Voler risparmiare può costarti davvero molto caro

TL;DR

Far sostituire a risparmio un pezzo di un prodotto molto di valore e molto caro è una scelta sciocca. L’ho imparato sulla mia pelle, di nuovo, e trovo sia piuttosto utile come metafora per spiegare ai clienti che hanno paura di investire su un lavoro ben fatto preferendo una soluzione economica. Non sanno quanto caro pagheranno questa scelta.

Cosa è successo

Quest’estate in ferie ho realizzato che il vetrino protettivo del mio iPhone 6 — sì uso prodotti Apple dal 2004, no non ho voglia di aprire una flame war, astenersi hater di qualunque specie :) — era danneggiata.

Ci ho messo un po’ perché sono sempre stato piuttosto pigro in certe cose, ma poi mi sono deciso che fare le foto era uno dei pochi valori assoluti del mio telefono e quindi ho cercato informazioni su come effettuare la riparazione.

Da bravo nerd per prima cosa ho cercato di vedere su iFixit se per qualche coincidenza fossi stato in grado di farlo da solo comprando il pezzo di ricambio; una volta realizzato che figata il DIY ma 700€ di telefono magari non ci metto le mani io, ho guardato un po’ nella mia rete di contatti.

Mi sono trovato davanti a due alternative: un laboratorio professionale a cui portare il telefono e pagare la cifra di 65€ per la riparazione, oppure tentare una cosa diversa.

La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni

Scorrendo la mia rubrica mi sono imbattuto in un paio di contatti che potevano fare al caso mio.
 Scartato il primo per ragioni relazionali, sono arrivato al secondo. Un amico di un amico che già una volta mi sostituì con soddisfazione la batteria di un iPhone 4. Vista la buona esperienza decido di chiamarlo, scoprendo che aveva aperto una piccola attività. Prendo un appuntamento e porto il telefono, contento di risolvere il problema a pochi euro, visto che mi avevano prospettato 30€ di spesa, la metà.

Passata l’ora che mi avevano prospettato torno a riprenderlo e scopro che il telefono aveva bisogno di più cure perché, mi dicono, il contatto con il monitor faceva un difetto visivo.

Non preoccuparti però, te lo sostituiamo gratuitamente.

Ci mancherebbe ancora, penso. Il telefono aveva un problema cosmetico e basta, nessun problema funzionale. L’intervento delle mani che pensavo esperte aveva fatto in modo che il problema cosmetico fosse diventato minore rispetto alla necessità di cambiare un pezzo che garantiva il corretto funzionamento dello schermo.

Piuttosto infastidito torno a recuperare il telefono facendo notare che mi faceva difficoltà pagare una riparazione che aveva creato un danno più grande del problema di partenza. Fortunatamente si rendono conto e non insistono nel chiedermi il pattuito per la lentina.

Non finisce qui aka la qualità ha pure rotto il cazzo ma…

Qualche giorno dopo verifico che il danno allo schermo era sparito, aveva ricominciato a funzionare perfettamente. A questo punto scrivo alla persona che cura le riparazioni dicendogli: come non detto, il danno non c’è più, non serve la vostra sostituzione del connettore dello schermo. Mi rendo però conto che il telefono da quando l’hanno richiuso emette un click come se non fosse stato sigillato ermeticamente di nuovo. Molto infastidito, decido di lasciar correre.

Da sciatto quale sono il telefono mi cade di nuovo e la cover — complice un design piuttosto discutibile della camera su iPhone 6 — protegge lo schermo ma non il vetrino che, battendo a terra, si crina di nuovo in molti più pezzi dell’originale.

Il risultato è una fotocamera che fa le foto come Duccio comanda: smarmella. Un alone di luce improponibile copre tutte le fotografie che finora erano impeccabili.

tumblr_ljlnqeWI6X1qfihdko1_500
IMG_0143

Morale della favola

Ho perso due mesi, ho un telefono rotto come prima e ora dovrò optare per il laboratorio di professionisti. La qualità dell’intervento, del pezzo di ricambio e dell’assistenza si paga.

Se noi ci lamentiamo dei clienti che non vogliono investire — il migliore, un’editore romano, mi disse “questo sito mi costerà quanto una Panda, possibile?” — dobbiamo ricordarci di farlo noi stessi, per primi.


Originally published at Carlo Frinolli.