Il blog è morto, viva il blog

Perché un nuovo sito, e perché è meglio un blob di un blog.
uno streaming of consciousness
Chiudete l’internet. Oppure finisce male, finisce come la torre di Babele ma alla fine, che tanto non è uno spoiler come va a finire: che tutti parliamo lingue diverse, che tutti apriamo il nostro quotidiano personale, il nostro canale radio personale, facciamo le dirette Facebook e Periscope personali, e tutto diventa così personale che non solo noi siamo gli unici a capire il nostro canale, ma siamo anche gli unici a frequentarlo.
Insomma abbiamo gli strumenti per parlare a tutti, ma siccome tutti stanno parlando, nessuno ascolta più di tanto.
Lo so. Non sono mica il primo a pensarla così. Guardiamoci attorno un attimo. Persino chi ascolta musica, chi legge libri, chi guarda film, ormai invece che continuare ad ascoltare, leggere o guardare che fa? Recensisce. Poi dopo un po’ che recensisce comincia a produrre — perché siamo tutti prosumer (termine che dal 1980 ci definisce come produttori-consumatori), — e mette in mostra quello che secondo lui sa fare meglio di chi ha ascoltato, letto, o guardato recentemente. Produce dal basso, ma guarda tutti da molto molto in alto.
Stiamo davvero diventando dei prigionieri ingabbiati nel proprio mondo ego-riferito, incapaci di ‘sentire’ gli altri, presi come siamo a dire la nostra? Siamo davvero, nella peggiore delle similitudini possibili, diventando delle creature isolate nella massa, che si nutrono di sé stessi, coprofagi della loro espressività, delle scorie purulente delle loro emozioni più alte?

Forse no, forse questa è davvero la torre di Babele, ma la storia funziona al contrario, come nell’ingegneria inversa. Forse abbiamo appena cominciato un percorso di comprensione reciproca, che parte inevitabilmente da noi stessi, dall’espressione della nostra proiezione prima, e del nostro de profundis poi; e si allarga agli altri, una persona alla volta, un contatto alla volta, un like dopo l’altro. Forse c’è davvero una strada che porta alla transizione da una società con protesi digitale a una società nuova, condivisa e non digitotalitaria (mi è scappato un neologismo), ma questo accadrà solo se ora ricominciamo a far caso ai contenuti.
Smettiamo di dare corda a chi abbaia affacciandosi ora a quella, ora a questa finestra di commento, e interagiamo con chi ci dà davvero qualcosa, e l’unico modo per farlo è ascoltare prima di parlare. Ascoltare anche dopo, prima di replicare. Instaurare un dialogo, smetterla d’incrociare i monologhi. Smetterla di criticare e aggiungere al calderone il proprio contributo positivo.
In quest’epoca in cui la più insignificante delle adolescenti esibisce il suo blog, forse non c’è nulla di più desiderabile di questo: un segreto.Amélie Nothomb
Il mio segreto lo voglio condividere. E se si dovrà passare dallo stream of consciousness al più contemporaneo streaming, ben venga. Con buona pace dell’immensa, amata, Virginia Woolf.
Vamolà, come diciamo a Bologna. E Buone Storie, come dico io.