contenitore va poi inserito nel retro del televisore. Solo nei televisori compatibili, ovviamente. Ma questo non mi era stato detto: a mia richiesta “e il decoder?”, Angelo telefonicamente mi aveva risposto che sarebbe arrivato a casa, facendo sottintendere che si trattasse di un vero e proprio decoder, facendo leva sulla mia ignoranza a proposito dell’esistenza e delle funzionalità di questa Smart Cam. Si tratta di un aggeggio compatibile con uno solo dei quattro televisori che ho a casa; tra l’altro neanche totalmente, visto che non è abilitato alla visione di contenuti HD. Per risolvere il problema devo comprare un decoder HD a mie spese, mi viene detto in una successiva telefonata con il servizio clienti.

Ovviamente non è finita qui. Qualche giorno fa ricevo una lettera da Mediaset Premium: il mio metodo di pagamento non è stato accettato, dovrò provvedere al saldo delle fatture pendenti in altro modo, pena la sospensione del servizio e all’addebito di penali. Clap, clap, clap. Se ricordate, io l’avevo detto ad Angelo, eh. Poco importa: vado sul sito di Mediaset Premium e saldo la fattura per l’attivazione con carta di credito, poi provo a cambiare il metodo di pagamento del canone mensile e scopro con stupore che non c’è il bollettino postale. Ma come? Angelo mi aveva detto il contrario. A questo punto mi sento raggirato. In preda alla rabbia telefono al servizio clienti di Mediaset Premium (gli operatori in questa circostanza si sono dimostrati scortesi e incapaci: ma che importa, ormai il cliente è conquistato, no?) non per chiedere spiegazioni (d’altronde quelle sono le condizioni, colpa mia che non ne ero a conoscenza) ma per trovare il modo di contattare Angelo e dirgli se fosse a conoscenza del fatto che mi ha raggirato e che non ho ricevuto alcuna telefonata da lui per sincerarsi del buon esito dell’intera operazione. La risposta? Il servizio clienti di Mediaset Premium non può fornirmi queste informazioni, se voglio devo inviare un fax (quando devono farti sottoscrivere un abbonamento invece sono velocissimi: in un quarto d’ora completi l’intera operazione) o rivolgermi alla gestione consumatori. Non perdo ulteriore tempo e invio una segnalazione al Codacons. In attesa di risposta, chiederò a chi ne sa di più e intanto cerco il numero da cui ho ricevuto la prima telefonata di Angelo per provare a sentirlo.

Non so esattamente come finirà, ma so che non finirà qui. Ripeto: mi sento raggirato da una persona — e da una società — che è sparita nel nulla e che non ho modo di rintracciare. E forse sono stato un fesso, lo ammetto: innanzitutto perché sono venuto meno al mio principio di non accettare offerte per via telefonica; e poi perché, una volta accettata, mi sono fatto convincere “a parole” senza approfondire nel merito — e su carta — ogni questione, come solitamente faccio, senza visionare un documento che attesti quanto detto verbalmente. C’è una morale in questa vicenda? Forse. Ognuno può trarre una lezione da questo post, lascio a voi ogni giudizio.

Tornando ad un discorso più generale: è proprio vero, ripeto, la qualità si paga. Con Sky spendi 500 euro in più all’anno ma sono soldi che ti evitano tante scocciature; con Mediaset Premium le prime settimana sono state un’odissea: non immagino le prossime. In conclusione: vale la pena passare da Mediaset Premium a Sky? Forse sì, tenendo conto di tutti i pro e i contro. Ovvero di una qualità dei contenuti nettamente più bassa e di un’assistenza altrettanto scadente in cambio di un corposo “sconto” sull’abbonamento.