Perché vuoi venire a Londra?

Londra è grigia, fredda, piove sempre e quando c’è il sole, a meno che non sia luglio inoltrato, tira un vento gelido che penetra nelle ossa.

Londra è cara, cara da impazzire; una colazione nel più misero Starbucks non costa meno di 5 sterline e quando torni a casa distrutto da una giornata lavorativa particolarmente intensa un cinese take-away meno di 7 sterline non lo paghi.

Londra è affollata: farai sempre la fila, anche se vivi in zona 5, anche se prendi una bottiglietta d’acqua nell’off licence più sperduto, per non parlare delle scale mobili delle stazioni della metropolitana: invase da turisti con espressioni attonite, sopraffatti dalla grandezza di questa città. Si fermano a leggere le loro mappe di carta esattamente in mezzo al flusso di lavoratori, londinesi e non, che li travolgono correndo disperatamente verso i binari per non perdere il treno e guadagnare mezz’ora.

Londra è stressante: due settimane dopo il mio arrivo le mie difese immunitarie si sono abbassate talmente tanto che sono stata ricoverata in ospedale. Ho perso 5 kg che ancora non riesco a recuperare.

Non avrai mai una casa tutta tua, con le tue piante grasse e le tue foto in soggiorno, a meno che tu non sia un manager o abbia uno stipendio quattro volte superiore alla media: le case qui si condividono, ovviamente con persone che non conosci. Si usano le stesse pentole, le stesse posate e gli stessi piatti ma non si cena mai insieme. Ecco perché nei supermercati impazzano i pasti pronti per commensali solitari.

E se pensi di cavartela dicendo “tutto sommato a me andrà meglio perché condividerò la stanza con il mio ragazzo o la mia migliore amica” sappi che non sarà facile dividere un loculo da 1000 sterline e sopportarsi ogni notte.

Londra è ingiusta: ogni mese arrivano migliaia di italiani speranzosi, laureati, le cui famiglie si sono sacrificate per dare loro un’opportunità di trovare qualcosa che li faccia vivere decentemente, magari qualcosa per cui hanno studiato tanto, una possibilità di esprimere se stessi e le loro potenzialità. Invece vengono sfruttati e basta.

Oggigiorno siamo troppo abituati a pensare che sfruttamento sia solo quello a cui sono sottoposti i giovani italiani: stage di sei mesi non retribuiti, qualche buono pasto se ti va bene, proposte di lavoro a tempo pieno pagato meno di un part time, buste paga che non arrivano… e chi più ne ha più ne metta.

Vedo ogni settimana proteste davanti a Burberry per uno stipendio più giusto, e a quanto pare sono gli unici che hanno il coraggio di dare voce alle loro frustrazioni.

Ho un lavoro per cui nutro molte aspettative, per cui ho penato tanto, per cui dò il massimo sempre con entusiasmo e con passione: adesso voglio di più. Ho sempre fatto valere il mio punto di vista, ho dato il mio contributo e offerto la mia conoscenza per far crescere la compagnia e dare spunti in più, ma anche qui il mondo del “retail” è crudele.

Mi sento solo di dare un consiglio col cuore a tutti i giovani disoccupati italiani che stanno facendo la valigia per venire in questa metropoli a cercare il tanto desiderato lavoro, proprio come ho fatto io quasi un anno fa: studiate, studiate, studiate.

A che cosa serve Londra se non per imparare?

Non lasciatevi sfruttare, non venite qui con la sola idea di fare i camerieri da Caffè Nero o i commessi da H&M.

Solo perché avete abbandonato casa e famiglia carichi di speranze avete una forza incredibile.

Create un progetto, ponetevi un obiettivo, qualcosa di concreto e inseguitelo. Imparate il più che potete da soli, lavorate di giorno e studiate di notte, e puntate sempre in alto. Non abbattetevi mai perché ci penseranno gli altri ad abbattervi, e farà male.

Ma soprattutto combattete coi denti stretti per ottenere quello che è giusto per voi.

Conoscerete persone straordinarie: non abbiate mai paura di chiedere loro “can you teach me?”.

Ogni giorno qui si impara qualcosa di nuovo.