Lettera ad un genitore

Carlo Ferretti
Sep 7, 2018 · 3 min read

Caro genitore, voglio provare a costruire questo pensiero partendo da una poesia di Loris Malaguzzi intitolata: “Invece il cento c’è”.


Il bambino è fatto di cento

Il bambino ha cento lingue

cento mani

cento pensieri

cento modi di pensare

di giocare e di parlare.

Cento sempre cento

modi di ascoltare

di stupire, di amare

cento allegrie

per cantare e per capire.

Cento mondi da scoprire

cento mondi da inventare

cento mondi da sognare.

Il bambino ha cento lingue

ma gliene rubano novantanove.

Gli dicono

di pensare senza mani

di fare senza testa

di ascoltare e di non parlare

di capire senza allegria

di amare e di stupirsi

solo a Pasqua e a Natale.

Gli dicono

di scoprire il mondo che già c’è

e di cento

gliene rubano novantanove.

Gli dicono

che il gioco e il lavoro

la realtà e la fantasia

la scienza e l’immaginazione

il cielo e la terra

la ragione e il sogno

sono cose

che non stanno insieme.

Gli dicono insomma

che il cento non c’è

Il bambino dice

invece il cento c’è.

Riflettevo caro genitore su come un adulto potrebbe spiegare il concetto di identità ad un bambino. Bada bene che il problema non è legato alla complessità della parola in sé, quanto piuttosto con quale goffaggine un papà, una mamma, un insegnante immagino possano star li a descrivere una parola cosi piena e allo stesso tempo vuota di significato. Mettiamola così: la quantità di significati che la parola identità può assumere è direttamente proporzionale allo sforzo di un adulto per riempirne il contenitore di senso. Come quello del bambino, che lì, di fronte a te, aspetta d’inserire il primo tassello all’interno del complesso mosaico significativo della parola identità.

Allora, signor genitore, ti metto in guardia: il tuo è un ruolo alquanto scomodo, ma ci rifletteremo insieme. Per esempio, proviamo a chiederci: cos’è l’identità? Seconda Wikipedia è “il complesso di dati personali caratteristici e fondamentali che consentono l’individuazione e garantiscono l’autenticità, specialmente dal punto di vista anagrafico e burocratico. L’identità è ciò che ti contraddistingue, ciò che sei, l’identità è il tuo modo di essere. Ma un bambino è fatto di cento, ricordi?

Vedi, l’identità mi sembra che sia un goffo costrutto della lingua dei grandi, quella della responsabilità, della ricerca dell’Io, dell’affermazione di sé, che forse, nei cento colori fanciulleschi non riesce a sentirsi a suo agio.

Come può un concetto monodirezionale come l’identità sposarsi con la centinaia infantile? Un bambino è, anche senza l’abito dell’identità, giusto?

Il concetto d’identità accompagna spesso il nostro bisogno di chiarezza, di leggibilità della realtà e di affermazione. Un grande antropologo americano degli anni sessanta, Clifford Geertz, descrisse l’identità culturale come una rete di significati. Nell’accezione di Geertz, ogni identità culturale è una rete mutevole e fluida di particelle di significato che compongono il nostro essere al mondo. Queste particelle rappresentano le mille parti di noi, le esperienze, i valori pilastro, i valori condivisi, il contesto familiare ecc. Tutto ciò che scorre nella nostra vita. Un concetto di certo non facilmente descrivibile, ma che di fatto fa emergere una lucida consapevolezza: che l’identità scorre, muta, e noi con essa. Non solo.

Che l’identità s’interseca e aggroviglia con reti di significato, creando un reticolo di senso condiviso. Ma non c’è nulla di predefinito, nulla di rigido, nulla di divisibile ed esclusivo, solo centinaia di particelle, alcune condivise, altre no.

Allora quando guardi un bambino, sforzati amico gentiore, di essere cento, di andare oltre la ricerca di argini sicuri. Sii cento e spiegagli che l’identità è una mezzaluna, sempre aperta, condivisa, fatta di tanti colori. E sussurra al bambino di osservare gli occhi di fronte a lui.

Osservali ragazzo; sono almeno cento i mondi che vedrai.

Carlo Ferretti

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I surf on the wave of writing, without knowing exactly how to do that, but damn, I love it! I am a cultural innovation designer and researcher.

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