Le multe dell’Antitrust cosa risolvono ?

Ennesima multa alle compagnie telefoniche da parte dell’Antitrust, o meglio dell’autorità garante della concorrenza e del mercato .

Basta seguire regolarmente il sito dell’AGCM per vedere quanto sono frequenti queste multe alle compagnie telefoniche, ma anche alle assicurazioni o alle società elettriche.

L’ultimo provvedimento è del 03 marzo e multa Telecom e Vodafone per il passaggio da gratuito a pagamento dei servizi di reperibilità.

Leggiamo dal comunicato stampa AGCM:

L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato ha irrogato, rispettivamente, una multa di 400mila euro a Telecom e una di 500mila a Vodafone, per aver adottato pratiche commerciali scorrette in occasione della trasformazione dei cosiddetti “servizi di reperibilità” (“Lo sai” e “Chiamaora” nel primo caso e “Chiamami” e “Recall” nel secondo) da gratuiti in servizi a pagamento.La scorrettezza della condotta, secondo l’Antitrust, consiste nell’aver mantenuto attivi questi servizi sulle sim vendute prima del 14 giugno 2014, anche dopo la loro trasformazione in onerosi, imponendo ai clienti l’acquisizione implicita del consenso a fruirne se non avevano provveduto di propria iniziativa a disattivarli. Ai sensi del Codice del Consumo, queste condotte sono state ritenute pratiche commerciali di per sé aggressive, consistenti in forniture non richieste.
L’Agcm ha irrogato inoltre una sanzione di 150mila euro a Vodafone, in quanto per le sim commercializzate dopo l’entrata in vigore della nuova normativa, l’operatore ha adottato infatti una modulistica che prevede l’acquisizione implicita del consenso del cliente a sostenere il costo supplementare per i servizi di reperibilità.

Ma a cosa servono queste multe milionarie dell’AGCM ? Si tratta sempre di sanzioni amministrative, l’AGCM non impone mai il rimborso ai clienti, nè tantomeno intima alla cancellazione della pratica commerciale scorretta. Telecom e Vodafone pagheranno la multa e continueranno a far pagare questi servizi, a non essere chiari con i loro clienti, a chiedere firme autorizzative preventive senza fornire adeguate spiegazioni .

Proprio questa settimana ho attivato una nuova SIM Vodafone ed ho messo 3 firme sul modulo prestampato, scritto in caratteri piccolissimi, senza che il commesso del Centro Vodafone mi dicesse cosa stavo firmando e mi desse il tempo di leggere. La firma è una prassi, un obbligo per avere la SIM e ciò che si firma è oscuro fino a che produce i suoi frutti.

Le multe dell’Antitrust sono un pedaggio accettato dalle compagnie, messo in conto, per poter continuare ad operare senza eccessivi ulteriori disturbi.

Su lancio di questa notizia sul sito dell’ANSA, tra i commenti Luca scrive così:

Ok, vada per la multa. Vada anche per la pubblicità all’Antitrust che fa finta di lavorare da parte degli utenti… Ma poi, i servizi di reperibilità da gratuiti passati a pagamento, ritorneranno gratuiti o no? E se non lo fanno, gli si fa un’altra multa tra tre o quattro anni di un’altro milione di euro quando da quei servizi ne hanno guadagnati illecitamente quattro? A volte mi sembra che Antitrust e cose del genere lavorino dalla parte di (in questo caso) Telecom, Vodafone e Wind. Farebbero vedere che lavorano dalla parte dei cittadini se avessero pubblicato una notizia del tipo: «Da domani i servizi che erano passati da gratuiti a pagamento ritorneranno gratuiti perché altrimenti le telco, dopo aver pagato una multa da 1.5mln ne dovranno pagare un’altra di un milione ogni centomila euro guadagnate da quei servizi.

Il ragionamento non è corretto nel caso specifico, visto che l’AGCM non ha contestato il pagamento del servizio, lo possono mettere a pagamento, ma la poca chiarezza su disattivazione ed attivazione del servizio; però è un ragionamento valido e corretto nella forma, ossia le multe dell’Antitrust alla fine non difendono il cittadino che si vede comunque sottomesso ai sorprusi delle aziende.

L’Antitrust incamera e il cittadino continua a pagare. Già, chi incassa li soldi di queste sanzioni ? Secondo Antonio Galdo di Panorama :

Circa la metà va all’Ipi, il braccio operativo del ministero delle Attività produttive, e il resto, a pioggia, viene diviso tra regioni, Guardia di Finanza, associazioni dei consumatori, Agenzia delle dogane e Unioncamere.
A incassare la sua quota con una strana partita di giro c’è perfino l’Isvap, l’ente che controlla le compagnie di assicurazione. Pure quelle multate dall’Antitrust.

Originally published at www.clientiesperti.it on July 26, 2015.

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