“Aiutarli a casa loro. Lo diceva anche il PCI”

MASSIMO MICUCCI· 10 Luglio 2017

Sono stato per un po’ responsabile per la Cooperazione con i Paesi in via di Sviluppo del PCI e poi PDS. Anche allora il mantra era aiutare le popolazioni in via di sviluppo a crescere con le proprie forze. Decolonizzazione e divisione del mondo in sfere di influenza contrapposte non erano state risposte sufficienti alla crescita di sistemi autonomi economicamente e politicamente sostenibili nei paesi di quello che allora si chiamava terzo mondo. Rompendo in parte con impostazioni ideologiche terzomondiste, il PCI parlò di interdipendenza (mi fa notare Maurizio Carrara del CESVI ) attingendo alla Conferenza Episcopale America Latina, parlò vie nazionali e di aiuti allo sviluppo. La spinta venne dal Partito Radicale con le marce contro la fame e l’obbiettivo dello 0,7% del PIL dedicato agli aiuti. Si sostenne poi che la cooperazione aveva fatto anche danni gravi ( verissimo come in Somalia ed in Etiopia) , che non doveva essere solo governativa, nè solo bilaterale, che doveva comunque essere mantenuta alta, e solo più tardi si capì che doveva riguardare anche la sostenibilità dei sistemi politici e giuridici. Ebbe anche buoni risultati ( in Mozambico e in Angola ad esempio). La metafora dell’”insegnare a pescare” fu contrapposta anche dalla ONG a quella della carità pelosa e della elargizione a pioggia. Lo sfondo di enormi migrazioni sembrava riguardare altri quadranti (i boat people del Viet-Nam, gli esodi dalle carestie). Persino “we are the world” aiutava i rifugiati Etiopici a casa loro sia pure nelle emergenze. Gli aiuti non bastano, non sono mai bastati, dovevano e debbono emanciparsi da errori terribili, da egoismi evidenti, da troppa corruzione locale e non, ma restano un punto chiave della politica di sinistra. O no ? Non è forse aiuto a casa loro la cancellazione del debito (di che stiamo a parlare?). I governi di destra hanno ridotto ovunque l’impegno senza cambiar nulla, la sinistra fino a poco tempo fa si dedicava ad altro. Di aiutare, oltre le emergenze, e di investire nella crescita si è parlato sempre meno. Che Matteo Renzi, appena diventato segretario del PD e poi premier, abbia vistato innanzitutto l’Africa e l’Africa Australe resta una novità cui hanno fatto seguito investimenti comuni. Una novità pari al fatto che finalmente la Farnesina non è più solo il dicastero delle feluche e della politica estera ma della Cooperazione allo Sviluppo. Oggi è forse più evidente che senza aiutare, innanzitutto con politiche non protezioniste, ma anche con aiuti ed investimenti comuni strutturali mirati e concentrati, il problema delle ondate migratorie resta una discussione (utile) su come fare meglio solo i nostri interessi. Credo che Emma Bonino lo sappia. Persino dire, cosa giustissima, che di immigrazione ed integrazione abbiamo bisogno, senza vedere la necessità di condivisione multilaterale, senza battersi contro l’ipocrisia di tanti stati europei e senza affrontare le radici dell’ingiustizia finisce per rendere quell’egoismo solo più compassionevole. Salvare vite alla deriva è un dovere da condividere, ma non per lavarsi la coscienza da quelli che “muoiono a casa loro” perché non hanno neppure questa prospettiva. Per questo da una vita preferisco leggere i libri e rapporti che ascoltare slogan o far caso alle webcard. Questi dicono che il mondo è andato avanti, ma ancora troppi soffrono a “casa loro” di disuguaglianza alcuni riescono ad andarsene. Ciò è tanto più assurdo adesso che la crescita da loro si avvia e da noi è rallentata, ed è tanto più importante ed interessante per noi e per tutti i continenti guardare non solo a “casa nostra”. Solo con una buona dose di ipocrisia si può considerare dunque la frase ed il ragionamento fatto da Matteo Renzi, un ragionamento di destra.

Una bugia che sfrutta la condizione di chi soffre, tanto più che il ragionamento viene fatto a nome dell’unico governo, assieme alla Grecia, che ha salvato vite nelle nostra Casa Europa e che riconosce con lo Ius soli un diritto minimo, che alimenta un dovere da parte di chi sta qui.

Ma l’ipocrisia rasenta il razzismo “da terrazza chic” se si omette di dire come affrontare la questione più di sinistra di tutti: aiutare le crescita, l’eguaglianza di diritti, lo sviluppo, la libertà ed il diritto a casa di chi non ce li ha. Nei fatti.

Massimo Micucci

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