Il primo pensiero è che sono belli. Bellissimi. A sfilare in prima fila sono loro i più piccoli. I bambini. I figli arcobaleni, i figli dei genitori omosessuali. Nati con pratiche consentite grazie allo sviluppo della scienza e nati grazie all’allargamento dei diritti civili. In piazza Cadorna sono loro i protagonisti di questo pomeriggio dedicato ai diritti delle famiglie omosex.

Sorridono, vogliono essere intervistati, parlano con una consapevolezza e una proprietà di linguaggio che manca a molti adulti. Raccontano della difficoltà di essere accettati dai propri compagni – «in prima elementare mi facevano domande, ora invece è tutto normale», dicono gli occhi azzurri di un ragazzino milanese di 10 anni. Raccontano dell’affetto che li circonda a casa e a scuola. Raccontano che a volte non si sentono tutelati nei loro diritti – «Noi siamo gemelle e non abbiamo nulla di diverso da tutti gli altri», rivendicano felici due belle bambine delle elementari dietro allo striscione rosa fucsia.

In questo sabato di fine aprile sono la gioia, la famiglia come luogo di affetti sinceri, la quotidianità di una vita condivisa a sfilare tra piazza Cadorna e piazza Castello. Sono circa un migliaio di genitori che chiedono, dopo l’approvazione del ddl Cirinnà, una maggiore attenzione alla tutela dei diritti dei loro figli. «La differenza che persiste è quella tra una madre sociale e una madre legale. E questo per noi è un grande problema» sospira una mamma che non è ancora legale.

«La società è più avanti della politica. Nel mondo nel quale viviamo tutti i giorni ci sentiamo accolti senza pregiudizi» spiega un genitore di Brescia. «La difficoltà, il dramma è quando capitano le cose brutte, quando all’ospedale devi mentire per sapere come sta tua figlia. Ma anche nelle pratiche burocratiche quotidiane, nelle firme per le giustificazioni o per le gite a scuola». Nella mente scorrono le immagini di film e serie tv dove un compagno non può far visita alla persona amata perchè non sposati legalmente. Hai sempre pensato sia terribile. Immaginare che possa accadere quando si tratta dei propri figli è ancora peggio. Ma se non ci sono tutele anche questo può capitare in un Paese comunque definito democratico. «La legge Cirinnà non ci basta. Vogliamo il riconoscimento della genitorialità al momento della nascita del bambino» chiede Elena Mantovani dell’Associazione Famiglie Arcobaleno.

Raffaele Fiengo, storico giornalista del Corriere della Sera, è un orgoglioso nonno arcobaleno. «Che effetto fa? Un effetto di realtà. Più semplice di così non potrebbe essere. È una scena che parla da sola, che non ha avversari. Guarda questi bambini».

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