Sembro una 16enne impazzita. Mi sono guardata le tue foto almeno fino a 2 anni fa e — DIO — sei una donna.

Sei una donna stupenda, nonostante molti ragazzi e ragazze della tua età (e forse anche della mia) non sono niente altro che ragazzotti buttati fuori dal letto la mattina per una tazza di latte caldo dalla mamma.

Tu sei spaventosamente bella. Sei quel pozzo che hai paura di guardare da piccino, ma ti affascina come poche cose che hai incontrato sul tuo cammino. Affascinante, misterioso; qualcosa che stravolge il tuo modo di guardare il mondo perché mamma ti dice sempre di guardare dritto di fronte a te e invece qui ti ci hanno portato per guardare in basso. Ed è tutto nero.

Non vedi nemmeno il fondo.

Ma ne sei attratto da quel fascino, senti che non puoi starci senza, lo senti crescere insieme a te.

Ti ho sentita dentro subito.

Stai crescendo come una biglia impazzita e io che ti ho accanto sono più impazzita di te. Lo sono da anni e sto aggiustando il tiro ora. Prima avevo solo la curiosità di capire cosa cambiava tra quel che c’era lì dentro e quel che c’era fuori. Sentivo un vuoto in quel che avevo fatto fino a quel momento e ciò che farò domani.

Una sola cosa ci lega: un abisso d’età.

L’intimità che ci ha trasportate a vivere ogni istante delle nostra relazione mi spaventa e stupisce. Eppure un equilibrio sottile ci accompagna quotidianamente, anche quando il mio cervello non riesce a spegnere Te.

Ogni foto fatta insieme e conservata nei nostri telefoni, ogni dialogo o silenzio in auto, ogni sguardo in compagnia è la base di domande che trovano l’attacco a nuove risposte, nuove corse insieme.

Forse.