Vi ricordate di Julian?

Marco A. Calamari
Apr 11 · 2 min read

(214) — Il fondatore di Wikileaks alle prese con la giustizia. E con le conseguenze personali del successo mediatico della sua creatura. Che va salvata, assieme a lui, per salvare la libertà di informazione.

24 febbraio 2011 — Penso di si, di Julian un ricordo lo dovreste avere. Non parlo del clamore suscitato dal sito Wikileaks nell’ultimo anno. il sito c’era anche prima, ma le azioni di pubblicazione che aveva effettuato non avevano raggiunto quella massa critica che le rende notizie di cronaca e che automaticamente ne moltiplica la risonanza ed i (positivi) effetti.Non parlo neppure delle sue peripezie in giro per il mondo per essere un bersaglio meno facile, culminate nella sua vicenda giudiziaria anglo-svedese che lo vede oggi bersaglio di una ormai concessa estradizione dal Regno Unito alla Svezia.

Anche se magari vi ricordaste del fatto che Julian viene estradato sulla base di un evidente attacco mediatico, da un paese per cui il reato contestato non esiste nemmeno e quindi contro qualsiasi prassi del diritto internazionale, non sarebbe nemmeno questo, a parere di Cassandra, il ricordo più importante.

Il ricordo più importante sarebbe quello del debito di gratitudine che chiunque abbia a cuore libertà di informazione e trasparenza delle istituzioni ha nei confronti di una persona che, tra luci ed ombre, porta avanti questo suo scomodo ideale da molti anni.Infatti non esiste solo una campagna di fango, volta a cancellare i molti lati positivi che l’esposizione mediatica del fondatore di Wikileaks aveva portato a conoscenza anche del pubblico più disattento: da parecchi mesi ormai Julian ed i suoi legali hanno descritto la manovra che è in atto nei suoi confronti per zittirlo definitivamente. Questa manovra richiede appunto la sua estradizione in Svezia, per subire un processo che anche se lo vedesse condannato potrebbe terminare con una semplice multa, visto che non si tratta (tecnicamente) di stupro.

Ma nel frattempo giungerà dagli Stati Uniti una richiesta di estradizione basata su una legge retroattiva approvata nel frattempo, o su “prove” ancora mai emerse e su cui si potrebbero fin da ora avanzare andreottianamente seri dubbi, dove potrebbe dover affrontare buchi neri come Guantanamo o sentenze di morte per spionaggio.

Il silenzio che lo circonda facilita questa manovra, per ora puntualmente realizzatasi, anzi ne è requisito indispensabile. E questo silenzio è palpabile anche in persone come quelle che leggono queste righe. Non dovrebbe essere così.La voce di Cassandra è poco utile perché solitamente non creduta, ma forse se si sentissero le vostre, forti e numerose, questo triste ed ingiusto finale potrebbe cambiare.


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Marco A. Calamari

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Progetto Winston Smith, e-privacy, Cassandra Crossing, Hermes Center