Catalan Thriller. Puigdemont non scioglie più il Parlamento “sospeso”.

Pur reagendo duramente ( a parole) all’adozione dell’art 155 della Costituzione, ( con vastissima maggioranza) da parte del Senato Spagnolo, il leader del governo secessionista “aveva” deciso di proporre lo scioglimento del “Parlamento della Indipendenza «sospesa»”; rinunciando alla Dichiarazione Unilaterale di Indipendenza e convocando nuove elezioni. Obbiettivo : fermare a sua volta la sospensione dei poteri della Generalitat. La svolta è dovuta alla mediazione del Lendakhari (il presidente della autonomia) del Pais Basco. Il discorso era previsto per le 13:30 di oggi.

4000 studenti ed attivisti si sono precipitati sotto al Parlament assieme ai radicali della Sinistra Repubblicana ERC, che hanno annunciato che avrebbero lasciato il governo. La CUP, formazione chavista e assembleare, (che ha imposto il nome di Puigdemont invece del leader del PDeCat, Artur Màs) lo ha accusato quasi di tradimento. Alcuni esponenti PDeCat hanno espresso dissenso. Il Partito Socialista ha fatto subito sponda alla medizaione chiedendo, in caso di elezioni, la sospensione dell’art.155 che priva la Generalitat dei suoi poteri. Inutile. Carles Puigdemont a qualche ora dal discorso ha però sospeso anche questo processo ed ha annunciato che, invece, non ci saranno elezioni. Si passa così ad implementare l’articolo 155 come deciso da parte di Popolari, Socialisti e Ciudadanos, e con le prime brecce anche all’interno di Podemos. Saranno sospesi i poteri locali.

1500 imprese hanno lasciato Barcellona ( 6 delle 7 quotate all’IBEX). Non possono agire nella “terra di nessuno” , di un paese auto-dichiarato, un limbo giuridico invivibile che nessun paese europeo riconosce. Le prospettive economiche, la base giuridica nazionale e continentale è diventata all’improvviso indeterminata ed insostenibile. La leadership catalana, col suo populismo nazionalista ha messo anche i catalani in una situazione drammatica.

Il dado del referendum é tratto, ma come per Brexit, (che pure ha rispettato le regole da parte britannica). In tutt’e due i casi chi ha provocato la crisi subisce le conseguenze delle sua scelte cerca uno spazio di manovra che diventa impossibile anche per la concorrenza interna dell’estremismo irresponsabile.

Siamo di fronte ad un bivio cruciale non solo per la Spagna ma per il funzionamento e l’efficacia della democrazia deliberativa. Coloro che chiamano in campo popolo, terra, e nazione hanno spinto la politica in un vicolo cieco assecondando prospettive radicali, separatiste, localiste, isolazioniste o peggio. Per poi litigarsi consensi tra loro e contro chi tenta politiche sensate, cooperative, graduali ed utili

Tornare alla ragione per costruire è il solo modo di evitare di distruggere assieme al buonsenso anche il futuro.

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