Hai una videocamera in tasca e sai come usarla (più di quanto pensi)

Rispetto agli anni dei filmini delle vacanze abbiamo imparato a fare buoni video in modo naturale.

Qualche mese fa, durante il canonico Q&A al termine di uno dei miei corsi di video marketing, mi chiese di parlare un ragazzo fino a quel momento molto attento e molto silenzioso. Gli rivolsi la parola, e mi disse: “Non ho in realtà una domanda specifica da fare, volevo solo dire che ero venuto qui con l’idea di imparare finalmente a fare video, invece ho solo scoperto quanto è difficile”.

Questa grosso modo la mia reazione:

Il fatto è che lo capisco. Si, perché nonostante non ci siano ormai dubbi sul fatto che il video sia uno dei principali strumenti di conversione (e non ho bisogno di annoiarti con le statistiche che lo confermano: quante volte tu stesso hai cercato su Youtube una destinazione turistica, un tutorial di un servizio, le recensioni di un prodotto, prima di deciderne l’acquisto? Tante, ne sono sicuro), realizzare video efficaci per raccontare la tua azienda non è facile. Le ragioni però sono probabilmente diverse da quello che potresti pensare, e forse occorre un cambio di prospettiva per capirlo.

Normalmente si tende a pensare che le difficoltà siano di ordine pratico; le riprese, il montaggio, l’audio, insomma un non saper fare. Ma succede una cosa strana: tra amici e in famiglia ci è sufficiente uno smartphone per scrivere post sui social e fare foto e video, mentre in ambito professionale — soprattutto là dove il nostro lavoro coincide felicemente con le nostre passioni o la nostra vita — usiamo spesso foto e testo, ma di video non ne facciamo. Curioso no? Proviamo a capire perché tornando un po’ indietro negli anni.

I meno giovani ricordano bene gli anni d’oro delle pessime e ingombranti telecamere VHS o Video 8 (anni ‘80 e ’90) che si trascinavano con sé con lo specifico scopo di realizzare il famigerato filmino della vacanza. Erano gli anni in cui si facevano i video perché si aveva la telecamera (e si infliggevano agli amici solo perché li avevamo fatti).

Da quando abbiamo i nostri smartphone sempre in tasca, la situazione si è rovesciata: a chi capita mai di fare un video solo perché ha lo smartphone con sé? Invece, quello che succede è che si fa un video perché c’è un motivo. La disponibilità costante di uno strumento porta a farne un uso più selettivo, e senza saperlo si opera una scelta molto evoluta: si sceglie di fare molte foto perché gli istanti da fermare sono moltissimi, si sceglie invece di fare un video solo quando succede qualcosa. Occorre dunque un evento di cui essere testimone.

Questo comportamento è diventato sistema: crei e condividi video della tua vita con i tuoi familiari o amici, ne ricevi a tua volta e li guardi fino alla fine. Non pensi al montaggio, non pensi alla grafica, non pensi al tuo profilo migliore e non pensi alla musica più adatta. Soprattutto non pensi alla durata, un problema che si pone solo chi ragiona sui video in modo astratto. Se condividi un video che hai fatto (o che ti hanno inviato) è perché ti piace, e se ti piace normalmente c’è un motivo. Tutto quel che serve per fare un video piacevole è nel movente che ti ha spinto a premere il tasto REC e poi il tasto SHARE.

Nella tua attività professionale invece, che si gioverebbe moltissimo di questo approccio familiare che ho appena descritto, se prendi in considerazione il video come strumento di comunicazione e di coinvolgimento tendi a irrigidirti, perchè torni a ragionare esattamente come all’epoca delle telecamere VHS, ovvero: devo fare un video perché devo fare un video. I risultato è che ti annodi fra le telecamere, i microfoni, le luci, il montaggio, il non saper fare, il non c’è tempo, e varie altre componenti certamente importanti, ma lontane dal movente essenziale: quell’evento di cui in altre situazioni sei stato testimone, e che ti ha spinto in maniera naturale a girare e condividere un video con il tuo smartphone.

I tuoi clienti, i tuoi fornitori, i tuoi collaboratori, sono come gli amici e i familiari con i quali condividi gli eventi della tua vita per il piacere tuo e loro. Se sono un tuo cliente affezionato, mi farà piacere trovare sui tuoi profili sociali o ricevere su app di messaging un video che mostra la nascita di un nuovo prodotto, l’inaugurazione di una nuova sede, la creazione di una ricetta particolare, la dimostrazione dell’uso più efficace di un servizio. Ma mi farà piacere anche una tua chiacchierata veloce con un compaesano brillante, o la visita narrata dei dintorni dei luoghi in cui vivi e lavori e che danno profondità o storia al tuo prodotto, o un qualsiasi siparietto simpatico che vorrai creare durante una giornata lavorativa. Ogni piccolo o grande evento, casuale o progettato, è il carburante che fornisce ad un video la miglior ragione di esistere.

Tutto ciò non deve certamente essere inteso come un invito ad un superficiale spontaneismo, né a trascurare il valore della qualità di un prodotto curato, anzi; è piuttosto un invito a ripartire dall’essenziale, per poi provare a migliorarlo senza mai dimenticare il movente principale. Puoi iniziare a condividere il video di un evento appena finito, puoi giocare a trasmetterlo in diretta su facebook, oppure puoi creare e condividere diversi brevi video mentre l’evento sta avvenendo; da lì a crescere potrai progettare e confezionare sempre meglio i tuoi eventi e i tuoi video: non farai altro che arricchire qualcosa che aveva già in sé i germi giusti per funzionare.

Tornerò di nuovo su questi argomenti, soprattutto sulle tecniche più smart ed efficaci per realizzare video che nascano da un evento, e sui modi migliori di trovare idee per inventarne ad hoc. Lo farò nel corso del consueto appuntamento workshop di una giornata al Digital Update (vi aspetto il 14 Dicembre a Bologna), e ne parleremo – con molta pratica – nei brevi e intensi workshop dell’AB Digital (il 15 e 16 Dicembre a Prato).

#YouCanVideo