I diversi volti di Andromeda

Una costellazione, una galassia, un fiore, una donna: i mille volti di Andromeda tra mito e scienza

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fiori di Andromeda polifolia all’Orto botanico di Padova

In autunno e inverno, nelle limpide notti in cui la luna è poco luminosa, vale la pena osservare lo spicchio di cielo situato verso nord-ovest, compreso tra le costellazioni di Pegaso e Cassiopea. Lì vi è lo spazio incluso nella costellazione di Andromeda e nella sua direzione l’omonima galassia, visibile come una nube, una macchia sfocata.

Andromeda è un nome dalle molte valenze: di una principessa della mitologia greca, di una costellazione, della galassia più vicina alla Via Lattea, di un fiore raro delle torbiere di montagna.

Un nome importante quindi che nasce dal mito antico. Andromeda era infatti la sfortunata figlia di Cassiopea, sovrana d’Etiopia, che le Nereidi, ninfe marine, vollero punire dell’oltraggio di essersi creduta più bella di loro. La figlia, che nulla aveva commesso, venne così incatenata a uno scoglio al fine di essere divorata da un mostro marino mandato da Poseidone, dio del mare. In preda al terrore fu scorta da Perseo che inizialmente, dato il candore della sua pelle, la scambiò per una statua di marmo. Perseo si innamorò follemente di lei, uccise il mostro, la salvò e la sposò. Insolitamente per il mito fu questo un lieto fine.

Il naturalista svedese Linneo però, non badando alla conclusione della vicenda, associò l’immagine della giovane sofferente attorniata dall’acqua a quella di una piccola pianta, che chiamò Andromeda polifolia. Si tratta di una piccola erica rara che vive, come relitto glaciale, in alcune torbiere. Il grande Linneo dimostrò certamente spirito di osservazione e finezza di pensiero quando riconobbe nel fiorellino rosa dal picciolo ricurvo la testa di Andromeda.

Cassiopea, Perseo e Andromeda, protagonisti nel mito, sono vicini anche come costellazioni. Cassiopea, dal caratteristico andamento a zig-zag, è attraversata dalla Via Lattea, mentre Andromeda dall’omonima galassia, chiamata anche M31 in omaggio all’astronomo francese Charles Messier, che la individuò e descrisse nel 1700.

Le due galassie hanno alcuni elementi che le accomunano: sono entrambe a spirale e si sono formate probabilmente a partire da mezzo miliardo di anni dopo il Big Bang, quindi in una fase precoce, prima che i metalli pesanti iniziassero ad ammassarsi nelle nascenti stelle.

Nonostante Andromeda disti da noi oltre 2 milioni di anni luce, il telescopio spaziale Hubble ha restituito numerose immagini di alcune sue porzioni, che, se composte in un mosaico, attestano finora la presenza di oltre 100 milioni di stelle.

Il team dello Space Telescope, Science Institute (STScI) di Baltimora, condotto da Roeland Van der Marel, ha però confermato un altro aspetto, molto più inquietante, di Andromeda, ovvero il suo moto tangenziale che la porterà, probabilmente fra quattro miliardi di anni, in collisione con la Via Lattea. M31 si sta infatti muovendo verso la Via Lattea alla velocità di 250.000 miglia all’ora, poco più di 402.000 chilometri all’ora.

L’avvicinamento tra le due galassie è in corso per effetto dell’attrazione gravitazionale generata dalla loro materia e dalla materia oscura presente tra di esse. In un periodo di tempo successivo di altri due miliardi di anni dall’inizio della collisione, i nuclei delle due galassie potrebbero fondersi tra loro e queste originare un’unica galassia ellittica. Appare al momento improbabile che la Terra possa essere distrutta, ma essa e il nostro Sole potrebbero venire scaraventati in un’altra posizione nella nuova Galassia.

Se volessimo personificare Andromeda in un nuovo mito, la giovane fanciulla apparirebbe ora molto più determinata a vendicare l’ingiustizia subita.

Carlotta Fassina

(ringrazio il prof. Leopoldo Benacchio per la revisione)

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Naturalista, naturalmente curiosa

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