La disponibilità pubblica degli HT e il safety check di Facebook sono due aspetti deboli del dover usare due servizi privati per fare comunicazione pubblica.
- Twitter, giustamente dal suo punto di vista, non riserva specifiche parole chiave per i suoi hashtag, rendendo disponibile l’intero vocabolario a disposizione di tutti, spammer e polemisti compresi
- Facebook apre il safety check per bontà sua, quando lo ritiene opportuno, sulle emergenze ritenute tali a proprio insindacabile giudizio.
Il fatto che dal basso questi servizi siano visti come una sorta di bene para-pubblico tende a far dimenticare che sono servizi privati con logica privata qui non si può ragionevolmente chiedere di impedire lo spam su HT o di aprire a comando il safety check.
Mi rendo conto che è un problema irrisolvibile, sia strutturalmente (riservare parole chiave solo ad alcuni account limita l’utilizzo del mezzo) che giuridicamente (non possiamo nazionalizzare un servizio privato internazionale). Cionondimeno quando incontriamo punti di contatto fra la realtà civile e il mondo digitale commerciale, dobbiamo metterli bene a fuoco perché possono essere armi a doppio taglio.