Istantanea di una vita da freelancer

La mia postazione di lavoro 3.0

Da tre mesi lavoro come freelancer grazie a una delle piattaforme spesso citate (e criticate) quando si parla di sharing economy.

Setaccio annunci, invio proposte, mi aggiudico progetti e mi barcameno tra clienti tanto confusi quanto incontentabili. Complice la somma di alcuni contatti (e contratti) fortunati, questo mese mi preparo a incassare il più alto stipendio che io abbia mai ricevuto in Italia. Nulla di esagerato, ma è pur sempre più di quanto guadagnavo dopo quattro anni di gavetta, lavoro indefesso e straordinari non pagati. È comunque quello che mi basta da quando, dopo un anno e mezzo in Vietnam, ho drasticamente ridotto il bisogno di acquistare oggetti per definire chi sono.

È ancora troppo presto per tracciare previsioni sull’andamento dei miei guadagni futuri o per decidere se fare di quest’avventura un’occupazione a tempo pieno. Opero al di fuori del sistema di tutele previsto per i lavoratori dipendenti, in una zona grigia dal punto di vista normativo.

Ma sono le tre di pomeriggio e io lavoro per una cliente americana dalla panchina di un parco, a due passi dal fiume. Poco più in là, una mamma siede sull’erba, legge un libro e culla il suo bambino. Mi interrompo per scansare le formiche che tentano la scalata al portatile, o semplicemente seguire il volo di una rondine.

Questo riappropriarmi di un ritmo più naturale e di una dimensione più umana ripaga le ansie e i rischi che devo affrontare quotidianamente, nella speranza che l’instabilità smetta di angosciarmi. Perché lo sento che la paura del domani non mi appartiene, me l’hanno inculcata a suon di fatalismo, rassegnazione e previsioni catastrofiche.

Sogno che sempre più giovani rivendichino il proprio tempo, il proprio spazio, la propria voce. Vorrei una generazione di cittadini globali che pensi a viaggiare invece che far carriera, ad abbattere le distanze geografiche e culturali invece che erigere muri di cemento e pregiudizi.

E sotto il timido sole di questa giornata di primavera, l’utopia sembra per un attimo più vicina.