Nonché Punzonatura delle caciotte

L’importanza di essere leader

Anni fa, quando ero ancora uno studente, una Couchsurfer tedesca mi chiese ospitalità per una settimana: era un’Erasmus che aveva bisogno di un posto dove stare qualche giorno, mentre cercava una stanza per quell’anno. Rimase a casa mia per una settimana circa; in quei giorni di settembre da studente fuoricorso, la aiutai a leggere un po’ di annunci e qualche volta la accompagnai anche a vedere qualche stanza insieme. Un giorno, dopo aver letto l’ennesimo annuncio di stanza singola solo per ragazze, no Erasmus no matricole no dams, la mia ospite mi chiese: «Che significa “ampia e luminosa”? Perché lo scrivono sempre?»

E in effetti a Bologna — non so ora ma — all’epoca tutti gli annunci parlavano di una fantomatica “stanza singola ampia e luminosa”: poi andavi a vederle ed erano stanze normali, non particolarmente ampie, né così luminose da giustificare quegli aggettivi addirittura in bella vista nel titolo dell’annuncio. Eppure, gli annunci erano tutti così e, a parte le matricole e gli Erasmus, tutti sapevano che in realtà le stanze per gli studenti sono spesso delle stanzine lugubri, piene di muffa e umidità, dentro case chiaramente disegnate da appassionati consumatori di allucinogeni con una laurea in architettura che non meritavano e mai ristrutturate dal dopoguerra a oggi.

Risposi dunque alla mia ospite — e per “risposi” intendo che cercai di spiegare alla meglio, con un inglese non eccellente e quei pochi residui di tedesco che mi restavano dalle superiori, il difficile concetto — che “ampia e luminosa” non significa che le stanze sono letteralmente ampie e luminose, ma solo che non fanno schifo.

Il punto è che molte delle stanze che abbiamo visto non facevano schifo: semplicemente, non erano ampie e luminose. Alcune erano piccole e luminose, altre ampie e buie, altre così così, ma avevano altre qualità che poteva essere interessante conoscere, ma negli annunci non ce n’era traccia: finestra con vista San Luca, armadio molto capiente, mensole strategiche, appendiabiti…

Questo episodio mi è tornato alla mente la scorsa settimana mentre pensavo a una delle prassi più ridicole nell’ecosistema delle aziende italiane: quella per cui qualsiasi impresa, superata la fase di start-up, diventa automaticamente — testuali parole — “azienda leader nel settore”.

Ormai considerata un classico intramontabile della supercazzola aziendalese italiana, la locuzione “azienda leader nel settore” non vuol dire niente. Eppure, lo scrivono tutti.

Che cosa c’entrano le aziende italiane con le stanze per le ragazze Erasmus

Il fatto è che mi sono chiesto che cosa avrei risposto alla mia Erasmus, se mi avesse chiesto che significa che le aziende italiane sono leader nel settore.

«Vuol dire che all’interno del settore in cui operano sono i più bravi» risponderei.

E lei mi chiederebbe: «Ma quale settore?»

E io allora le risponderei: «Pneumatici per cavalli, lampade nucleari, zainetti per cani, tende da pioggia, gabbie di legno, tasti di ricambio per clavicembalo…»

Non ci vuole niente a diventare leader nel settore: basta inventarsene uno e metterci la bandierina. Oppure mentire spudoratamente e dire di essere leader in settori in cui notoriamente i leader sono altri. La ragazza Erasmus continuerebbe a non capire, e temo che inizierebbe a dubitare di aver scelto il Paese giusto per fare l’Erasmus.

Perché un’azienda, invece di spiegare che diavolo sia uno scaldacannucce e perché dovremmo averne uno nelle nostre case, sente il bisogno di affermare di essere leader nel settore dei sistemi di riscaldamento per cannucce? Perché affermare che esiste un settore industriale e in quel settore industriale esistono davvero così tante aziende e tra così tante aziende ce n’è una che è riconosciuta leader, e guarda caso è proprio quella del nostro imprenditore?

Forse perché neanche il nostro imprenditore che produce gli scaldacannucce è veramente convinto della qualità del proprio prodotto? Forse perché il nostro imprenditore è cosciente di vendere roba inutile o servizi di cui possiamo fare a meno?

Può darsi che per alcune aziende sia così, ma non credo che l’Italia sia davvero piena di persone che la mattina si alzano e vanno a produrre roba inutile finché non arriva l’ora dell’aperitivo. Qualcuno che fa qualcosa di buono in giro ci sarà — e sicuramente c’è. Il problema, mi pare, è che il nostro imprenditore leader nel settore della tintura per ortaggi sottovaluti il valore della comunicazione e preferisce inventarsi una definizione del proprio settore e autoproclamarsene leader, piuttosto che investire in una campagna di comunicazione che valorizzi il lavoro dell’azienda e dia un po’ di soddisfazione alla povera ragazza Erasmus.


Originally published at www.capalb.com on February 9, 2016.