Ho letto “Il commissario Soneri e la legge del Corano” di Valerio Varesi

Ho letto “Il commissario Soneri e la legge del Corano” di Valerio Varesi

È una storia già sentita. Quale storia non lo è? La differenza è che questa storia parla di quello succede sotto casa nostra. E così attuale, non ci è mai stata raccontata.

C’è un morto ammazzato e c’è un commissario che indaga. Fin qui ci troviamo di fronte alla classica situazione di partenza del genere poliziesco. C’è un vecchio cieco che come l’indovino Tiresia, come lo spettro della città di un tempo — di quando lui ci vedeva, — è testimone chiave di un’indagine che presto trascende il semplice regolamento di conti tra bande del sottobosco della piccola criminalità di periferia. Sì, perché il ragazzo morto apparteneva alla comunità islamica, e al commissario questa cosa dà lo spunto per iniziare un viaggio ai confini della nostra società, della nostra morale e della nostra politica. Non fosse altro che il commissario si chiama Franco Soneri, e non è un commissario qualunque.

Questo romanzo, infatti, contiene tutti gli spunti necessari per porci domande che vanno al di là dell’etica, del bene e del male, e ficca il dito nelle ferite della nostra attualità, scomodandoci e mettendo alla prova il nostro ‘buonsenso’. Perché il male ha un’origine meno individuabile di quanto si possa immaginare. Perché qui non ci sono buoni e cattivi, ma c’è uno scontro di inciviltà in cui il principio di esplosione è vicino, in cui esisterebbe un terzo elemento che potrebbe intervenire nello scontro, ma non c’è.

Ci sono integralisti islamici, ci sono perbenisti cattolici, ci sono persone che ce la mettono tutta per sopravvivere, e altri che vorrebbero semplicemente garantirsi la sopravvivenza a discapito del più debole, e dei cosiddetti ‘soliti sospetti’. Ci sono le ronde? Ve le ricordate le ronde cittadine? Certo che ve le ricordate, perché ora sono tornate e non hanno più un colore politico, ma l’urgenza della necessità. Mancano solo le Istituzioni, manca uno Stato che negozi la convivenza tra le persone, c’è solo Soneri, coi suoi vecchi sodali e qualche nuovo amico, che fa quel che può per assicurare il colpevole alla giustizia.

In questo romanzo, però, non c’è un solo colpevole. Ci sono categorie sociali — una volta le avremmo chiamate classi, — che si scontrano senza più il termine di una certa distanza, di uno spazio d’azione su cui poter programmare una ‘politica’. Perché è troppo tardi, l’escalation del conflitto è arrivata a un punto di non ritorno.

I romanzi di Valerio Varesi sono intessuti con quella grazia sartoriale che si fatica ormai a trovare nella narrativa italiana. Più in generale, nel bolidismo comunicativo che ci sfreccia veloce attorno, e che trasforma tutti in lettori e scrittori ‘di se stessi’ nell’era della vanità dei social network che ancora la maggioranza di noi non ha imparato a utilizzare.

C’è filosofia, c’è storia; perché Valerio coi suoi romanzi fuori dal canone soneriano ha affrontato come nessun altro finora la cronaca degli ultimi cinquant’anni di politica italiana.

Soprattutto c’è un ‘di più’. E questo credo sia il valore, il contributo che un narratore di calibro (e uso questa parola non a caso) può dare all’atto stesso del racconto.
 Valerio non si limita alla narrazione drammaturgica; anzi spesso divaga da essa, prende i suoi tempi, diluisce la drammaturgia per lanciarci all’interno di una narrazione di contesto mirata dritta al cuore del problema. I nostri problemi, quelli del nostro Paese, quelli del cambiamento della nostra pigrissima società.

Tutto questo lo fa con una raffinatezza fraseologica che accarezza il pelo del lettore, facendoci arrivare insieme ai protagonisti a conclusioni coraggiose, che ci sfidano di domanda in domanda.

Il romanzo s’intitola ‘Il Commissario Soneri e la legge del Corano’, l’editore è Frassinelli.

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