Pausa

Se guardo alla mia vita posso rivedere tanti episodi che mi hanno plasmato, arricchito, danneggiato, ricostruito. Provando a zoomare all’indietro potrei dare un titolo a ogni epoca, ma zoomando ancora di più sono quattro le grosse ere che ne vengono fuori: in divenire, quello che ero, quello che credevo potessi essere e quello che potrei essere.

In divenire non vale la pena guardarci ancora dentro. Sono le solite storie di un adolescente inespresso o, meglio, definito a ‘sua insaputa’, quando non ti accorgi dei passi falsi o dei successi che ti possono capitare e, soprattutto, non sai che gli uni e gli altri ti cuciranno addosso l’abito che definirà il tuo stile.

Quello che credevo potessi essere voleva porre rimedio agli eccessi e alle anormalità della seconda fase perché incapace di vederne la ricchezza e lo splendore. Qui comincia la mia crisi personale, la discesa verso il buio, il carico di responsibilità che aumenta senza sapere come muoversi, la rinascita, il pantano che impedisce di muovere i passi, la crisi economica e l’oggi.

Oggi sono in pausa perché so quello che potrei essere ma non ho ancora la struttura per indossare di nuovo i panni di quello che ero in versione evoluta. Evoluta nella giusta direzione.

Tu non lo sai che cosa questo voglia dire. Purtroppo non mi hai conosciuto così e sicuramente avresti avuto da ridire. Avrei voluto però avere le idee più chiare e avrei voluto mostrarti quei panni. Tra quei panni ce ne sono di bellissimi che ho intenzione di indossare ancora.

Lo farò perché so cosa voglio. Devo tenere a bada la smania, mordere il freno. Perdere occasioni e concentrarmi sull’obiettivo principale. Cercando di far sì che questa pausa non duri troppo a lungo.