I “Flamingos”, ardenti di zone umide

Carlotta Fassina

Questi colorati uccelli sono simbolo dell’importanza delle zone umide, di cui il 2 febbraio ricorre la Giornata mondiale

Fenicotteri rosa in volo nel delta del Po. Foto di C.Fassina

Il 2 febbraio è la Giornata mondiale delle zone umide, uno tra gli ambienti più produttivi e ricchi di biodiversità del pianeta, in calo drammatico dall’inizio del 1900 (-64%). L’Italia è un paese ricco di zone umide, alcune di grande importanza anche per specie che suscitano un grande impatto emotivo sulle persone, come i Fenicotteri rosa. I fenicotteri però non conoscono confini di Stato e utilizzano aree umide diverse per la riproduzione o il sostentamento. Ecco perché sono fondamentali una visione d’insieme e una responsabilità collettiva.

La Convenzione sulle Zone Umide (Ramsar, Iran, 1971), denominata “Convenzione di Ramsar”, è un trattato intergovernativo che ha la finalità della conservazione e dell’uso razionale delle zone umide e delle loro risorse. Per questo motivo gli Stati istituiscono, o dovrebbero istituire, zone Ramsar, per cercare di salvaguardarle da uno sfruttamento non sostenibile.

In Italia le aree istituite, comprendendo anche le ultimissime, sono 65. I fenicotteri popolano molte zone Ramsar della Sardegna (es. Stagno di Molentargius, Saline di Macchiareddu), della Toscana (es. Laguna di Orbetello), della Puglia, della Sicilia e dell’Emilia Romagna (es. Saline di Cervia, Valli di Comacchio).

Altre zone essenziali per i fenicotteri non rientrano però in Ramsar: è il caso delle Saline di Priolo in Sicilia, dove la specie ha iniziato a nidificare in tempi recenti e che, per fortuna, è una riserva gestita dalla Lipu BirdLife Italia, oppure di alcune valli da pesca e da caccia del Delta del Po veneto vicino ad Albarella, della laguna nord di Venezia, compresa la zona di Cavallino-Treporti. In ambiti dove l’attività venatoria è molto intensa, come nelle valli da pesca, oltre al disturbo durante il periodo di caccia, un rischio elevato per i fenicotteri è rappresentato dall’ingestione di pallini da piombo delle munizioni, con conseguente sviluppo del saturnismo (cfr. Il piombo nelle munizioni da caccia: problematiche e possibili soluzioni. Ispra). Interessi diversi che condizionano la designazione o meno di nuove aree.

I Fenicotteri rosa durante la nidificazione formano colonie dense; richiedono zone umide di una certa estensione e con un livello d’acqua che consenta loro di costruire i particolari nidi a cono in terra. Prosciugamenti, anche per effetto del minore apporto d’acqua e della siccità, scarsità di cibo, predazione da parte di altri animali (compresi cani vaganti), disturbo da parte di curiosi e fotografi, sono parametri che possono compromettere la loro nidificazione, già saltuaria e molto variabile in Italia.

I fenicotteri sono presenti però anche come migratori, estivanti e svernanti, con numeri anche di diverse centinaia di esemplari. Pensare di confinarli entro ambiti nazionali è però un errore che può compromettere la loro sopravvivenza. Per questo motivo è importante ricostruire i loro spostamenti, mediante la ricerca degli anelli colorati che ornitologi autorizzati dai vari governi appongono alle lunghe zampe dei giovani fenicotteri, quando sono ancora al nido. Ogni volta che uno studioso o birdwatcher aaccreditato e appassionato segnala il luogo esatto e il numero dell’anello, una banca dati raccoglie e aggiunge questa informazione, rendendo così possibile agli studiosi la mappatura degli spostamenti dell’esemplare e quindi, di fatto, l’analisi delle aree umide a esso necessarie per vivere.

Un fenicottero “inanellato” e chiamato nell’articolo “Andrea”. Il numero è stato volutamente mascherato per evitare segnalazioni fittizie

Un esempio? l’esemplare riportato in foto, che arbitrariamente chiamo Andrea (nella sua scheda il sesso non è noto), porta un anello bianco a quattro lettere le cui prime due sono JN. Segnalando la sua presenza nel Delta del Po veneto nell’ottobre scorso, ai rilevatori (in questo caso Giulio Piras) è arrivata la scheda completa degli spostamenti di Andrea. Così sanno che Andrea è nato/a nell’estate del 2013 nella palude di Fangassier, alle foci del Rodano, dove è stato/a inanellato/a al nido. Andrea poi, nel maggio del 2014, era alle saline di Lechaina in Grecia, per poi tornare nel nostro Delta. Un esemplare giovane il nostro Andrea.

un altro fenicottero inanellato, soprannominato nell’articolo “Antoine”

Un altro caso è invece quello di un fenicottero, sempre con anello bianco a quattro lettere, e sempre segnalato nel Delta del Po. Lo chiamiamo Antoine, visto che nella scheda è segnato come probabile maschio. Ebbene, Antoine è stato inanellato sempre alle foci del Rodano nel 2004, continuando da allora a spostarsi tra Camargue e zona del Delta del Po, Saline di Cervia e altre zone del ravennate. Antoine torna alla palude di Fangassier per nidificare, per lui è quello il luogo deputato alla riproduzione, mentre poi predilige il Delta per passare il resto del tempo.

Gli anelli possono avere colori diversi, la scelta nell’uso di lettere e numeri indica il Paese d’inanellamento. Per esempio anelli blu con scritta bianca E:_ _ _ (E seguito da : e 3 lettere) indicano soggetti inanellati a Comacchio o nel veneziano; un anello giallo con un numero, seguito da una barra e due caratteri numerici o lettere, identificano un animale inanellato in Spagna … e così via.

Altri fenicotteri si spostano fino alla Tunisia o in altre zone del Mediterraneo, la loro sopravvivenza è legata a tutto un sistema di zone umide che scelgono per abitudine e “tradizione” o sulla base di caratteristiche di idoneità che noi conosciamo solo in parte.

Morale: se davvero ci piacciono questi colorati ed eleganti animali dobbiamo tutelare le zone umide ad ogni costo.

@carlottafassina

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