I libri raccontano le piante

Carlotta Fassina

Attraverso i testi conservati presso la Biblioteca dell’Orto Botanico di Padova ripercorriamo l’evoluzione del sapere botanico e medico

Alcuni testi conservati presso la Biblioteca dell’Orto Botanico di Padova

Manoscritti, libri stampati, tavole e illustrazioni raccontano il percorso del sapere botanico e medico nei secoli; spesso sono oggetti unici, raffinati e artistici. La Biblioteca dell’Orto Botanico di Padova offre uno spaccato del viaggio dell’uomo, dal 1400 ad oggi, alla ricerca di un pensiero critico autonomo e di un’identità scientifica distinta da quella degli studiosi dell’antichità classica, punto di riferimento imprescindibile fino al Rinascimento.

La biblioteca dell’Orto Botanico di Padova non ha un passato molto antico dal momento che ufficialmente fu istituita solo nel 1835, 290 anni dopo la nascita dell’Orto stesso. Viene quasi da chiedersi come mai non si fosse pensato fin da subito a raccogliere entro un’apposita struttura dell’Orto stesso i testi che sicuramente circolavano all’Università e fornivano agli studenti e ai loro professori un riferimento importante, ma non sempre attendibile, degli studi precedenti e contemporanei in campo botanico e medico.

I vari prefetti (direttori in senso moderno) dell’Orto avevano certamente delle loro raccolte personali di libri, fu tuttavia Antonio Bonato a comprare, per primo, la ricca biblioteca personale e il relativo erbario del precedente prefetto dell’Orto Giovanni Marsili, morto nel 1795. Sono queste le premesse per una biblioteca da destinare alla consultazione pubblica. Il Marsili era un cultore di scienze, letteratura e arte e la sua collezione libraria era certamente di grande rilievo; dispose per testamento che alla sua morte fosse venduta per offrire alla sorella una fonte di sostentamento. L’Università, sorprendentemente, rifiutò di acquistare quello che sarà poi chiamato fondo Marsili. Antonio Bonato, che al tempo era già bibliotecario della Libreria degli studi di Padova (oggi biblioteca universitaria) e che diventerà il nuovo prefetto, ebbe invece la lungimiranza di capire l’utilità di quella prima raccolta. I successivi prefetti, Roberto De Visiani e Pier Andrea Saccardo, la sistemarono e impostarono la biblioteca ai fini della fruizione. Attorno al 1920, però, il ricco fondo marsili fu smembrato a opera del prefetto del tempo Giuseppe Gola che destinò ad altre biblioteche, tra cui quella universitaria e quella di farmacologia, i libri che ritenne non in linea con l’Orto. Un vero peccato, anche perché non fu facile ricostruire gli spostamenti di questi volumi (cfr. Il fondo Marsili. Nella biblioteca dell’orto botanico di Padova di A. Minelli, A. Angarano, P. Mario (a cura di), 2010). L’autunno prossimo sarà forse pronta una mostra dedicata proprio al fondo Marsili, presso la bellissima sede di Palazzo Cavalli dell’Università di Padova.

Grazie al fondo Marsili e alle acquisizioni e donazioni successive, la Biblioteca dell’Orto Botanico possiede oggi bellissimi testi che raccontano l’evolversi degli studi sulle piante a partire dal 1400 e la vita dei botanici illustri.

È proprio a questo secolo che risalgono diversi testi sui lavori dei grandi medici e botanici della cultura classica, come Dioscoride, Galeno, Teofrasto, considerati dei modelli nella conoscenza delle piante e delle loro proprietà curative. Le illustrazioni associate sono generalmente (salvo pregevoli eccezioni) poco scientifiche, riflettono ancora l’usanza di tramandare gli scritti precedenti senza spirito critico e pertanto perpetuano gli errori e i significati simbolici e magici delle piante propri del Medioevo. Non mancano quindi raffigurazioni bizzarre come l’ormai famosa mandragola dalle sembianze umane o quelle di serpenti attorcigliati alle piante che avrebbero dovuto costituire un antidoto al loro veleno.

Con l’invenzione della stampa a caratteri mobili si assiste da una parte al rifiuto di molti nobili di sostituire i raffinati manoscritti con qualcosa che sembrava di minor pregio e troppo comune e dall’altra a una proliferazione delle stampe e del commercio legato all’editoria.

Se è vero che i manoscritti erano più personalizzabili e maggiormente in grado di aumentare il prestigio del committente, è altrettanto vero che i nuovi libri stampati cominciavano ad avere ricchi frontespizi contenenti il luogo di stampa, il marchio e il nome dell’editore. Ridondante al riguardo appare, nelle sue decorazioni, il frontespizio del volume del 1552 dal titolo Herbarum vivae eicones di Otto Brunfels.

Le opere a stampa richiedevano poi sempre più personale specializzato in grado di sviluppare nuovi caratteri e di lavorare alle diverse fasi di produzione, dalla carta al libro finito. Iniziava così una fiorente attività economica, apportatrice di una veloce diffusione del sapere a costi minori. Occorreva tuttavia conoscere soprattutto il latino per poter usufruire delle nuove possibilità offerte dalla maggior disponibilità libraria.

Le xilografie, realizzate a mezzo di incisioni abbastanza schematiche su lastre di legno, fecero la loro comparsa al posto del disegno a mano libera. Il riconoscimento delle specie risultava però abbastanza difficile a causa della carenza di particolari di questa tecnica.

Man mano che le esplorazioni geografiche portarono alla conoscenza di piante nuove, mai descritte dagli antichi, e che si diffusero giardini e orti botanici, aumentò progressivamente il divario dagli stessi testi antichi e la volontà di approfondire lo studio dal vero delle piante. Nei testi del 1500 fecero la loro comparsa il tabacco, il pomodoro, il girasole, il cacao, la vaniglia e altre piante oggetto dei nuovi interessi commerciali e scientifici.

Già nei Discorsi di Pietro Andrea Mattioli (1604), presenti alla Biblioteca dell’Orto, l’autore si poneva sullo stesso piano di Dioscoride e non più in una condizione d’inferiorità come avveniva per gli autori precedenti, esprimendo la propria opinione su specifiche piante, accanto a quella del medico greco che visse a Roma ai tempi di Nerone.

Con la stampa comparvero anche i problemi legati al diritto d’autore e al controllo dei libri che al tempo venivano proibiti o censurati. Ne è esempio un’edizione dell’erbario di Leonhart Fuchs, presente in Biblioteca, la quale riporta l’annerimento delle parti censurate. Del resto il diffondersi del pensiero critico era visto spesso come una minaccia alla stabilità politica e religiosa e proprio per questo motivo fu contrastato in diversi modi e circostanze. Le illustrazioni realizzate per Fuchs da Albrecht Meyer sono molto realistiche, anche se ancora tipizzate. La colorazione a mano delle piante raffigurate avveniva solo su richiesta dell’acquirente e poteva essere fatta perché il libro era venduto a fogli sciolti che poi dovevano essere rilegati.

Già a partire dal 1500 si diffuse, e sostituì poi la xilografia, la stampa calcografica su rame che diventò presto uno strumento fondamentale per artisti del calibro di Albrecht Dürer, Andrea Mantegna, Pieter Paul Rubens. Con questa tecnica la restituzione dei particolari botanici fu quasi fotografica.

Presso la Biblioteca dell’Orto Botanico figura il Phytobasanos di Fabio Colonna pubblicato nel 1592 con bellissime illustrazioni calcografiche.

Molto particolare è invece la tecnica dell’impressione a fumo in cui la stampa era fatta con piante cosparse di fuliggine, come nel caso dell’erbario di Giovanni Crasso, che era uno studente padovano.

Le tavole illustrate ottocentesche, realizzate a mano, dell’opera in tre volumi dell’abate Franciosi (1759–1822) sono raffinate e assolutamente realistiche.

Esse e molti altri testi, compresi quelli menzionati, sono visibili nel ricco portale on line Phaidra, dov’è possibile sia scaricare le opere che leggerne la storia. La consultazione diretta degli originali cartacei più antichi presenti presso la Biblioteca è invece possibile solo per ragioni di studio, al fine di preservare queste insostituibili testimonianze del passato.

La Biblioteca dell’Orto Botanico è aperta dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 14; le richieste di visite guidate vanno fatte alla mail: biblioteca.ortobotanico@unipd.it.

Carlotta Fassina

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Naturalista, naturalmente curiosa

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