La betulla di Hermann Hesse

L’intreccio di sogni di un poeta

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“L’intreccio di sogni di un poeta

Più sottile non può ramificarsi,

Più leggero piegarsi al vento,

Con più nobiltà levarsi nell’azzurro”

Così scrisse Hermann Hesse a proposito della betulla, forse l’albero più noto e più amato delle nostre montagne. Il grande scrittore era attratto dalla natura e ne raccontava spesso la bellezza, non sorprende quindi che sia rimasto ammaliato dalla nobiltà (usando le sue parole) di questa pianta.

Tra le diverse specie, è la betulla bianca a portamento arboreo e rami un po’ricadenti, Betula pendula appunto in latino, quella che dona incanto ai nostri paesaggi montani, tra quote comprese tra i 500 e i 2000 metri circa.

Lo scrittore Hermann Hesse ben colse in quest’albero le sue principali caratteristiche: una chioma non molto densa e dai sottili rami giovanili, un legno molto flessibile, un portamento slanciato che gli conferisce un aspetto nobile e infine un colore che risalta nell’azzurro del cielo.

“Tenera, giovane e flessibile

Lasci che i chiari, lunghi rami

Con ansia trattenuta

Ondeggino a ogni alito di vento”

Quel bianco lucido, della corteccia e dei rami delle piante giovani, da noi non ha eguali se non nel pioppo bianco, che però solitamente cresce lungo i corsi d’acqua di bassa quota e planiziali. La betulla bianca in Italia predilige invece gli ambienti montani dove può raggiungere i 30 metri d’altezza. Crescendo la corteccia si desquama in strisce orizzontali e si scurisce. Le foglie lanceolate triangolari s’infiammano di giallo con l’autunno e dondolano al passaggio del vento.

È una pianta che ama la luce e si comporta da pioniera, riconquistando pascoli abbandonati e radure, soprattutto su suoli acidi; si inserisce anche nei boschi umidi, nelle abetaie e nelle mughete.

È stata molto utilizzata come pianta ornamentale nei giardini privati, purtroppo anche in pianura dove era particolarmente di moda alcuni anni fa. Di questa non ama i suoli calcarei e neppure le alte temperature estive, sicché spesso dà segni di sofferenza, cedendo agli attacchi di parassiti e funghi. I proprietari che ne hanno sottovalutato l’accrescimento in altezza, ricorrono a volte a potature sommitali nel tentativo di contenerla, ma esse privano la povera betulla della sua slanciata eleganza e ne abbreviano la durata di vita. Un altro motivo che dovrebbe sconsigliarne l’uso in pianura è il carattere allergenico dei fiori, che si sviluppano sulla pianta tra aprile e giugno.

Il legno flessibile, ma resistente, trova diversi impieghi nella produzione di truciolati, compensati, fiammiferi, stuzzicadenti, utensili domestici, anelli da ginnasta. Un tempo era impiegato anche per la produzione di sci. È anche un buon combustibile.

In fitoterapia si usano linfa, foglie, germogli e corteccia. Tra le funzioni vi sono quella diuretica, depurativa, antinfiammatoria.

Nonostante l’aspetto delicato, la betulla è insomma una pianta generosa e vitale.

Così fragile e incerta vacillando

Vuoi con il tuo esile spavento

Sembrarmi la favola splendente

Di un tenero e puro amore giovanile” (H. Hesse poesia La betulla)

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Naturalista, naturalmente curiosa

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